giovedì 18 ottobre 2018

Ivan Perugini a Fattitaliani: La musica è il mezzo espressivo che riesce a far sfogare al massimo il mio io creativo. Intervista al leader dei Project Czar


di Laura Gorini - Project Czar è un'idea del cantautore di origini montecosaresi Ivan Perugini.
Le sue canzoni rimangono a volte tenute da anni in un cassetto, ma solo per renderle più mature.
Project Czar nasce per uscire dagli schemi e gli standard musicali dell'hard rock, dando sfogo alla libertà e fantasia musicale dei suoi componenti, miscelando più generi musicali, ma restando sempre fedeli agli insegnamenti del Rock!
Il primo album pubblicato, l'omonimo "Project Czar: Ivan" contenente 10 tracce inedite, esce nel 2008; agli strumenti si avvicendarono diversi amici musicisti, tra cui il primo nucleo di quelli che saranno poi i Sun King.
Dopo una pausa di circa due anni e mezzo Ivan "riaprendo il cassetto", decide di rimettersi al lavoro, ma questa volta vuol costituire un Project Czar solido e stabile.
Agli inizi del Settembre 2011 la scelta cade sul suo collega di lavoro Alessandro Fermani, (con il quale già da tempo condivideva passioni ed interessi aeronautici) bassista in standby, ma pronto all'azione!
I due, nel "Basament Studio" iniziano da subito gli arrangiamenti del nuovo lavoro, avvicendandosi con diversi batteristi per circa un'anno, fino al completamento di quello che sarà un EP contenente quattro tracce intitolato "Project Czar II".
Verso le fasi finali di questo lavoro entra in gioco anche l'attuale batterista, il morrovallese Mauro Tosoni.
All'uscita di "Project Czar II" seguì anche il videoclip di "In signo tauri" realizzato da Andrea Nataloni.
Nel frattempo la band non rimane ferma ma, contemporaneamente ai live, lavora ad un nuovo album: sperimentando come non mai e fondendo i gusti (a volta anche contrastanti) dei tre componenti nel dicembre 2014 viene pubblicato "Fight to the light", album di nove tracce inedite, accompagnato dal video promozionale del singolo Jumo
L'album dà la possibilità ai tre di esibirsi di spalla ai grandi batteristi Mike Terrana, John Macaluso, ai Meganoidi, al chitarrista Frank Ricci ed al leggendario Don Airey poi che vanno ad unirsi alla carrellata di artisti locali come T-Odio, Scala Mercalli, Sun King, Dirty Danzig, ai torinesi Dobermann.
Nel 2017 mentre si avvicina il termine delle registrazioni di 4 nuovi brani, racchiusi nell'Ep In my heart, Massimo Ferrara si unisce al gruppo come bassista, sostituendo Alessandro Fermani.

Ivan, a che età e come ti sei avvicinato alla musica?
Ho sempre avuto una propensione verso la musica verso la quale mi sono avvicinato, diciamo a livello didattico, intorno ai 9 o 10 anni quando cominciai a cantare in un coro polifonico ed a prendere le prime lezioni di solfeggio e pianoforte. La chitarra per me è stata una scoperta fatta dieci anni dopo, da autodidatta.

Suonando quale strumento ai tuoi albori hai mosso i primi passi?
La tastiera di un pianoforte, fino ai 20 anni di età circa.

Consideri in qualche modo la musica come una valvola di sfogo creativo?
Certamente, lo sfogo creativo, ovviamente per la mia persona, che trova in questo mezzo espressivo il proprio canale d’elezione.

Da cosa deriva il nome Project Czar?
Assonanza tra il mio nome e quello del famoso zar Ivan “Il Terribile”.

Vi siete ispirati a qualche gruppo in particolare?
Le influenze vengono da tutta la musica rock, dagli albori blues, agli anni Settanta, al metal, alla new wave degli anni Ottanta. Personalmente amo molto tre chitarristi, principalmente: Angus Young (AcDc), Zakk Wylde (Ozzy) e The Edge (U2).

Qualche artista con cui vi piacerebbe collaborare?
Ci siamo trovati bene in un mini tour ad aprire per Mike Terrana, grande batterista metal. Quindi poter fare qualcosa con lui sarebbe interessante oltre che divertente.

