giovedì 11 ottobre 2018

Libri, Raffaella Verga a Fattitaliani: per me scrivere è il Dono. L'intervista sul romanzo "Solis"

Stasera  alle ore 17.30, Banca Generali Private di Roma ospiterà la presentazione di “Solis” (NeP Edizioni), il nuovo libro di Raffaella Verga, in cui la protagonista, una ragazzina adolescente, vive in un contesto familiare non convenzionale con il quale deve confrontarsi quotidianamente. La complessità sociale unita ad un profondo vuoto interiore che non è riuscita a colmare - o rielaborare - fanno di Solis un'adolescente inquieta ed infelice. Durante l’incontro, moderato dal Prof. Guido Traversa, interverranno l’autrice Raffaella Verga e il direttore editoriale Milena Palumbo; l’attrice Emilia Marra (La Squadra) leggerà alcuni passi tratti dal libro. L'intervista di Fattitaliani a Raffaella Verga.
 Da dove viene la scelta del nome della protagonista?
Nel 2008 ho pubblicato un romanzo, "Con gli occhi degli altri", e "Solis" ne rappresenta la prosecuzione: ritroviamo, infatti, tutti i personaggi del romanzo precedente, dieci anni dopo. Nel primo libro avevo raccontato la storia di un gruppo di giovani che intraprendevano un viaggio, anche un po' "mistico" se vogliamo, alla ricerca di una donna scomparsa: Ofelia.
Questo viaggio conduceva i protagonisti in Perù, in un piccolo villaggio, che chiamai appositamente S. perché non fosse rintracciabile, creando anche un linguaggio tipico di quel villaggio, e feci raccontare allo sciamano che nella loro lingua natìa la parola Solis significasse Perla.
L'ho inventato, la scrittura permette questo, permette di creare e inventare oltre che narrare e raccontare. Ed è questo che amo in modo particolare della scrittura: questa funzione generatrice che ci mette in contatto con il tutto.
La perla per me è un qualcosa di puro, prezioso, delicato, che emana luce e che spesso è nascosto poiché è all'interno di una conchiglia chiusa.
Solis per me è una perla delicata, preziosa, che emana una luce della quale lei stessa non ha consapevolezza. E' un personaggio che amo, già da quando apparve nel romanzo precedente.
Qual è il contesto nel quale si sviluppa la formazione di Solis?
Solis cresce durante i suoi primi quattro anni di vita in un piccolo villaggio del Perù, dove vive in stretto contatto con la natura ed i ritmi di un contesto semplice. Quando Chiara la trova e la porta con sé in Italia Solis, con fatica, cerca di adattarsi alle nuove dinamiche sociali all'interno delle quali cresce, anche se nel suo intimo restano lucide le sue origini e lei fa fatica, si sente diversa. Come tutti gli adolescenti, poi, è portatrice di quelle tipiche crisi di quell'età che in lei sono acuite da un vuoto esistenziale: la perdita della mamma e la mancanza totale del padre che non ha mai conosciuto.
Per questo si attacca fortemente alle tradizioni, che rappresentano per lei il collante di quella strana famiglia nella quale vive e cresce; il suo punto di riferimento stabile è la nonna, una figura solida, saggia e accogliente. Proprio con questo personaggio ho voluto riportare al centro dell'attenzione l'importanza delle figure dei nonni, fulcro centrale che non va perduto.
Che tipo di famiglia e umanità la circonda?
La famiglia di Solis è una famiglia "particolare", strana, ed è lei stessa a descriverla nelle prime pagine del romanzo: 
"Vivo in una famiglia scombinata e a chiamarla famiglia sono pure generosa poiché è un insieme di strane persone che hanno deciso di vivere sotto lo stesso tetto.
Mio padre non l’ho mai conosciuto e non so’ che fine abbia fatto; sparito, volatilizzato, boh? Di lui non so nulla.
Mia mamma Ofelia è morta quando ero piccola e mi ha lasciata in un villaggio peruviano.
Dovrei chiamare mamma quella che è una mia cugina, ma mi limito a chiamarla per nome: Chiara, o a volte in altri termini, ma lasciamo perdere.
