venerdì 13 luglio 2018

Teatro, Stefania Barca è Anna Freud. L'intervista di Fattitaliani

La chiamavano “Minerva uscita dalla testa di Giove” o anche “la vestale”. Anna Freud avrebbe dovuto nascere maschio. Era la sesta figlia di Sigmund Freud. Mentre le sue sorelle pensavano al matrimonio lei inventava la psicoanalisi infantile.
Incontrò Dorothy Tiffany Burlingham, e abitando con lei e i suoi bambini diede vita ad una famiglia di fatto ante litteram che incontrava l’approvazione e la simpatia dello stesso Sigmund. Le due donne si occuparono insieme di bambini orfani e traumatizzati, fondando asili e orfanotrofi in diversi continenti. Eppure lei continuava a sentirsi come una donna che non sa fare abbastanza. Questa è la sua storia. Appuntamento ai Giardini della Filarmonica il 27 luglio in occasione della XXV° edizione della rassegna “I Solisti del Teatro” con "Anna Freud. Un desiderio insaziabile di vacanze" per la regia di Edoardo Siravo con Stefania Barca, intervistata da Fattitaliani.
Molto particolare il personaggio di Anna Freud: com'è avvenuto il vostro "incontro"? Vi siete trovate subito bene l'una con l'altra?
L’incontro è stato un amore a prima vista: quando Roberta Calandra mi ha sottoposto questo testo mi è subito piaciuto, soprattutto perché è una storia di una donna combattente, mi hanno sempre interessato le donne che hanno dovuto lottare per i loro ideali, i loro obiettivi, anche a mia figlia ho dato il nome di una guerriera: Camilla. Ieri, più di oggi, c’erano dei meccanismi familiari che erano determinanti per la vita di una persona soprattutto a livello psicologico, proprio come è successo ad Anna. Per una attrice interpretare un ruolo così complesso, profondo, non può che suscitare interesse e vivere quest’avventura come una sfida che presuppone di andare oltre la superficie del personaggio. Un altro aspetto per me molto interessante è il rapporto di Anna con il padre Sigmund ed è il punto che interessa di più anche il pubblico: abbiamo ormai testato con mano nelle diverse volte in cui siamo andati in scena, che questo aspetto emozionale dello spettacolo tocca delle corde che sono comuni a molti, e per questo piace particolarmente. Questo padre importante, anche un po’ ingombrante ed al volte anche crudele ma comunque adorato, amato smisuratamente, tanto da dire “avrei sempre voluto essere come tu avresti voluto che io fossi, come un mare che ogni volta cerco di svuotare con il secchiello…ma non posso smettere di tentare”. 
Di quali vacanze ha un perenne desiderio Anna Freud?
Anna lamenta di lavorare sempre troppo, anche se in effetti è la vita che lei stessa si è scelta. Quando incontra questa donna americana riesce a vivere questa storia d’amore fino in fondo nonostante il padre l’abbia inibita sul versante sentimentale impedendole di sposarsi, e quindi in qualche modo di vivere la sua personalità. È proprio nel momento dell’incontro con Dorothy che scopre di poter vivere una grande felicità e si concede un periodo di “vacanza” dove nutre il desiderio di non fare nulla. Si comprano, dunque, una casa al mare e lei passa le sue giornate in spiaggia a leggere dei libri “stupidi” come li definisce Anna. In realtà emerge la sua tendenza a pensare di non aver mai fatto abbastanza e da qui la sia esigenza a lavorare troppo; il tutto deriva dal suo rapporto con il padre che l’ha sempre costretta ad occuparsi di cose più importati perché non la voleva come le donne che lui aveva in cura e che trovava ridicole nelle loro idiosincrasie. Per questo Anna ha sempre desiderato un po’ di leggerezza, di quotidianità, di gioco che esprime in questo desiderio di vacanze. Questa sospirata vacanza non dura tantissimo perché poi con Dorothy decidono di aprire degli asili ed orfanotrofi, in seguito Anna si specializzerà in psicanalisi infantile.
Quanto è attuale sia come persona sia come psicoanalista?
Il personaggio trova la sua attualità sull’aspetto della sua realizzazione lavorativa: per quanto riguarda la psicanalisi infantile Anna diventa un grande punto di riferimento riconosciuto soprattutto a Londra, città in cui riceve un grosso riconoscimento per le sue teorie che spesso si differenziano da ciò che aveva detto Sigmund Freud in precedenza. In particolare Anna pone una netta differenza tra la psicanalisi adulta e quella infantile in quanto esistono delle patologie evolutive diverse tra l’adulto e il bambino. 
In che maniera è presente il padre nella rappresentazione?
Sigmund Freud, interpretato da Gianni Oliveri, viene evocato nel racconto di Anna e funge da suo interlocutore soprattutto nei momenti salienti della storia di Anna in cui il padre è stato determinante per le varie fasi della sua vita. C’è un punto in particolare dove Anna chiede al padre come mai lui non si sia mai accorto di quanto lei soffrisse. 
Quale momento dello spettacolo ritrae e rappresenta la foto della locandina?
La foto della locandina rappresenta il momento in cui Anna dona al padre per il suo compleanno il suo libro sui meccanismi di difesa. Freud però ne rimane abbastanza indifferente evidenziandone l’eterno e vano tentativo di Anna di piacere al padre e di essere da lui riconosciuta.
Su quali punti soprattutto avete lavorato con il regista per rendere il personaggio più vicino possibile al pubblico?
Il monologo stesso in quanto tale è una sorta di discorso con il pubblico che si sente molto coinvolto dal fatto che Anna racconta la sua storia in prima persona. Registicamente vengono isolate le varie fasi della sua vita dalla sua infanzia, a quando ha materialmente assistito il padre anziano assumendo il ruolo proprio di infermiera, fino a quando conosce Dorothy in cui sente anche in parte di averlo tradito, tanta è la sua dedizione verso il padre. Il tutto è inserito in una serie di cambi di luce e di musiche vincenti, questo soprattutto grazie al regista collaboratore Paolo Orlandelli, molto bravo nell’inserire i momenti cruciali in atmosfere molto particolari. Il pubblico e Anna percorrono una strada insieme, come se stessero facendo una passeggiata fino alla sua morte accompagnata dalle spoglie funerarie della sua amata Dorothy. Giovanni Zambito.
© Riproduzione riservata
ANNA FREUD 
Un desiderio insaziabile di vacanze
Info e Prenotazioni: 349.194.5453 – 06.4746390
Biglietti: Intero Euro 15,00, Ridotto Gruppi Euro 10,00, Ridotto Studenti Euro 5,00 
27 LUGLIO 2018
ORE 21.30
In occasione della XXV° edizione della rassegna “I Solisti del Teatro”
Presso I GIARDINI DELLA FILARMONICA
Via Flaminia, 118
di Roberta Calandra – Premio Tragos 2010 Milano 
con Stefania Barca
 la gentile partecipazione di Gianni Oliveri
Regia: Edoardo Siravo
Regista collaboratore: Paolo Orlandelli
Scene e Costumi: Annalisa Di Piero