martedì 25 settembre 2018

Simona Norato, cantautrice coraggiosa, a Fattitaliani: sono felice, povera nelle tasche ma entusiasta della mia storia. L'intervista

di Laura GoriniSimona Norato è una musicista palermitana: autrice, cantante, chitarrista e tastierista. È uscito "Orde di brave figlie" con la produzione artistica di Cesare Basile. 
Registrato e mixato negli studi Zen Arcade di Catania da Guido Andreani, l'album è stato masterizzato presso Elettroformati Milano da Alessandro Di Guglielmo. I testi e le musiche sono di Simona Norato (eccetto “Un solo grande partito”, testo liberamente ispirato al romanzo 1984 di George Orwell, “Ci chiederanno”, testo di Federica D’Alessandro e “Palastramu”, tema originale di Francesco Incandela).
Ecco che cosa ci ha rivelato di sé, questa coraggiosa cantautrice. L'intervista.
Una donna, una cantautrice, un'artista: tre ruoli affascinanti ma oggi sovente descritti come complicati da vivere... È davvero così?
Credo che le vite complicate siano altre. Alla complessità di queste tre condizioni corrisponde altrettanto splendore. Parlerei piuttosto di fare scelte consapevoli che negli anni ti trasformano in una roccia. Ci sono molti modi gentili per farsi rispettare come donne, per sopravvivere con cachet sempre variabili e per coltivare il proprio linguaggio.
Come donna, credi di subire ancora delle discriminazioni a livello non solo sessuale ma anche artistico e musicale?

Non ho mai subito discriminazioni di questa natura nei circuiti musicali. È successo spesso invece nei reparti di chirurgia quando studiavo medicina. Nella musica ho sempre collaborato con dei gran femministi. In reparto invece anche il mio taglio di capelli è diventato subito motivo dì sfottò e di “indagine”. Alla fine hanno persino organizzato un finto appuntamento con uno dei medici per diagnosticare i retroscena della mia presunta androginia.
Credi che oggigiorno molti manager e discografici puntino più all'immagine di un artista che al suo talento?

No, questo è un luogo comune che secondo me non rappresenta più il meccanismo reale. Gli affaristi musicali scelgono i talenti per il loro linguaggio, molti lo cercano superficiale e facilmente fruibile; pochi altri puntano sugli sperimentatori più anomali.
A proposito: che cosa significa possederlo? E soprattutto come si può riconoscere in sé stessi e negli altri?

È il talento che ti trova, non il contrario. Non bisogna cercarlo né evocarlo, il talento è come la verità: ha un suono inconfondibile. Oggi pochissimi artisti italiani coltivano il proprio talento con cura, molti non si concedono il tempo che ogni mestiere richiede per scoprirne il segreto più profondo. In radio ascoltiamo solo le canzoni del qui e ora. Che tipo di artisti popoleranno il futuro?
Abbiamo parlato di talento, ma oltre ad esso, quali sono gli altri "ingredienti" per farcela nel mondo della musica?
Dipende da cosa significa ‘farcela’. Per me significa solo ‘durare’, sopravvivere al tempo e alle mode. I miei ingredienti? Una forsennata ricerca della propria unicità e una pazienza tale da impedirmi di cadere nelle ragnatele dello showbiz.
E nella vita in generale?
I miei ingredienti per la vita sognata? Che responsabilità, spero non abbiano data di scadenza. Direi che il segreto sta negli altri, nelle relazioni. Circondarsi di persone molto diverse da noi mitiga le nostre energie in eccesso; parlo di quei sentimenti come la rabbia, la tristezza, la rimuginazione mentale, la paura e la gioia che, se superano quotidianamente un certo limite, non ci fanno godere la vita. Portare il corpo in palestra è una buona cosa, ma portarci la mente è l’unica attività che riesce a non farci ammalare. Chi pratica questo genere di sport?
Ma com'è la tua vita ora, Simona?
Se penso allo spazio dico che la mia vita è piuttosto raminga. Rispetto al tempo invece sono stabile su rapporti d’amore che danno senso a tutto e che a tutto sopravvivranno. Sono felice, povera nelle tasche ma entusiasta della mia storia.
La Musica quale ruolo ha giocato in essa e gioca tuttora?
All’inizio mi ha salvato la vita. Poi mi ha fatto soffrire, si è presa ogni cosa. Adesso comincia a diventare solo una dolce metà e la vita sognata lascia spazio a una normalità che amo e che non svenderò mai al mestiere.
Non hai mai pensato "mollo tutto e cambio mestiere"?
Mai.
A proposito, tu lo consideri un vero e proprio mestiere fare la musicista? Perché oggi ancora in molti non lo considerano tale, secondo te?
Mestiere sì, lavoro no. Pensare continuamente all’opera senza dimenticare il capolavoro della normalità quotidiana sì, farsi rubare la vita da un impiego d’arte no. Artigianato lento e paziente vs. catena di montaggio che produce sveltine musicali.
E per concludere... Simona oggi, ieri e domani...

