lunedì 1 ottobre 2018

Il principe Fulco Ruffo di Calabria a Fattitaliani: i cani non ci abbandoneranno mai. L'intervista

Abbiamo incontrato Fulco Ruffo di Calabria, principe e capo casa di uno delle più antiche famiglie aristocratiche d'Europa. Lo abbiamo incontrato in occasione di una mostra che si aprirà il 20 ottobre prossimo presso la Reggia della Venaria Reale in Piemonte. In questo sito di grande pregio storico e architettonico che vanta un milione di visitatori all'anno, il principe Ruffo ha pensato bene di "mettere" i cani in posa.

D: Di cosa si tratta, Principe?
R: Di una mostra che racconta i cani nell'arte dal Cave canem, un'epigrafe romana del III secolo a.C. ai cani della Walt Disney. Quasi cento opere tra quadri, sculture e disegni. Mi piace citare due dipinti in particolare, Lo spaniel dell'Infante di Spagna del Tiepolo e il Cane levriero con veduta di Ariccia di Michelangelo Pace detto il Campidoglio.
D: Perché i cani?
R: Perché li amo. Sopra tutti, Ras, il mio welsh-terrier che ho preso ad un mese di vita e che portai via dal magnifico allevamento di Giuseppe Avveduti in una scatola di scarpe. Ras mi stava in un palmo di mano e anche se adesso ha nove anni  continuo ad amarlo, come fosse sempre il cucciolo del primo giorno, nonostante la sua forte personalità. E poi perché...lei sa quanto fatturano le aziende di petfood? Quattro miliardi annui. Questo a significare che il cane è nello status di nove famiglie su dieci!
D: In mostra cani su tela forse per la prima volta in Europa?
R: Sì ed infatti spero dare un seguito alla mostra anche al di fuori dell'Italia. Ma non solo cani su tela, perché con l'Enci, Ente nazionale cani Italia abbiamo pensato ad alcune kermesse con cani veri di tutte le razze nei magnifici spazi esterni della Venaria Reale.
D: Principe, lei ha sempre avuto cani nella sua vita?
R: Certo. Ho il ricordo del bassotto a pelo ruvido della mia adorata madre. Pasha giocava con tutti, ma quando mia madre chiamava mio fratello Alessandro, il più piccolo di casa, Pasha impazziva di gelosia. E poi un ricordo dolcissimo di Toby, il bastardino dei miei cugini Sangermano con il quale avevo un feeling speciale quando andavo nella loro tenuta di Campiglione. E poi il mio Sven, un regale ridgeback del periodo in Rodhesia, oggi Zimbabwe. E poi....
D: Quindi i cani anche un po' compagni di viaggio, ma lei principe dove ha vissuto?
R: Ho avuto una vita certamente un po' nomade. Sono nato a Buenos Aires. Ho vissuto a Torino, infanzia felice nonostante i troppi collegi. Poi il Belgio dove andai a lavorare per la Fiat. E lì ho il ricordo del mio Charlie presso la tenuta di Jimmy D'Outremont a Preles che mi ospitava e dei magnifici pastori tedeschi di mia zia Paola, allora principessa di Liegi, poi regina dei Belgi. Poi la Rhodesia. Milano. Roma. Lecce. Ho cambiato tante case ed amici. Ed in questo mio peregrinare ho avuto spesso al mio fianco un amico a quattro zampe, che talvolta, con dolore, ho dovuto cedere. Il mio Ras, però, non lo lascerò mai.
D: Principe, da cinque anni lei è ritornato a Roma. Una città piena di storia, arte e bellezza. L'aristocrazia, oggi nel 2018, ha ancora il ruolo di promotrice e sostenitrice dell'arte e della sua diffusione?
R: Senza alcun dubbio! Noi, e per fortuna, viviamo in una Repubblica dove i titoli non hanno alcun senso se non l'essere custodi di Storia e bellezza certamente attraversati dai privilegi che in passato si è avuti.
D: Lei ha raccontato la sua vita in un libro molto bello, Ricordo quasi tutto, edito dalla Mondadori. E ha chiuso con un capitolo dedicato al suo Ras....
R: Sì, mi è sembrato doveroso farlo perché Ras vive e sente tutto di me. L'ho ribadito anche nella lettera di prefazione al catalogo della mostra: non scambiamo i cani per umani, ma trattiamoli quali persone che sappiamo non ci abbandoneranno mai.