giovedì 25 ottobre 2018

Fattitaliani intervista Maria Teresa Trucillo, un giovane talento letterario che ama i classici: Quando scrivo è l' unico momento in cui mi ascolto davvero

di Laura Gorini - Si definisce logorroica quando le conversazioni toccano argomenti che trova interessanti oltre che una donna curiosa, la giovane scrittrice Maria Teresa Trucillo.

Il suo racconto "Unica" è stato pubblicato nella raccolta "La vita vista da qui" (Morellini Editore) che raccoglie oltre al suo altri otto racconti: sette di altri scrittori, alcuni in erba come lei e altri con alle spalle già qualche altra pubblicazione, e uno che reca la firma della celebre scrittrice genovese Sara Rattaro che ha tenuto con loro un accattivante corso di scrittura creativa. Ed è stato proprio in seguito ad esso che avvenuta a distanza di mesi la pubblicazione del volume.

 Maria Teresa, presentati ai nostri lettori con pregi, vizi e virtù...
Il mio nome racchiude l’eredità familiare delle mie due nonne, Maria e Teresa. Sono sinologa e amo leggere più di quanto ami scrivere. Tendo alla logorrea nelle conversazioni che toccano argomenti che trovo interessanti. E -purtroppo- sono così curiosa da trovare interessanti la maggior parte degli argomenti.

Hai mai pensato di fare lo scrittore di professione?
Credo sia un sogno così grande da non permettermi di pensarci seriamente senza farmi male.

Lo scrittore preferito della tua infanzia? E quello di oggi?
Bianca Pitzorno (anche se a lei non piacerebbe essere etichettata come “scrittrice per l’infanzia) in ex aequo con Roal Dahl. Oggi continuo a leggere tanto e le mie preferenze variano contestualmente al periodo di vita; ultimamente ho letto “Un eroe dei nostri tempi” di Lermontov e mi è piaciuto tantissimo. In generale, comunque, ho un debole sempreverde per i grandi classici di almeno 500 pagine e due secoli di vita.

Come è nata la tua passione per la scrittura?
Leggendo. E una volta capito che un 10 in italiano pareggiava un 5 in matematica.

Che cosa provi quando scrivi?
È l’unico momento in cui mi ascolto davvero.

Perchè partecipare a un corso di scrittura creativa?
Perché la scrittura è un’attività sostanzialmente solitaria, ma senza un confronto preliminare rischia la sterilità. Il corso per me è stata l’occasione di stimolare la parte più timida che ho dentro e riuscire a non darmi per scontata.

Che cosa significa essere creativi per te?
Credo significhi trovare delle forme espressive comuni per mostrare qualcosa di diverso o potenzialmente tale. È una questione non solo di sensibilità, quanto di tecnica e intelligenza. E di giusta fruizione.

Ma come si può applicare la creatività nella vita quotidiana?
Per fortuna le infinite variabili della vita quotidiana spingono tutti ad essere creativi, dall’escogitare nuove strade per raggirare dei nodi di traffico a interpretare anche il più noioso dei lavori come se fossimo protagonisti di un film.

A proposito di vita: da che cosa hai preso spunto per il tuo racconto contenuto nell'antologia "La vita vista da qui"?
Volevo esplorare la sopravvivenza morale dell’essere donna in un mondo di uomini; e la mia Roma immaginata è solo una metafora colorita del quotidiano reale.

Con quali parole lo descriveresti?
“Unica” non è un racconto accogliente, né dolce: ma è proprio l’ambientazione distopica a spingere i personaggi a un riesame delle loro certezze.

Che effetto ti ha fatto vederlo stampato?
Mi ha fatto pensare a una persona speciale e mi ha scaldato il cuore.

Sei amante anche delle nuove tecnologie e apprezzi anche gli e-book?
Sì, credo che tutti i mezzi di comunicazione abbiano delle collocazioni specifiche, anche gli e-book.

E ora, dopo la pubblicazione del  tuo racconto "Unica" che cosa possiamo aspettarci da te? Stai scrivendo altro?
Nell’intimo della mia cameretta sì, sto scrivendo. Ma proverò a farlo uscire allo scoperto solo quando avrò trovato qualcosa da dire.