lunedì 29 ottobre 2018

Fattitaliani intervista Albino Zamboni: Essere creativi significa essere originali e dare vita a nuovi mondi e realtà


di Laura Gorini - Si definisce una persona normale, educata, onesta, curiosa, riflessiva e un po’ introversa, Albino Zamboni che ha appena pubblicato il suo racconto “Prove di destino” all’interno della raccolta “La vita vista da qui” (Morellini Editore) dove trovano spazio oltre al suo altri nove racconti, otto dei partecipanti a un interessante corso di scrittura creativa e uno della maestra che l’ha tenuto: la scrittrice genovese Sara Rattaro.

Albino, presentati ai nostri lettori con pregi, vizi e virtù...
Sono una persona normale, educata, onesta, curiosa, riflessiva e un po’ introversa. Ammaestratore di sequenze di bit in movimento.
Hai mai pensato di fare lo scrittore di professione?
No, fino a un paio di anni fa.
Lo scrittore preferito della tua infanzia? E quello di oggi?
Infanzia: Jules, Verne. Oggi: Wu Ming/Luther Blissett, Annarita. Briganti, Sara Rattaro, Raffaella Silvestri e Marta Morotti.
Come è nata la tua passione per la scrittura?
Leggendo molto e partecipando alle presentazioni con gli autori, ma anche come strumento per controbilanciare il mio lato troppo scientifico e razionale.
Che cosa provi quando scrivi?
Durante la scrittura niente e tutto in quanto sono totalmente immerso nel racconto. Una volta completata soddisfazione leggendo quelle parole materializzate che esistevano già in me prima di scrivere il racconto.

Perché partecipare a un corso di scrittura creativa?
Perché nell’ambito scolastico, dalle Superiori all’Università e post Università, ho affrontato solo studi scientifici. Ho ritenuto questo corso utile e completo per introdurmi in un mondo per certi versi a me nuovo.
Che cosa significa essere creativi?
Originali e dare vita a nuovi mondi e realtà.
Ma come si può applicare la creatività nella vita quotidiana?
L’uomo è nato per creare. Anche il mio lavoro, seppur scientifico e tecnologico, mi richiede una costante creatività progettuale.
A proposito di vita: da che cosa hai preso spunto per il tuo racconto contenuto nell' antologia "La vita vista da qui"?
Da un’immagine di una locandina di uno spettacolo teatrale.
Con quali parole lo descriveresti?
Basterebbe il titolo, “Prove di destino”.
E' un doppio viaggio oltre lo spazio e il tempo, e dove la morte può essere vista come la chiave per la sopravvivenza.
Che effetto ti ha fatto vederlo stampato?
Emozione immaginandolo esposto su quegli scaffali delle librerie che tanto attraggono i miei occhi.
Sei amante anche delle nuove tecnologie e apprezzi anche gli e-book?

Sono un Information Technology Architect, ma preferisco ancora il cartaceo perché a parer mio regala al lettore una esperienza di lettura che il digitale non potrà mai sostituire.
E ora, dopo questa pubblicazione che cosa possiamo aspettarci da te? Stai scrivendo altro?
Work in progress…