mercoledì 12 settembre 2018

Mastr’Antria e altri racconti di Andrea Giostra: storie inaspettate, curiose alla scoperta di angoli di vita. La recensione


«Daniela Igliozzi ha sicuramente dedicato la sua vita all’Arte. Apprezzata attrice di cinema, teatro, Tv, Radio, doppiaggio - diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia - non ha mai abbandonato la sua passione per la pittura includendo anche la difficile arte dell’incisione e facendo molte mostre in Italia e all’estero. Non ha mai rinunciato al baile flamenco e, ultimo ma non ultimo, scrive romanzi, racconti, testi per il teatro. Andrea Giostra le ha fatto leggere il suo ancora inedito “Mastr’Antria e altri racconti”: ne è nata questa recensione che con piacere proponiamo ai nostri lettori.»

La recensione di Daniela Igliozzi
Mastr’Antria. Quasi uno scioglilingua.
Per essere condotti dentro storie inaspettate, curiose, per partecipare a quelle rievocazioni che facciamo nostre messe lì da chi quelle storie le ha vissute e che con la penna ci regala.
Una Giostra pirotecnica quella di Andrea Giostra, il Giostraio delle Storie che ti prende per mano e ti accompagna pian piano a prendere il volo e ti fa fare giri meravigliosi alla scoperta di angoli di vita e tu non vorresti mai scendere perché vieni acciuffato sempre da nuove visioni nuovi orizzonti, giri giri e non finisci mai di conoscere nuove storie, di incontrare personaggi strani, strani come tutti noi ma tu non lo sapevi e ti si svelano adesso perché Andrea ti guida in questa scoperta e tu tante cose le conosci ora grazie ai giri che ti fa fare, con storie che ti racconta come fossero favole ma tu non dar retta, sono storie vere. Ma poi vere o false che t’importa? Ti appassionano, ti incuriosiscono, ti divertono, ti sorprendono, ti coinvolgono, ti trascinano e tu diventi complice e ti chiedi “Ma dove sono? Dove mi trovo?” Sei lì, con loro, con quei personaggi, e ti sostituisci a loro e quelle storie le vivi in prima persona, e senti di essere in compagnia di un sacco di gente appena conosciuta ma che forse conosci da una vita e insieme a loro vivi storie nuove, inaspettate, e ti ci metti a parlare con queste persone, chiedi loro di raccontarti ancora di più, e loro non ti deludono, vanno avanti, ti dicono, ti raccontano, storie che diventano tue, lo sono sempre state ma tu non lo sapevi e ti sembra d’essere stato in quei luoghi, d’aver sentito quegli odori, quei sapori, d’aver vissuto quegli amori, d’aver provato quelle sensazioni che forse sono entrate nell’oblio della mente ma non del cuore e della carne e adesso riaffiorano e rivivono.
Ti sembra di stare seduto nella poltrona più comoda della casa davanti al caminetto acceso in una fredda sera d’autunno, o sotto l’ombrellone quando i bagnanti al tramonto hanno lasciato la spiaggia o nel giardino di casa con il frinire delle cicale nelle orecchie e il profumo delle rose nel naso e sei tutto preso dai nuovi compagni di vita che ti si rivelano pagina dopo pagina e allora scopri pure che la lettura può essere un gran piacere e non una medicina che devi prendere, non devi leggere il best-seller consigliato da giornali e Tv che tutti hanno letto e che se non fai altrettanto sei out.
Ma Mastr’Antria lo diventerà, un best-seller. Sì, per un formidabile convinto sincero veloce passaparola.
Andrea Giostra racconta tante cose, con stile sicuro, libero da schemi, sorretto da una grande onestà, quell’onestà che contraddistingue i veri Artisti, di qualsiasi campo dell’Arte, quando non si vendono alle mode né alla voglia sciocca di inutilmente apparire ma cercano solo la gioia in quello che fanno.
