sabato 29 settembre 2018

POST BREXIT, ANCHE AGLI EUROPEI SERVIRÀ IL VISTO PER ENTRARE NEL REGNO UNITO

“Niente visti preferenziali per i lavoratori UE nello scenario post-Brexit. Questa è la decisione presa all’unanimità dal Gabinetto del Governo May nei giorni scorsi. Nessuna agevolazione per i lavoratori provenienti da paesi dell’Unione rispetto a chi viene da extra-UE.
L’unica differenza sarà sul merito: sì ai lavoratori qualificati, non importa la loro provenienza, e no a quelli poco o non qualificati”. Così scrive Emanuele Lotti su “LondraItalia.com”, quotidiano online diretto da Francesco Ragni.
“Decisione, quella del Governo, che segue la proposta avanzata dal MAC (Migration Advisory Committee), ente pubblico indipendente che si occupa di consigliare gli organi istituzionali su politiche migratorie. I Labour, da parte loro, hanno dato il benestare a questo nuovo set di politiche migratorie post-Brexit, grazie alle quali appunto non verrebbero più fatte discriminazioni tra lavoratori europei e non.
Si tratta di un accordo politico che non ha alcun effetto immediato ma che certamente verrà preso in considerazione nelle prossime negoziazioni, e influenzerà le prossime proposte di leggi in materia di politiche migratorie del Governo nello scenario post-Brexit.
A partire dal 2020, anno in cui la Brexit entrerà in vigore, gli europei saranno trattati alla stessa stregua degli immigrati provenienti da altre parti del mondo. Un sistema disegnato per agevolare l’ingresso di professionisti come medici o ingegneri, e al tempo stesso frenare l’immigrazione poco qualificata proveniente dai paesi dell’Unione Europea.
La posizione del Governo May ha anche attirato numerose critiche. Fa parlare soprattutto la proposta di eliminare il tetto massimo di visti concessi a lavoratori qualificati non UE, legge pensata anni fa per cercare di frenare il flusso di immigrazione dai paesi fuori dall’Unione.
Fa riflettere inoltre la posizione ambigua dei Labour su questo tema. In effetti, dal partito che tradizionalmente dovrebbe difendere i lavoratori meno qualificati e più deboli, si alzano pochissime voci di protesta: una è quella di Hillary Ben, presidente della influente Commissione “Exiting the European Union” della House of Commons, che sottolinea che sarebbe saggio dare invece la precedenza ai lavoratori UE, tenendo soprattutto conto della auspicata relazione preferenziale tra Unione e Regno Unito nello scenario post-Brexit”. (aise)