lunedì 17 settembre 2018

Franco Oppini: Recitare Shakespeare è un ritrovare il teatro vero. Molto spesso è più attuale degli scrittori moderni. L'intervista

L’intervista di Ester M. Campese. - Oggi per la nostra intervista abbiamo un grande e noto attore, Franco Oppini. La sua carriera iniziò come comico nel ’71 a Verona con il gruppo “I gatti di Vicolo Miracoli”.
Per ciò che riguarda il cinema invece il debutto avviene successivamente recitando un ruolo nel film di Corbucci “Squadra antifurto”. Fondamentale è stato l’incontro con Carlo Vanzina che diede il via alla vera e propria carriera cinematografica di Franco Oppini. Vanzina lo dirigerà in “Arrivano i gatti” nell’80, l’anno seguente in “Una vacanza bestiale” e nel 95 in “Selvaggi” con Gullota e Monica Scattini. La sua carriera prosegue con diverse presenze sia al cinema che in TV, per ciò che riguarda il cinema ha lavorato con attori quali Teocoli in “Abbronzatissimi”. In televisione partecipa a “Quo Vadiz?”, “Drive IN” e conduce per un periodo nel ’97 con Gerry Scotti “Striscia la notizia”. Partecipa anche alla trasmissione “Quelli che il calcio”, condotta da Simona Ventura. Non mancano nemmeno le serie TV come “Colletti bianchi” nel 1988, e interpreta Il Signore di Campireali nella serie televisiva in costume “Il falco e la colomba”, di G. Serafini. Si approccia al teatro esordendo nel 1990, con “Piéce Skandalon” di Memè Perlini, al Festiva di Spoleto, in cui interpreta un ruolo drammatico interpretando Fausto Coppi. La sua carriera teatrale proseguirà da li in avanti e si svilupperà in modo consolidato interpretando ruoli impegnati tratti da Shakespeare, Goldoni e Molière. Nel 2015 recita nella commedia “La mia futura ex” con Antonella Elia e Simona d’Angelo. Mentre tra gli ultimi spettacoli teatrali del 2018, “Gion e Gierri” con Massimiliano Buzzanca in una simpatica commedia che vede la reunion di due amici 30 anni dopo. Tra il 2016/2017 ha partecipato con i “Terapia Band” anche a diverse serate di cabaret cantato.
Bentrovato Franco e grazie del tuo tempo per questa intervista. Tu sei un attore affermato, ma ti chiedo, ti è mai capitato nel corso della tua carriera di dover affrontare dei “rischi” che poi in realtà si sono rivelati un successo e quindi una scelta vincente?
Sai Ester, il nostro mestiere è un mestiere di rischio perché non sai mai se lo spettacolo che vai ad interpretare avrà successo o meno. Forse è il più rischioso dei mestieri da un punto professionale. E’ un rischio continuo, l’incubo e il sogno di un attore è che sei in teatro e non sai cosa succede. La paura è che non succeda nulla, che la gente non ti applauda, la paure del fiasco insomma. Per fortuna non mi è mail capitato.
Cosa ne pensi del cinema e del teatro di oggi, li vedi cambiati rispetto ai tuoi esordi?
Sicuramente è cambiato, facciamo però un distinguo tra teatro e cinema. Per il teatro il problema è che non essendo più di tanto sostenuto dallo “Stato e dal Pubblico”, ed essendo meno i Comuni e Città che hanno fondi per sostenete o comprare commedie e spettacoli, le tournée sono sempre più ridotte. Questo va a discapito della professionalità, e soprattutto per ciò che riguarda i giovani che non hanno materiale su cui poter lavorare. Oggi se si fa una tournée non si superano le 30 date, mentre una volta si facevano spettacoli in cui si partiva da maggio per terminare ad ottobre. Poi c’è anche un’inflazione di personaggi con poca esperienza, che magari arrivano da qualche reality, alcuni sono bravi professionisti per carità, ed hanno anche avuto un buon successo.  Per ciò che invece riguarda il cinema, direi che soffre del fenomeno del “cinepanettone” che a volte tiene anche in piedi “l’economia” dello spettacolo. Una volta però cera il cinema di serie A e quello di serie B. Oggi si punta troppo poco su film di qualità, ma questo non è solo un qualcosa che riguarda i produttori e distributori, ma è dovuto anche alle poche idee. Se si lavora poco, di conseguenza c’è anche poca possibilità di crescere. Ti faccio un esempio, quando esce un film che ha un’idea vincente come il caso di qualche anno fa di “Perfetti Sconosciuti” di Genovese con attori bravi ed una bella idea il risultato è che è viene prodotto un film che ha avuto un grande successo. A conferma che se fai un bel film poi va. E’ una questione di puntare sulla qualità e proseguire in questo senso.
Allo stato attuale c’è una proposta sia cinematografica che teatrale davvero molto variegata, ma la quantità, secondo te, non rischia di andare a discapito della qualità?
Bè sai non c’è nemmeno tanta quantità in fondo e di conseguenza nemmeno la qualità. Nei tempi passati si producevano 400 film all’anno ed era una grande opportunità e si poteva cresce. Adesso se ne fanno circa 40/50 all’anno, molto poco. È un problema totale quindi, che riflette questo momento di crisi soprattutto in questo campo. Si fa fatica anche a prendere i soldi, ad essere pagati. Magari qualcuno fa il passo più lungo della sua gamba e poi non ti può pagare, pare quasi che sia quasi un opzional …
Per lavoro spesso gli attori prendo “al volo” una valigia e partono in giro per il mondo. C’è un luogo a cui sei particolarmente affezionato che ti è rimasto nel cuore in questo tuo girovagare?