Amante delle “liste”, Andrea, che tanto piacevano a Eco e che affascinano la sottoscritta. Perché quando una cosa ci piace o ci è antipatica o ci fa paura e ci cattura la penna non si finirebbe più di descriverla e definirla e le parole non bastano mai e allora si scava nella nostra lingua così piena di rimandi antichi e sonorità classiche, che il dialetto siciliano conserva meglio di quelli delle altre regioni nostre. E scopriamo che ne abbiamo di modi, per dire le cose. E Andrea le scopre tutte, sia quando scrive in italiano che in siciliano, eco lontana della cultura antica della Sicilia che Andrea riesce a salvare, e qui è evidente il suo omaggio alla sua Terra. E si è catturati dalla musicalità del suo personalissimo modo di raccontare e dal ritmo ora dolce ora impetuoso o pacato focoso soave…
Ci presenta personaggi granitici Andrea – che si ripetono nella loro quotidianità sempre identici a sé stessi, che non si lasciano sfiorare dagli accadimenti della vita – con il gusto dell’ironia e sfumature eleganti e benevoli di sarcasmo. L’Autore li conosce bene quei personaggi. Sono Siciliani come lui.
E poi ci sono le storie d’amore. Uomini e donne che si danno la caccia. Storie di donne che cercano l’uomo che le protegga in barba a qualsiasi femminismo. Un uomo forte, dolce, che le sappia abbracciare. Storie intense. Storie dove la sessualità è ricondotta alla più nobile sensualità, con la sua fascinazione intatta raccontata con descrizioni che nulla censurano, con irruenza e delicatezza fino a raggiungere la Poesia. «Guardai la Madonnina del Duomo. Aveva visto tutto? Non provai vergogna. Era stato amore, e dell’amore non bisogna mai avere vergogna».
Seguiamo lo sguardo del personaggio e scopriamo anche noi ora la Madonnina, ora il magnifico Duomo di San Giorgio – «che col suo maestoso portale gotico-catalano incuteva timore» – su un pezzo di mare di Ragusa. Luoghi e oggetti che prendono vita perché trattati con lo stesso amore con cui sono trattati i personaggi.
Non vuole perdere niente Andrea dei ricordi. Non vuole perdere i ricordi. Li ha fissati sulla carta come si marchia a fuoco. Se non lo avesse fatto sarebbero caduti nell’oblio. Persi per sempre.
La prigionia del nonno Antria nella lontana Australia – dove lui visse sette anni di grande pacchia mischiata a struggente nostalgia e dove avrebbe voluto stabilirsi con la famiglia una volta finita la guerra. Trovò il coraggio di dirlo a Nonna Vita ma lei gli dette un fracco di legnate rincorrendolo per tutta la casa e costringendolo a letto per una settimana pieno di dolori e con la febbre alta.
Quella terra era la terra dell’abbondanza e lui veniva trattato dagli ufficiali inglesi con grande rispetto, anche perché era addetto alla preparazione delle superbe briosce, alle quattro del mattino, e all’ammazzamento del maiale che lui aveva già imparato a casa, all’età di quindici anni, perché diventasse Uomo. «La scannatina». Il rito. Il fendente sulla testa dell’animale veloce come il cambio delle gomme al box della Ferrari. «Ora omo sì». Ma quell’omo era dovuto correre in bagno dove «prima cacò, poi vomitò».
Certo il Nostro non avrà dovuto affrontare quell’esame. Sarà diventato Uomo per altre vie. Ma ipotizza che anche il nonno di Tarantino passò quell’esame e che lo abbia raccontato al regista di tanti ammazzamenti cinematografici.
E tutta la famiglia restava ore e ore davanti al forno aspettando che il maiale si cuocesse e in quell’effluvio, in quel calore si parlava si parlava, con quella lentezza di tempi oggi scomparsa per sempre.
Atmosfere intense costruisce Andrea, che un po’ ci rimandano a quelle della sua conterranea Goliarda Sapienza e alla sua Città della gioia.
Trova anche il modo Andrea, di ricordare quale sia stata la grandezza della Sicilia, e a me piace aggiungere di tutto il Sud, prima di eventi sconvolgenti a loro danno e ancora non pienamente riconosciuti nella loro gravità.
C’è di che perdersi in questo mare di storie siciliane di Andrea Giostra, e è come perdersi nell’azzurro meraviglioso del mare di Sicilia quando vi si posano lo sguardo e il cuore.
Auguro la lettura di questo libro a tanti, perché per un po’ vivranno meglio, un meglio che si protrarrà nel tempo, grazie al Gran Giostraio delle Storie e della Fantasia.

Daniela Igliozzi
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Andrea Giostra
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