E poi mi dicono come mai ho dei problemi."
Per ciò che attiene all'umanità che la circonda, è la stessa che circonda tutti noi. Un'umanità spesso ferita, disorientata, che attraversa un momento di crisi profonda; tale crisi la si può leggere, a vari livelli, nelle pagine del romanzo.
La cosa importante è che il romanzo offre una chiave di lettura positiva: c'è sempre una possibilità ed una modalità di ripresa, di cambiamento, di miglioramento, di costruzione, basta volerlo!
Quanto dei suoi pensieri da ragazza e da donna ha trasmesso al personaggio?
Solis si sente fuori luogo al Liceo Classico del suo paesino di mare perché si vede "diversa", non si sente bella. Anche io ho provato spesso sulla mia pelle queste sensazioni, come molti d'altronde. Ho voluto traslare, forse amplificandoli, questi stati d'animo in Solis che deve fare i conti con un vuoto interiore ed una complessità esteriore e non si sente all'altezza.
Ho voluto amplificarli per poter parlare indirettamente del fenomeno sempre più diffuso del "bullismo" e di quanto siano complessi, fragili e mutabili i confini di tale fenomeno.
I pensieri da donna che ho trasmesso a Solis sono l'amore per Dio e per San Francesco, l'anelito a voler vivere in modo semplice, ad aiutare chi ha bisogno, a sentire la spinta verso i fratelli più bisognosi. E poi l'importanza delle tradizioni come collanti sociali: con il passare degli anni desidero sempre di più ricordare da dove vengo, le mie radici e le tradizioni.
Scrivere e pubblicare di volta in volta un nuovo romanzo è più semplice o diventa sempre più arduo (parlo a livello di gestazione e scrittura)?
Per me scrivere è il Dono, un grande dono. Scrivo con naturalezza, è l'attività che più mi rende felice. Spesso non riesco a stare dietro alle immagini che si formano davanti ai miei occhi poiché vanno più veloci delle mani sulla tastiera o della penna.
Mentre scrivo una storia capita anche che ne inventi una nuova. Pensi che sto scrivendo un nuovo romanzo e ne ho accennati, architettonicamente parlando, altri dieci. A livello di gestazione è decisamente plurigemellare (sorride n.d.r.).
Negli anni ho avuto molte difficoltà a trovare una casa editrice "big" che avesse voglia di pubblicarmi. Ho avuto anche una crisi, ho pensato di uscire con la forma del 'self publishing', ho pensato anche di non scrivere più.
Due anni fa il mio penultimo romanzo, "Ma perché proprio a m" lo ha pubblicato Armando Curcio editore.
Poi ad aprile di quest'anno ho incontrato NeP, una casa editrice ancora giovane e in via di sviluppo, con tanta voglia di fare. La mia editrice, Milena Palumbo, è una persona che adoro, ha una grande passione per il suo lavoro: sento di aver trovato casa.
E poi c'è un altro progetto in cantiere. Con due case di produzione stiamo lavorando ad un film tratto da "Ma perché proprio a me": abbiamo già trovato i due protagonisti, due volti noti e molto bravi.
Dei classici della letteratura quale predilige fra i romanzi di formazione?
Quello che mi viene subito in mente è “Siddharta” di Hermann Hesse, un viaggio fisico e metafisico che un giovane compie per costruire se stesso.
La metafora del viaggio è presente spesso nei miei libri perché il viaggio è sempre scoperta, contaminazione; se lo compiamo predisponendoci al confronto e all'accettazione, incontriamo sempre una parte di noi stessi. Per me il viaggio è sì fisico ma anche simbolico, spirituale.
Il viaggio mi piace concepirlo attraverso le lenti dell'avventura medioevale contenuta nelle "Chanson de geste" di cui mi sono nutrita.
Nell’immaginario dei primi due-tre secoli dopo il Mille, il cavaliere è animato dallo spirito d’avanture («avventura») e di queste («ricerca»). Avventura e ricerca sono anche un itinerario spirituale e mezzi per realizzare una formazione individuale finalizzata a un ideale di perfezione.
Questo per me è il viaggio e per questo ho tanto amato "Siddharta". Giovanni Zambito.