martedì 11 settembre 2018

Valeria Rossi a Fattitaliani: il canto è un mezzo per definirsi, un modo per trovare un'identità. L'intervista

di Laura GoriniAlzi la mano chi non ha mai canticchiato sotto la doccia o in macchina Dammi tre parole, sole cuore amore... Sì, lo splendido tormentone Tre parole, interpretato dalla cantautrice Valeria Rossi che è stata recentemente tra le protagoniste del programma Ora o mai più. Valeria con professionalità e dolcezza ci parla di sé e dei suoi nuovi progetti. L'intervista di Fattitaliani.

Valeria, è passato un po’ di tempo oramai, che ricordi hai in particolare dell’anno 2001 in concomitanza con il successo strepitoso di Tre Parole?
Il 2001 ha rappresentato un anno forte, di grandi stravolgimenti storici, politici e, quindi, di costume, è stato, infatti, l’anno dell’abbandono della lira a favore dell’euro, dell’attacco alle Torri Gemelle di New York, della discesa in campo di Berlusconi. Gli italiani hanno vissuto quell’estate cullati dalla melodia della mia canzone senza accorgersi totalmente del grande cambiamento che stava attraversando il Paese. E forse anch’io. Io ero in studio a completare il mio primo disco con Liliana e Giulio, i produttori dell’album (e i vari professionisti che si avvicendavano agli strumenti), ne uscivo solo per calcare e condividere i grandi palchi con i big della musica, con la straordinaria opportunità di rubarne i segreti.
Se non ricordo male, questo brano al tempo è stato dapprima escluso dal Festivalbar, ma in che modo poi è stato portato alla ribalta pochi mesi dopo? Ti ha sorpreso ciò?
È stato subito chiarito come siano imprevedibili le strade della musica, è necessaria tanta pazienza ed una perseveranza sovrumane per portare avanti i propri progetti di vita, non è ammessa nessuna distrazione, un po' come per i calciatori di serie A. La casa discografica lo propose a Salvetti Junior, il patron del Festivalbar, il quale lo rifiutò, senza poter prevedere che sarebbe stato il maggior successo dell’estate e dovendo quindi richiamarmi in corsa. Quell’anno Tre parole vinse il Festivalbar ma la canzone non compare nella compilation ufficiale, era stata già stampata prima della finale. Come vedi, il mio è stato, e lo è tuttora, un percorso contraddistinto dall’anomalia, ciò conferma che la musica, così come il destino di ciascun individuo, il più delle volte, prende strade che la ragione non conosce.
Qual era il suo maggiore punto di forza, secondo te?
Tre parole è un brano che ha la forza del “classico senza tempo”, ovviamente perchè non lo so, posso dire che contiene in sé la doppia faccia della vita, ossia la gioia e la malinconia, a braccetto tra loro. Infatti, è stata lo spunto per un film bellissimo di Daniele Vicari che lo ha usato come climax nel suo film “Sole cuore amore”.
Credi che se fosse uscito oggi avrebbe riscontrato lo stesso successo?
Non si può dire, certo è che ora i tempi di consumo delle cose sono molto veloci quindi è difficile apprezzare cose che non rientrano immediatamente in canoni standard.
Parlando di te invece, cara Valeria, come e in che modo ti sei avvicinata alla musica, e in particolare al canto?
Iniziavo a cantare nel momento in cui avevo difficoltà a parlare. Il canto è sempre un modo per definirsi, lo usano anche gli uccelli in natura per dire che ci sono. È stato un mezzo a cui aggrapparsi per trovare un’identità, non ne ho più bisogno, ora ho un rapporto di piacere con la voce. A partire dal liceo, ho lasciato gli studi di pianoforte ed iniziato quelli di voce, prima nelle scuole di musica poi affiancata da tanti maestri, ho iniziato con il canto jazz, la mia passione.
E che cosa ci racconti della tua esperienza sotto la guida della maestra Orietta Berti?
Avere a che fare con una persona di tale caratura è una benedizione, Orietta è perfetta, è presente ed equilibrata, generosa ed attenta. Le persone lo avvertono anche a livello inconscio, infatti è amatissima e richiestissima. Con lei non c’è nemmeno bisogno di tante parole, la sua presenza è talmente positiva che ti riempie. Negli Anni Sessanta lei già cantava a Sanremo, è l’incarnazione della voce, allo stesso tempo è un modello da seguire in quanto una professionista che si tiene sempre allenata, non si dimentica di avere un ruolo ed è fedele a sé stessa.
Secondo te, perché è un’idea così diffusa che il pubblico se un artista esce, anche solo momentaneamente, di scena pensa che non stia facendo più niente, anche se in realtà non è così?
Gli italiani hanno una forte inclinazione per il melodramma, tendono ad identificarti con il tuo personaggio artistico per cui non esisti se non in quella forma quindi se non sei nello schermo in realtà stai solo aspettando di esserlo, come un personaggio triste relegato in un angolo in attesa che si accendano le luci, è una dinamica pericolosa e piatta, mono-dimensionale, direi, noi tutti dovremmo impegnarci a cercare di leggere le cose meno superficialmente ed empatizzando di più, anche rispetto a noi stessi prima che rispetto agli altri.
Vedremo Valeria Rossi impegnata in qualche progetto imminente? Se sì, ce ne vuoi parlare?
Dal punto di vista musicale è previsto il lancio del brano La gente non parla con il supporto di Universal, ma quello è già fatto; le canzoni sono come i figli, una volta scritte ed indirizzate, vanno per la loro strada ed è difficile fare scommesse sul loro destino, a me interessa sempre di più quello che sto costruendo di giorno in giorno, ho tante passioni, la lettura, la scrittura, la relazione sociale costruttiva, è da qui che nascono idee nuove.
Vuoi salutare il pubblico dando qualche consiglio mirato a tutti i giovani che ci leggono, desiderosi di intraprendere la carriera musicale?
L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di individuare qualcuno più avanti di te e di seguirne l’insegnamento per un bel po' prima che arrivi il momento di lasciare andare le cose come devono.
Intervista a Lisa