domenica 28 ottobre 2018

Fattitaliani intervista la scrittrice Sarah Pellizzari Rabolini, un concentrato di simpatia e di talento: Scrivere è come avere la bacchetta magica


di Laura Gorini - Solare, alla mano e con tanta voglia di raccontarsi e soprattutto di scrivere. Sarah Pellizzari Rabolini, è una donna dai mille interessi oltre che un autentico fiume in piena quando si tratta di parlare di libri e di letteratura.
Dopo la pubblicazione di alcuni e-book, ha ora pubblicato il suo racconto “Una latta di pesche”, contenuto nella raccolta “La vita vista da qui”, pubblicata da Morellini Editore, che contiene ben dieci racconti di altrettanti scrittori, compreso quello che reca la firma della famosa scrittrice genovese Sara Rattaro, che ha tenuto uno splendido corso di scrittura creativa con gli altri otto narratori che hanno partecipato con la loro arte al volume.

Sarah, presentati ai nostri lettori con pregi, vizi e virtù…
Ciao, sono Sarah Pellizzari Rabolini e sono tante cose: mamma, prof, autrice e pratico la mindfulness. I miei pregi? Cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, se poi è un bicchiere di bollicine in buona compagnia per me è la felicità!
Hai mai pensato di fare lo scrittore di professione?
Volli, fortissimamente volli!!! Scherzi a parte, fino a poco tempo fa la scrittura era un hobby e un passatempo. Oggi penso seriamente che mi piacerebbe molto scrivere per professione.
Lo scrittore preferito della tua infanzia? E quello di oggi?
Da piccola leggevo tanti fumetti. Un giorno sono rimasta affascinata dal Gabbiano Jonathan Livingston, anche se ricordo mia nonna che mi leggeva il libro “Cuore” e mi emozionavo. Oggi leggo libri per ragazzi, e come autori spazio dalla Pitzorno a Birattani, da Ballerini a Garlando. E ho letto l'ultimo di Lia Levi che può essere letto anche dai miei studenti. Ovviamente sono una esperta  di Harry Potter! I libri a lui dedicati li ho letteralmente divorati. Adoro, poi, come libri per adulti, quelli di Andrea De Carlo tant’è che volevo chiamare entrambi i miei figli Guido dopo aver letto “Due di due”, ma non c'è stato modo e ho potuto chiamare così solo il protagonista del mio romanzo “Per un'estate”! Beh,  almeno al “figlio di carta” sono riuscita a dare quel nome! Insomma leggo, leggo sempre. Se posso evito gli horror, soprattutto prima di dormire!
Come è nata la tua passione per la scrittura?
Ho iniziato a scrivere per non sentirmi sola. Sono figlia unica e ricordo i pomeriggi a casa con la nonna, visto che i miei lavoravano. Lei spesso guardava le telenovelas su Rete 4 e io, non potendo accedere alla tv visto che il telecomando spettava a lei, scrivevo!
Che cosa provi quando scrivi?
Scrivere per me è una sorta di antistress. Io posso decidere cosa far fare ad un personaggio e  cambiare un destino: scrivere è come avere una bacchetta magica!
Ma perchè partecipare a un corso di scrittura creativa? E soprattutto da insegnante che effetto ti ha fatto ritornare a essere un' allieva?
Non si smette mai di imparare e il confronto con gli altri consente di continuare a crescere, sia in termini “letterari” che di formazione personale.
Mi piace fare l'allieva e soprattutto credo molto nel potere della “scrittura a mano libera”. Da alunna prendo appunti e le idee che arrivano dalla scrittura con la penna in mano sembrano avere una potenza maggiore.
Che cosa significa essere creativi per te?
Per me significa avere sempre nuove idee e nuovi  spunti su cui riflettere per narrare qualcosa.
Ma come si può applicare la creatività nella vita quotidiana?
Ogni giorno la vita offre spunti per la narrazione; ci sono storie davvero bellissime che val la pena di essere raccontare. Nel quotidiano mi piace annotare episodi divertenti e situazioni che osservo. Ad esempio al supermercato la creatività può essere massima. Un esempio? La signora anziana che ti chiede di prendere la scatola sullo scaffale in alto e io mi chiedo: "che cosa ci farà mai con quei biscotti?".
A proposito di vita: da che cosa hai preso spunto per il tuo racconto “Una latta di pesche” contenuto nell' antologia "La vita vista da qui"?
Mi sono ispirata a mio nonno, veramente sopravvissuto alla Campagna di Russia. Una storia che volevo raccontare da tempo e questa è stata l'occasione giusta.
Con quali parole lo descriveresti?
Aggrapparsi ai valori della propria vita e agli oggetti che ci fanno sentire al sicuro nei momenti di disperazione: una latta di pesche, una catenina con il santo protettore, il senso dell'onestà e del rispetto.
Che effetto ti ha fatto vederlo stampato?
Come quando cammini in montagna: in cima l'aria è fresca, non senti più la fatica e ti godi il panorama!
Sei amante anche delle nuove tecnologie e apprezzi anche gli e-book?
Ho iniziato con due pubblicazioni in digitale. Sono dell'idea che un libro sia un libro, qualunque vestito abbia.
Le nuove tecnologie veicolano più velocemente le storie e il nome di chi le scrive. La carta è più tangibile, annusi le pagine, ci scrivi sopra. Ha certamente una valenza diversa, più “emozionale”.
Ci vuoi parlare di queste tue pubblicazioni?
Ho iniziato per caso con Piemme, linea young adult. I miei e-book sono usciti come Sarah Rabolini. Il primo è “Per un'estate” e il secondo “Amarsi ancora”. Il bello dei libri digitali è che “vivono” per sempre e si trovano con un click sulla libreria del tuo dispositivo, dopo un anno così come dopo cinque anni, cosa che non è detto che accada anche ad un cartaceo.
“Per un'estate" è la storia di tre amiche nell'estate della maturità. La caratteristica di questo romanzo è che ogni personaggio è paragonato ad un dio della mitologia greca, per me grande maestra di vita. Ho scritto questa storia nel 2014 e mai avrei pensato che potesse essere pubblicata. È stato un primissimo lavoro, una storia-diario e non pensavo di pubblicarla.
“Amarsi ancora” è stato scritto qualche mese dopo. È un romanzo breve uscito per San Valentino per la collana In Love. Si tratta di una storia d'amore dove la protagonista, in balia del nuovo fidanzato e dell’ex che ricompare, sceglie di capire di più se stessa praticando la mindfulness e la Biodanza.
Infine quest’anno ho scritto “R come Infinito” l’ultimo nato, per le Edizioni del Loggione, casa editrice con cui ho partecipato all’antologia “Le donne che fecero l'impresa-Lombardia”.
Inoltre ho contribuito alla guida “Didattica per competenze” per Raffaello Editore, con esercizi di meditazione e resilienza da proporre alla scuola dell'infanzia.
Tengo delle serate di meditazione e scrittura, nonché sono allieva dell'accademia Cei per operatori olistici.
E ora, che cosa possiamo aspettarci da te? Stai scrivendo altro?
Ho scritto un racconto che ha vinto il premio “Lago Gerundo” e sarà pubblicato sempre in un'antologia edita da Morellini.
È la storia di una prof che va a trovare un ex alunno in carcere. Non può credere che sia lí.
Attraverso storie mitologiche (e qui torno al mio primo amore) alunno e prof daranno le risposte alle faticose domande delle loro vite. E poi sto scrivendo una storia per ragazzi e vorrei provare a cimentarmi in un romanzo storico. Ma al momento ho solo letto molto e fatto ricerche. Chissà!