Qualcuno di conosciuto, o di già famoso, con il quale avete avuto il piacere di suonare?
Abbiamo aperto concerti per Ian Paice e Don Airey (Deep Purple), o anche per John Macaluso (Ark,TNT,Yngwie Malmsteen), altro bravo e simpatico batterista moderno. Rimane sorprendente la facilità con cui si riesce, fuori dai riflettori, a parlare sullo stesso piano con queste persone che non risparmiano aneddoti e consigli.

La canzone che si può definire il vostro cavallo di battaglia?
A livello di impatto direi Jumo, contenuta in Fight to the light, album di fine 2014, di cui si può trovare un bel video su Youtube ad opera di Andrea Nataloni e Daniele Tedeschi. Ma anche la più recente In my heart, più intimista, ci rappresenta ugualmente bene. Anche in questo caso c'è un bel video ad opera di Edoardo Rapanelli.

In genere come e in che situazione viene concepito un brano?
Svariate situazioni. La creatività non ha un posto preciso per materializzarsi: una foto, un profumo, un posto, un riff mentre si accorda lo strumento, un'improvvisazione in sala prove, una riflessione, un'intuizione, tutto può fungere da apriporta quando l'animo è pronto ad esprimersi. Poi si prova il tutto insieme in sala prove e "se son rose fioriranno"!

E come -invece- avviene il processo di concepimento di un disco, dalla sua ideazione sino all’incisione di tutti i brani in esso contenuti?
Ogni nostro disco è nato in maniera diversa. Quello del 2008 era un album solista fatto con l'aiuto di diversi amici. L'ep del 2012 stigmatizzava idee che erano state escluse da altri gruppi precedenti e ne aggiungeva di nuove. Fight to the light (dicembre 2014) è stato il primo album scritto con una formazione stabile nei Project Czar, quindi il più completo, fino ad ora. Avevamo nove canzoni che riassumevamo un periodo preciso della nostra esistenza e abbiamo deciso di farne un album. Il nuovo ep è nato in concomitanza di un altro cambio di formazione nella line up. Alessandro Fermani ha lasciato il suo ruolo di bassista a Massimo Ferrara e quindi abbiamo deciso di fermare con una istantanea musicale il percorso fatto fino a quel momento, mettendolo nelle mani del nuovo arrivato. In genere una volta che si hanno le canzoni, le si registra grossolanamente e le si riascolta per capire se possono essere migliorate. Dopodiché nella piccola sala prove che mi sono ricavato iniziamo a registrare singolarmente gli strumenti e la voce. Il mixaggio finale lo lascio a Paolo Ojetti, oramai celebre fonico di palco che coadiuva da anni i Tiromancino, conosciuto molti anni fa, il quale funge anche da produttore e ci consiglia al meglio.

Ma come mai- secondo te- al giorno d’oggi ci sono molti artisti nascenti che, attrezzando anche semplicemente il loro garage con strumentazioni di registrazione più o meno professionali, pensano di potersi in questo modo autoprodurre (soprattutto affidandosi solamente ad un pubblicazione du Youtube e affidandosi ai like) senza avere alle spalle una produzione seria?
Forse perché la tecnologia ha reso tutto più facile e comodo, quindi da un lato è bello che chi inizia abbia la possibilità anche di rendersi conto di tante problematiche che gravitano attorno al fare musica, affrontandole direttamente. Poi se si vuol salire di qualità però occorre che ciascuno si specializzi e l'esperienza di un produttore consente di salire di livello, di avere un occhio esterno che tira fuori il meglio dall'artista, e questi può concentrarsi esclusivamente sulla sua creatività.

Che consiglio ti senti di dare ai giovani di oggi che vogliono intraprendere la vostra stessa strada?
Cambiate strada. Scherzo! La musica è come un grande amore, è fine a se stesso. Suonate per il piacere di suonare e studiate il vostro strumento.

Dove potremo sentirvi a breve?
Il 26 ottobre saremo in concerto con i Lovedrive- Scorpion Italian tribute al Florentia Rock Live che ha come location il Porto d' Ascoli ( AP).