lunedì 24 settembre 2018

Enio Drovandi: ci ricordiamo ancora i vecchi grandi Maestri perché oggi c’è il nulla. L'intervista

Intervista di Ester M. Campese

Enio Drovandi, attore toscano trapiantato da tanti anni a Roma, esordisce nella sua carriera cinematografica guidato dal regista Francesco Massaro ne “I miracoloni”. Recita nel corso della sua carriera al fianco di attori di primissimo piano come Benigni di cui è anche caro amico, ma anche con Banfi, Tognazzi, Dorelli, Montesano Abatantuono, Calà, la Antonelli e Lory Del Santo. Molti i ruoli rilevanti che interpreta in diversi film: ricordiamo “Sapore di mare” di Carlo Vanzina, “Speriamo che sia femmina” e “I picari” di Mario Monicelli. Anche le commedie all’italiana lo vedono protagonista tra gli anni Ottanta e Novanta e nel Duemila come pure in TV ha un enorme successo in fiction come “I ragazzi della 3ª C” diretto da Claudio Risi, “Classe di ferro” di Bruno Corbucci, “Lo zio d’America 2” con la regia di Rossella Izzo e “Un ciclone in famiglia” di Carlo Vanzina. Si dedica anche al teatro in cui esordisce nella commedia con Fabrizio Bracconeri in “W le miss”, di cui lui stesso cura la regia. E’ attore protagonista in “Se il maniaco viene a cena” e “Il maniaco 2 – La vendetta”, per la regia di Salvatore Scirè, nonché in moltissimi altri spettacoli, sempre con grande successo. Enio oltre ad avere un grande umanità, maggiormente consapevole dopo un grave incidente stradale avvenuto nel 1989, è davvero un grande e completo artista: infatti oltre ad essere attore, è anche scrittore e regista di cinema, teatro e TV. 
Grazie carissimo Enio di essere qui con noi oggi per questa intervista. Tu sei un artista ed hai il tratto dell’umorismo tipico dei toscani che ti contraddistingue in modo netto e ti fa riconoscere dai tuoi fan; cosa ci dici tu al riguardo?
In effetti è una mia caratteristica. Devo dividere la mia carriera artistica e personale in due modi: famoso e non anonimo e invece anonimo famoso. Mi spiego meglio, nel corso degli ultimi 20 anni la mia fisicità è cambiata e quindi è passata da ragazzo ad una fisicità da uomo. Sono molto più bello ora – sorride – mi definirei un bellissimo uomo affascinante. Prima ero un simpatico guascone della commedia e la mia faccia era uguale al personaggio dei miei film. Nella seconda parte della mia vita ho avuto invece la fortuna di potermi gustare il successo gestendo i tempi, ovvero quando lo dico io, quando lo comunico in una occasione “ufficiale”, ma posso anche viaggiare da anonimo nella mia mia vita. Ecco perché mi definisco un anonimo famoso.
Un aneddoto simpatico dei tuoi esordi?
Gli aneddoti sono svariati, non uno solo. Si parla di una persona che parte dalla provincia di Pistoia con una famiglia di estrazione contadina alle spalle e viene a Roma per fare l’attore; che dire, per ogni film c’è legato un particolare aneddoto o più. Mi vengono in mente i viaggi fatti in treno, per esempio, e per non pagare il biglietto, che soldi non ce ne erano, alle stazioni scendevo dal treno, per risalire alla carrozza dove era già passato il controllore appunto per non pagare il biglietto. Potrei dire che ero un frequentatore delle pensiline, ma in questo modo facevo Firenze/Roma senza pagare il biglietto. O come la prima volta che sono venuto a Roma convinto di esser un play boy ho notato una donna che mi guardava e sorrideva. Già pregustavo il successo e pensavo di averla conquistata, ma poi mi resi conto che era una prostituta ed era quindi chiaro che mi facesse l’occhiolino….
Un personaggio legato ai tuoi successi e che tutti noi ricordiamo è senz’altro Totip, questo ti fa piacere o lo senti come un clichè?
No, non lo sento un clichè. Totip è rimasto nel cuore di tantissimi; è il personaggio de “I ragazzi della 3ª C” diretto da Claudio Risi” che ha vinto due Telegatti un superstrike che ha ancora oggi il record degli ascolti su Italia1, ma sono legato anche a Iacocca che ha il record di ascolti di 11 milioni. Tutti personaggi che ho amato, come pure Cecco personaggio di uno dei film fatti con Monicelli regista che ha dato anche una svolta culturale alla mia carriera.
Una domanda più personale: come è cambiata la tua vita da quel tragico incidente?
Il 1989, l’anno dell’incidente è lo spartiacque della mia vita. In qualche modo è il Mosè della situazione. Definisce lo spartiacque tra una vita dedicata al cercare il successo a tutti i costi con i “benefits” che comporta ed una vita in cui ricercare il valore del tempo con i relativi vantaggi. Quindi da allora nel mio animo ho compreso che io voglio essere ricchissimo di tempo e non di denaro. Quando ho guadagnato per oggi e il domani, il dopodomani lo lascio agli altri. Oggi se penso di andare in piscina a prendere il sole ci vado, prima invece andavo a lavorare e poi se restava tempo in piscina. Il tempo è una moneta importantissima che nessuno ti rende più. Poi non scordiamo che l’ultimo vestito che indossiamo nella vita non ha tasche e quindi non ci portiamo niente dietro. Ogni anno, da allora festeggio con “La festa della vita” l’unica festa al mondo dove si celebra la vita e da ben 29 anni consecutivi. Ne ha parlato anche il Times.
Oggi il modo di fare umorismo secondo te è cambiato rispetto agli anni 80/90?
Si!; è cambiato perché sono cambiati i tempi. Prima c’era anche più tempo per raccontare delle storie, Walter Chiari insegna. C’era l’avanspettacolo con i grandissimi che hanno fatto gli apripista come Tognazzi, Sordi, Montagnani. Con l’avvento di internet la velocità è aumentata e quindi anche la battuta deve essere veloce. Ma non c’è più la gavetta e questo è un peccato perché i ragazzi che vogliono fare spettacolo non hanno più esempi se non andare a cercare i vecchi maestri. In questo modo si va a bloccare il talento. Oggi basta essere un battutista in TV e poi magari dal vivo finisce tutto e “cadi”. Ecco perché ci ricordiamo ancora i vecchi grandi Maestri. Quindi che dire, oggi c’è il nulla. Me lo diceva già anche Fellini: “Enio la televisione ha smitizzato l’attore, lo ha reso talmente spezzettato che non c’è più la magia dell’attore”. Questo te lo dico con rammarico in negativo, anche se in positivo è un mondo più aperto. Non ci sono però modelli concreti: sono “qualcuno” perché faccio “Uomini e Donne” o “il Grande Fratello”, ma finito quel momento cala il sipario, se non c’è sostanza. C’è grande diversità tra essere noti ed avere successo. Sei una persona di successo se dopo 20 anni ancora la gente ti riconosce come un artista che ha credibilità.
Il regista con cui ti sei trovato meglio?
E’ come per i personaggi, non posso scegliere tra mamma è papà. Diciamo che ho avuto tante famiglie non posso scegliere un babbo o una mamma solamente. Carlo Vanzina è stato importantissimo per me, ma non posso scordare Monicelli con il quale sono l’unico attore al mondo ad essere stato diretto quatto volte. Ad una cena con i giornalisti, disse – a Bordini di Firenze, lo rammento ancora – “il maggiore attore attuale con talento? Non ho dubbi Enio Drovandi “. Non posso scodare però nemmeno tutti gli altri con cui ho lavorato.
Oltre il cinema e il teatro hai anche recitato in TV e in diverse fiction che fra l’altro ti hanno portato, lo dicevamo prima, per due anni di seguito a vincere il Telegatto: di questo cosa ci dici?
Sai Ester, devo dire che nella mia carriera ho provato il vero successo. C’è stato un periodo in cui per fare cento metri in Via del Corso a Roma ci impiegavo una infinità di tempo perchè non riuscivo a camminare per la tanta gente che mi si accalcava intorno. Questo è molto bello, è l’affetto del pubblico, ma di contro non potevi uscire di casa. Avevo anche voglia di andare al caffè e non essere riconosciuto. Oggi sono famoso quando lo voglio io, ad esempio anche attraverso un video ed adesso è fantastico, hai lo spazio giusto. Insomma un conto è che ti riconoscono e magari anche con garbo ti si avvicinano e ti salutano, ed un conto era quando non riuscivo nemmeno a prendere un caffè se non dopo un’ora che ero entrato in un bar. E allora non c’era internet!
A fine 2017 hai scritto un cortometraggio/docufilm su Francesco Nuti, ci vuoi raccontare come è andata?
Lo sto montato proprio in questi giorni. Ha un titolo provvisorio “Ti vogliano bene Francesco Nuti” ed è prodotto da Film’in Tuscany. Il corto è scritto diretto ed interpretato da me. Al mio fianco Anna Maria Malipiero, ex compagna di Nuti e madre di Ginevra. Nel film anche un bimbo Francesco Petit Bon e la partecipazione di Paolo Rossi, il mitico Pablito dei mondiali di calcio. Il prologo è fatto da Veronesi e le musiche sono di Giovanni Nuti, fratello di Francesco, che fra l’altro ha vinto il Davide di Donatello per le musiche di “Tutta colpa del Paradiso”. Nel docufilm racconto ad un bimbo la vita di Francesco attraverso i film che Nuti ha interpretato. Uscirà nei maggiori Festival Italiani ed Europei entro un mese.
Un progetto non ancora realizzato che invece hai a cuore?
Sto preparando un altro progetto a breve, in cui ci saranno venti ragazzi e ragazze noti dove racconto le feste in casa. Il titolo è “Un amore in guance rosse”; in questo film si raccontano i sentimenti e la poesia delle feste in casa, dal ballo della scopa al giuoco della bottiglia.
Poi sai che sono diventato responsabile nazionale dell’ASI Spettacolo per la promozione e divulgazione di nuovi artisti, anche quelli alle prime esperienze. L’ufficio è a Cinecittà, ma chi fosse interessato può anche consultare la pagina ufficiale “Enio Drovandi Asi”.
Poi ho anche il mio canale Youtube aperto da poco più di un anno e con mia meraviglia ha un seguito di 1 milione e mezzo di visite. Ovviamente ringrazio lo staff che cura il canale. Queste sono cose che ti danno soddisfazione se pensi che vado poco in TV e faccio pochi film. Questo vuol dire che qualcosa di me della vita artistica è rimasta.
Grazie Ennio ed in bocca al lupo per tutto.