venerdì 13 luglio 2018

Verona, il Nabucco si sposta a Milano in pieno Risorgimento. Ottimo l'allestimento di Arnaud Bernard. La recensione di Fattitaliani

Nabucco è sempre stata interpretata come l'opera più risorgimentale di Verdi: gli spettatori italiani dell'epoca comparavano la loro condizione politica con quella degli ebrei soggetti al dominio babilonese. La lettura in senso risorgimentale fu incentrata soprattutto sul famosissimo coro Va, pensiero, sull'ali dorate.

Ebbene, all'Arena di Verona, non ci sono più dubbi: grazie alla straordinaria messa in scena di Arnaud Bernard, l'ambientazione cade proprio nel periodo caldo compreso tra il 1848 e il 1860, quando l’Impero austriaco dominava il Regno Lombardo-Veneto.
Il regista francese che ha curato anche i bellissimi costumi, ambienta la vicenda attorno al Teatro alla Scala durante una reale rappresentazione di Nabucco, per sottolineare maggiormente l'importanza dell’opera e la musica di Verdi nell'entusiasmare e accendere gli animi risorgimentali.
La sicura direzione di Jordi Bernàcer, le scene di Alessandro Camera e le luci di Paolo Mazzon, il Coro diretto da Vito Lombardi hanno evidenziato ancor di più i tanti effetti speciali disseminati lungo la narrazione: barricate, fucilieri, carrozze, dragoni a cavallo, martinit, nobili, borghesi, popolani, sorelle infermiere, bandiere del Sacro Romano Impero e tricolori, cannoni e moschetti, con il pubblico sorpreso e acclamante per le belle trovate.
Ottimo il cast: da Amartuvshin Enkhbat, un Nabucco convincente e intenso soprattutto nel terzo e quarto atto.
Susanna Branchini è una magnifica Abigaille: quanto è stata emozionante l'interpretazione dell'aria “Anch'io dischiuso un giorno”.
Impeccabile Rafał Siwek nel ruolo di Zaccaria, bravissimo Luciano Ganci nella parte di Ismaele, così come Géraldine Chauvet (Fenena).
Foto: ©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona