mercoledì 15 agosto 2018

I-dentity Gen di Paolo Di Petta, un libro dalla scrittura snella fatta di memoria e di periferia. La recensione di Fattitaliani

di Massimo Lanzaro - “Alla terra solcata dai miei nonni, al cemento in cui sono cresciuto, al mare intorno che in battere e levare mi respinge e mi riaccoglie”: non mi sono mai soffermato su una dedica come in questo caso.
Si tratta di quella del libro “I-dentity Gen” (L’erudita editore, 2018) di Paolo Di Petta, ingegnere partenopeo classe 1973, al momento solo “prestato” alla letteratura. È quel verbo “riaccogliere” e quella “i” che fa la differenza a calamitare la mia attenzione e riflessione. Il verbo “raccogliere” presuppone l’immobilità dell’oggetto, il verbo “riaccogliere” l’incontro, meglio un nuovo incontro tra due vecchie conoscenze. Ed è questo il nodo, lo snodo di un libro dalla scrittura snella fatta di memoria e di periferia, qui la “Traversa”. Non importa se la “Traversa” è il nome di un quartiere ben definito o semplicemente una delle tante traverse di periferia, strade che incontrano altre strade, incroci che svoltano in vie secondarie. Ciò che importa è illuminare quella svolta in senso letterale e metaforico: dare luce a realtà ai margini e compiere un percorso capace di perdersi e ritrovarsi per dare senso alla propria vita. Il libro ha un io narrante incarnato in Greg, un giovane che non riesce a trovare in nessuna donna il suo porto sicuro; un ragazzo che si lascia attraversare da ciò che lo circonda. È protagonista di esperienze al limite di un quartiere difficile e, mentre sembra quasi indifferente a tutto e tutti, quasi fosse la sua corazza per proteggersi dagli altri, riserva una grazia inusitata verso gli amici più in difficoltà. Vive il rapporto col fratello maggiore come un modello potenziale, uno psichiatra che si porta addosso il peso dei pazienti che incontra. finendo lui stesso per passare per “pazzo”, fino ad alzare bandiera bianca e a far perdere le proprie tracce. Sarà quella l’ultima goccia ad uscire dal vaso per svegliare dal suo torpore Greg che così si lancerà in un viaggio all’estero in cerca di fortuna. Ma la sua fortuna più che beni materiali sarà dare significato alla propria esistenza apparentemente senza punti di riferimento. Solo dopo questo andare e perdersi in lidi che non saranno così accoglienti, ma solo nuove periferie e incontri di vite ai margini, che il suo viaggio compirà il suo cerchio nel tornare alla Traversa che, riaccogliendolo, gli restituirà la sua essenza, perché Greg riuscirà nel difficile incontro con se stesso. L’ingegnere ed ora scrittore Paolo Di Petta racconta che le bozze di questo libro erano rimaste per tanto tempo impolverate su uno scaffale e ritrovate dal fratello Gilberto, e di averle rielaborate per raccontare una generazione che è stata adolescente senza gli smartphone, tra citofonate e chiacchierate al muretto. Dato alle stampe questo libro, ora vorrebbe raccontare la generazione dei nativi digitali, quasi esplorando l’essenza dell’incontrarsi e della comunicazione interpersonale: dopo quella dei ragazzi di ieri, quella dei giovani di oggi. In “I-dentity Gen” il suo io narrante è talmente forte che il lettore si chiede quanto della storia sia vero e quanto sia frutto della fantasia. I richiami letterari sono tanti ed anche ben definiti, evocati quasi sempre all’inizio di ogni capitolo. È un libro che si può leggere come un romanzo ed anche come una raccolta di racconti, non modificandone la bellezza dell’incontro. E, al di là di tutto questo, Di Petta, nonostante sia al suo esordio letterario, mostra una maturità di scrittura capace di restituirci in poche pennellate personaggi così reali e vividi con enorme immediatezza plastica che nel lettore lascia la sensazione di scendere in strada e poterli riconoscere nei visi delle persone che incrocia. La vita alla fine è un crocevia di strade principali, le secondarie appartengono alla cosiddetta società civile.