sabato 25 agosto 2018

Fiction, Vanni Corbellini: la migliore tv è quella che tende ad educare e a migliorare. L'intervista

Archivio, 6 febbraio 2008 - Raidue stasera andrà in onda la seconda puntata della fiction italiana Zodiaco, prodotta dalla Casanova Entertainment di Luca Barbareschi ambientata nelle atmosfere noir di una Torino misteriosa in cui la protagonista Antonia Liskova riceve da un assassino messaggi ispirati alle Centurie, le profezie di Nostradamus, a cui però il commissario Donati (Massimo Poggio) stenta a credere.

Fra gli altri protagonisti del film c'è anche il bravo e fascinoso Vanni Corbellini nato proprio a Torino, che interpreta Pierre Santandrea, padre della prima vittima, e che ci confida il rapporto con la città natale: "Ci ho vissuto parecchi anni - confessa - respirando l'aria esoterica che la caratterizza e la rende città magica per eccellenza, vertice di un triangolo magico europeo, di cui ho sempre saputo e sentito storie particolari.
Per esempio?
A cominciare dalla montagna Musinè attraversata da un misterioso magnetismo, dove si sono avverati tanti avvistamenti Ufo e per un certo periodo si sono verificate diverse cadute di aerei. Si dice che l'abbazia di San Michele all'entrata di Val di Susa costituiva un collegamento di proprietà che parte dalla Spagna costruito contro l'influsso negativo della montagna.
Personalmente sei stato testimone di qualche strano accadimento?
Un giorno sciando su un percorso di 80 km ho visto dei fuochi nella valle: non ne ho mai saputo la natura e non c'era alcuna correlazione con una festa religiosa o un altro evento conosciuto. Una casualità strana. Ho anche incontrato Gustavo Rol, il più grande napoleonista, un personaggio dalle doti sensitive straordinarie. E poi personalmente ho consultato una maga per farmi prevedere il futuro: in alcuni aspetti ci ha preso in pieno.
Dopo Torino?
Ho lasciato una Torino sonnolenta, era il dormitorio della Fiat: non succedeva niente. Per un periodo sono vissuto a Milano ma qui mi mancava l'orizzonte ottico, l'immaginazione degli spazi, contrastati sempre da un muro che non è un'opera del Borromini, tanto per intenderci. E dopo a Roma dove c'è tanto di bello, a partire dal clima, ma è come una vecchia baldracca che te la fa pagare: le imputo di rubarti le energie e gli anni con la sua piacevolezza. Per farsi notare bisogna essere un grande presenzialista, una pantegana dei salotti: in verità, non produce granché. A Milano o lavori o diventi pazzo: a Roma nulla cambia, non hai la possibilità di far qualcosa a meno che non ti accodi a una corrente.
Massimo Poggio e Antonia Liskova in "Zodiaco"
La fiction Zodiaco è fatta bene: ha un ritmo narrativo coinvolgente...
La prima puntata l abbiamo guardata tutti insieme per scaramanzia e il nostro commento è stato proprio questo: il regista Eros Puglielli ha saputo rendere credibile un testo che sulla carta all'inizio era a tratti imbarazzante. È un regista
giovane, bravo e visionario che sa leggere fra le righe e così lo stile e la velocità delle immagini ha reso più fluido un testo che non sempre scivolava.
A proposito di fiction, tu sei stato uno dei primi interpreti storici di Incantesimo...
Sì, con Agnese Nano e Giovanni Guidelli. All'inizio nessuno ci credeva e ci mandarono in onda in piena estate contro i mondiali di calcio; invece funzionò benissimo diventando una scuola per i colleghi giovani, anche se col tempo si è
trasformata in uno strumento di potere e nei nostri confronti non c'è stato alcun riconoscimento, e a me non hanno proposto di fare i protagonisti di qualche altra produzione.
Come mai?
Sai, a poco a poco sono arrivati i figli e i parenti di..., le persone che fanno parte di certi clan. E poi credo di far parte di quella schiera di quelli che danno fastidio perché non accetto compromessi e sono completamente libero da vincoli. Non
accetto nessuna forma di ricatto e quindi posso risultare antipatico, ma non lo sono.
Che concezione hai della televisione?
Se lavoro per la tivù pubblica mi sento anch'io come un funzionario pubblico e quindi mi metto a servizio della comunità, facendo le cose così come vorresti vederle: questa è la sicurezza più grande. Anche quando un testo fa schifo
cerchi di interpretarlo al meglio.
Sei d'accordo sulla trasformazione di Incantesimo in una soap quotidiana?
Per niente. All'inizio l'utenza era formata da molti laureati e nel tempo si è cercato di avvicinarla a un pubblico sempre più popolare per farla sopravvivere. Adesso è diventato inguardabile: insomma, non puoi mettere come protagonista
personaggi che hanno una fittizia notorietà conquistata nei reality... e poi il genere si è avvicinato ai format diversi dall'originale che era l'unico prodotto scritto e fatto da italiani. Il livello in generale si è abbassato, perché c'è chi si arroga il diritto di sapere quali sono i gusti del pubblico che adesso risulta un po'
drogatello.
In che senso?
Si mangia quello che c'è a tavola e ci si abitua ai gusti di famiglia. Mi rendo conto che è difficile far capire a un giovane abituato agli hot-dog a scoprire e gustare la bontà di un piatto tradizionale. Insomma, la migliore tv resta sempre quella che tende ad educare e a migliorare.
Tu che guardi in tv?
Guardo appunto la tv educativa come History Channel e i documentari.
Che cosa manca alla fiction italiana?
Manca la figura del dialoghista che si pone a metà fra lo sceneggiatore e l'attore. Oggi le sceneggiature sono scritte per essere presentate ai dirigenti e strappare loro un sì, risultando pedestri. Giovanni Zambito