“Ma l’amore, Mimì, l’amore è n’atra cosa!”

Biografia
Inizia a farsi notare nel fertile sottobosco musicale della sua città militando nei F-male Croix, con cui incide due EP, vincendo tra gli altri Arezzo Wave Sicilia 2001 e Sonica Fest nel 2003. Nel 2008 entra nei Famelika di Antonio Di Martino con cui nel 2009 si esibisce sul palco del Concerto del Primo maggio a Roma davanti a ottocentomila persone. Il gruppo diventa un trio e cambia nome inDimartino. La collaborazione continua fino al 2012 con la pubblicazione di “Cara maestra abbiamo perso” nel 2010 e “Sarebbe bello non lasciarsi mai” due anni dopo. In questo periodo saranno impegnati in un lungo tour con centinaia di concerti, tra cui spiccherà una memorabile performance a Ypsigrock nel 2011. Altro sodalizio importante è quello con Serena Ganci; con lei nel 2010 forma le Iotatola, incoronate nello stesso anno come vincitrici di Musicultura. Con le Iotatola Simona pubblica l'album “Divento viola” nel 2011, seguito da numerosi live e riconoscimenti tra cui una doppia ospitata su Rai3 a ‘Parla con me’ di Serena Dandini. Nel 2013 la stesura del secondo album “Pop corner” risulterà lunga e travagliata, fino al definitivo scioglimento del progetto. Nel 2014 partecipa alle registrazioni del disco di Cesare Basile ed entra a far parte de I Caminanti insieme aEnrico Gabrielli, Rodrigo d’Erasmo e Manuel Agnelli. Sarà proprio Basile a supportare e produrre il primo album solista della Norato. “La fine del mondo” esce nel 2015 per la piccola etichetta indipendente siciliana I Dischi Della Fionda. Intimo, eclettico e ispirato, racchiude tutte le sfumature proprie della sua scrittura, mischiando cantautorato con folk, rock e wave. A ottobre 2015 “La fine del mondo” si piazza nella rosa dei 6 dischi finalisti al Premio Tenco per la categoria migliore opera prima. Il 2016 prosegue con il tour de La fine del mondo in giro per la penisola e in autunno la riporta a Catania, ancora presso lo studio Zen Arcade, dove prende parte alle sessioni del nuovo lavoro di Basile - "U fujutu sunesci chi fa?" - alla cui produzione partecipa sia come strumentista che come interprete unica del brano Fimmina trista fimmina nata’Nello stesso periodo avvia la lavorazione del suo secondo album.
A dicembre, i toscani post punk SKOM le chiedono di produrre parte del nuovo disco “Chi odi sei”, affidandolela riscrittura in siciliano del Polifemo di Omero, ‘Nuddu ca veni’.
Nel 2017, in occasione del compimento dei vent’anni di carriera, Cristina Donà la sceglie tra le “stelle buone”per arrangiare e cantare insieme ‘Le solite cose”, uno dei brani del suo primo disco “Tregua” (1997).
Il 2017 la vede ancora protagonista a fianco di Cesare Basile, in tour con i Caminanti.
Ora è uscito "Orde di brave figlie" che vede la produzione artistica di Cesare Basile.