venerdì 21 settembre 2018

Pensare la pornografia, un'intrigante pubblicazione di Ruwen Ogien. la recensione

Ruwen Ogien, “Pensare la pornografia”, ISBN Ed., Milano, 2005. Recensione di Donatella Di Maio.

“Pensare la pornografia” è un'intrigante pubblicazione di Ruwen Ogien, filosofo morale francese, direttore di ricerca al CNRS. L'autore analizza il tema della pornografia da una prospettiva filosofica, articolando la sua disamina attorno ad uno stilema che è contemporaneamente narrativo e metodico, cioè quello di porre domande, suscitare antinomie, paradossi, ossimori, aporie. 
Ogien in tal modo si propone il perseguimento di almeno una duplice finalità: 1) epurare dai diffusi pregiudizi e dalle intransigenti censure morali che a tutt'oggi appesantiscono e in larga misura mistificano il tema della pornografia; 2) elaborare una diversa cornice semantica, corroborata di nuovi e più lungimiranti contenuti e significati, atta a precisare e ridefinire il discorso relativo alla pornografia e al suo consumo.
Una tra le tassonomie maggiormente ricorrenti è quella che tende a porre un nesso causale tra l'esposizione alla pornografia e l'aumento di aggressività e violenza, fino allo stupro. A tal proposito Ogien riesamina in particolare il rapporto della Commissione di due inchieste sugli effetti della esposizione alla pornografia, le quali pervengono a conclusioni del tutto diverse: il rapporto commissionato negli Stati Uniti dal presidente Johnson nel 1967 e il Rapporto Meese, commissionato dall'amministrazione Reagan nel 1984. Il rapporto della Commissione Johnson ha non solo sostenuto che non esista alcuna connessione significativa fra consumo di pornografia e aggressioni sessuali, ma che anzi l'esposizione alla pornografia possegga un effetto catartico, ossia funge da deterrente rispetto allo stupro e alla violenza sulle donne e che non veicoli messaggi discriminatori, consentendo ai fruitori di soddisfare per altre vie la propria tensione sessuale. Le conclusioni dell'indagine effettuata dalla Commissione Meese suffragano posizioni opposte, fornendo prove empiriche ai sostenitori di una correlazione positiva tra pornografia e violenza, codificata dalla cosiddetta teoria dell'imitazione la quale indurrebbe i consumatori di pornografia a traslare nella realtà il contenuto di film e di immagini pornografiche a sfondo violento e discriminatorio. Si può sintetizzare tutto ciò nella seguente equazione: secondo l'ipotesi imitativa, la pornografia è la teoria e lo stupro è l'atto; secondo l'ipotesi catartica più si consuma pornografia e meno si passa all'atto, attribuendo ad altre cause la tendenza all'aggressività e alla violenza (per esempio l'aver avuto genitori violenti e svalutanti).
Attraverso l'analisi comparata dei risultati, Ogien vuol mettere in evidenza quanto sia difficile sostenere, sulla sola base delle ricerche empiriche, posizioni rigorosamente e rigidamente favorevoli o contrarie alla pornografia. L'ulteriore, rilevante indicatore preso in esame verte sulla tesi che la pornografia faccia passare un messaggio politico di ineguaglianza verso le donne, ammessa per la prima volta nel 1983. Si tratta di una sentenza alquanto insolita e paradossale: il giudice Easterbrook stigmatizzò come incostituzionale la pubblicazione di uno studio sulla pornografia condotto dalla saggista statunitense Andrea Dworkin e dall'attivista Catharine MacKinnon, le quali supportavano la tesi secondo cui la pornografia diffonde un messaggio di ineguaglianza fra uomini e donne e una rappresentazione degradata della sessualità. A parere del giudice, se ciò è vero ne deriva, in modo incontrovertibile, che debba essere annoverata tra le “opinioni” e sottoposta alla tutela del Primo Emendamento, all'interno del diritto alla libertà di espressione. Così dal fatto che la pornografia veicola un messaggio di ineguaglianza, il giudice ne deduce non che dovrebbe essere proibita, come chiedevano Dworkin e MacKinnon, ma che debba essere tutelata dal Primo Emendamento, il che apparve, allora, quantomeno bizzarro.
Ogien è un esponente del minimalismo etico che tende a sfrondare la pornografia dalle numerose distorsioni che da sempre hanno caratterizzato questa sfera della sessualità, della ricerca del piacere, della relazione, facendola apparire come esecrabile, ripugnante, pericolosa. Ogien scuote, sobilla, suscita perplessità sulla saldatura sistematica tra pornografia e discriminazione sessuale avanzata dai pornofobi in termini di reificazione, asservimento, umiliazione del corpo femminile; pone altresì dubbi sull'affidabilità delle prove empiriche derivate da studi e ricerche sugli effetti negativi dell'esposizione alla pornografia, ritenendo che essi non siano interpretabili in maniera univoca.
Il volume si chiude con un epilogo davvero stimolante: il “dilemma di Greta” che lascia sussistere tre possibilità: 1) la pornografia è una forma di sessualità particolare, rispettabile come le altre; 2) la sessualità tramite pornografia è perversa; 3) quel che si fa per mezzo della pornografia è qualcosa che non ha nulla a che vedere con la sessualità.

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Donatella Di Maio
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