Bè guarda, gli attori sono “zingari vaganti”. Non è un luogo in particolare che mi è caro, ma sono tutte le città, tutti i paesi, magari quelli più piccoli, dove quando fai le tournée teatrali ti ritrovi a ricontrare persone che conosci, amici, attori, ma anche quello della trattoria dove vai a cena dopo lo spettacolo, o quello dell’albergo. Si crea in qualche modo un “giro”. Sei un viaggiatore in senso lato e ti ritrovi ad avere una ragnatela di relazioni sociali dove di senti quasi a casa e a tuo agio. Questo è il bello del nostro mestiere.
Invece una produzione artistica o spettacolo che ti è particolarmente caro?
Di solito è l’ultimo che fai quello che ti resta più in mente. A parte il Festival di Spoleto che è stata una svolta importantissima nella mia carriera. In quella circostanza ci fu un eco mediatico in tutto il mondo con ridondanza a New York, trasmesso da Rai, insomma molto importante. Dopo lo scioglimento del gruppo de “I gatti” quello è stato, per me, un punto di ripartenza. Ma poi ci sono state anche varie produzioni ad esempio l’ultima con Massimiliano Buzzanca. Collaboro anche con il teatro del Torrino con Zuzzurro. Una compagnia di giovani ragazzi molto unita e li anche mi sono ritrovato molto bene. Sai quando lavori ad un progetto si crea un’atmosfera familiare dove vivi gomito a gomito con i tuoi compagni di lavoro ed è difficile dopo 2 o 3 mesi riornare alla tua vita di tutti i giorni, perché gli attori diventano la tua famiglia. Finito lo spettacolo ti senti un po’ spaesato, ma sai anche che prima o poi li rincontrerai.
Tu sei da diversi anni il Presidente della giuria tecnica dell’”Ariano International Film Festival” in cui c’è anche Ada Alberti e sei oltretutto il conduttore della serata finale del Galà, negli ultimi anni con Emanuela Titocchia, cosa ci dici a proposito?
Guarda Ester, questo tipi di Festival hanno un grosso vantaggio, una grossa prerogativa ovvero chi si presenta al festival non mira al commerciale. Molti Festival si sa sono una vertina in tal senso. In questi tipi di Festival invece c’è più l’indirizzo verso le nuove idee e talenti. Per cui chi si presenta a questo Festival porta davvero idee originali, ma anche la sua storia, la sua passione e l’entusiasmo per questo mestiere. Festo fa si che diventi inevitabilmente un Festiva di qualità e questo è davvero molto bello ed importante. Questo Festival è seguito con grande attenzione e gioia non solo da chi vi partecipa, ma vede presenze arrivare da tutto il mondo.
Spesso agli artisti faccio questa domanda, pensi che il supporto delle autorità preposte (politiche ed economiche) a quello che imprescindibilmente è cultura e quindi storia di un popolo anche attraverso l’arte, sia sufficiente?
No! assolutamente no… qualcuno disse che con l’arte non si mangia e non si campa. Trovo invece che ciò sia un grossolano errore di valutazione, una stupidaggine totale, perché l’indotto del teatro e del cinema, se fatto bene, è notevole. In alcuni paesi -esempio la Francia- proprio nei momenti di crisi, punta ancora di più sull’intrattenimento, sullo spettacolo e sul teatro, perché fa muovere la società, fa uscire la gente da casa, e rimette in marcia anche l’economia.
Franco tu hai fatto tantissime cose e recitato in svariati ruoli, ce n’è uno che ancora non hai fatto e vorresti invece interpretare?
Bè, ma lo sai che ho avuto anche una compagnia di operetta? Mi manca solo il circo come gamma del mondo dello spettacolo. Certo che tra i ruoli che vorrei interpretare non me ne manca uno solamente, ma cento. La carriera dell’attore ha tantissimi ruoli e sempre più mi convinco che recitare ad esempio Shakespeare è un ritrovare realmente il teatro vero. Shakespeare molto spesso è più attuale degli scrittori moderni, ma con una poesia e una forza che bastano due frasi, e anche solo leggendo ti rendi conto della grandezza. Di Shakespeare ho recitato tre o quattro soggetti ad esempio “Molto rumore per nulla”. Bellissimo! Il desiderio vero di un attore è morire in scena, mi viene in mente Molière: lui è morto in scena. Ha sfruttato la sua morte per recitare in teatro. Credo sia uno dei pochi mestieri per cui non vai mai in pensione, Ci sono tanti ruoli anche per attori con età avanzate appunto vedi Molière “il malato immaginario”. Pensandoci, vorrei poter avere che nel cinema, se posso essere sincero, la stessa possibilità che ho avito in teatro, cioè nel recitare anche ruoli drammatici. I registi e produttori cinematografici italiani, non vanno troppo a teatro, come ad accade in altri Paese ad esempio in Inghilterra. Ci sono tantissimi attori straordinari di teatro che nel cinema non vengono ingaggiati. Un vero peccato.
Ci vuoi anticipare qualche tuo progetto/impego futuro?
Sì, certo: questo inverno farò tre spettacoli a Roma: sarò al teatro Tirso, poi al teatro De Servi e in primavera al Teatro delle Muse. Ho quindi un bel portafoglio di spettacoli da portare avanti.
Grazie davvero carissimo Franco per essere stato qui con noi oggi per questa intervista. Ti faccio un grande in bocca al lupo per tutto.