giovedì 19 luglio 2018

SCUOLE ITALIANE ALL’ESTERO: BLOCCATE LE NOMINE. A SETTEMBRE SENZA DOCENTI

“È allarme rosso nelle scuole italiane all’estero. Il prossimo inizio dell’anno scolastico potrebbe essere un incubo per i ragazzi: mancano diversi insegnanti, tra pensionamenti e turn over, - secondo il sito orizzonte scuola addirittura 180 - e rischiano di mancare per ancora molti mesi.
Almeno fino al 16 gennaio 2019, data in cui il Tar del lazio ha fissato l’udienza per il ricorso presentato dall Uil- Scuola contro i nuovi concorsi locali e contratti “in deroga” già pronti da alcune settimane. Contratti che intanto sono stati sospesi proprio per decisione del Tar”. A scriverne è Gianna Fregonara sulle pagine online del “Corriere della sera”.
“Le nuove regole
Nell’ultimo anno sono cambiate le regole per i contratti delle cattedre non complete (meno di 18 ore): i contratti a termine ormai vietati dalla sentenza europea del 2016 se eccedono i 36 mesi, per alcuni ricorsi di professori all’estero il ministero degli Esteri è stato anche condannato a pagare arretrati e danni vari. Così sono state fissate nuove procedure dai decreti attuativi della riforma detta della Buona Scuola: i presidi possono procedere a concorsi particolari per le materie con cattedre non complete per poi fare contratti a tempo indeterminato secondo le norme del Paese che ospita la scuola. Hanno avviato la procedura ad Atene, Parigi, Madrid, Istanbul, Barcellona e Addis Abeba. Ma il Tar ha fermato tutto, in attesa di capire se le procedure sono state rispettate o invece contrastano con le regole per l’assunzione di insegnanti nella scuola pubblica.
I dubbi dei sindacati
Quello che ha insospettito i sindacati - che proprio per discutere del tema hanno incontrato anche i tecnici del Miur nei giorni scorsi - è proprio quel “possono” contenuto nella nuova legge che consente l’autonomia ai dirigenti scolastici delle scuole italiane all’estero di procedere per garantire la continuità didattica e il funzionamento della scuola anche derogando alle norme di scelta dei professori. 
“Troviamo che sia una questione di principio - spiega Domenico Naso, l’avvocato che ha scritto il ricorso al Tar - è in atto una spending review latente, ai professori assunti con questi mini concorsi non viene riconosciuta la trasferta perché si tratta di persone già in loco., i contratti locali poi non sempre sono più favorevoli di quelli italiani e infine questi professori in quali graduatorie sono? Anche l’assegno di sede per chi va all’estero è stato ridotto del 50 per cento. È inaccettabile stabilire criteri di reclutamento a tempo indeterminato diversi dal concorso nazionale previsto per chi lavora nella scuola italiana in Italia”
Il pasticcio
Il risultato di questo pasticcio però è che a settembre i liceali delle scuole italiane all’estero non avranno più i loro “vecchi” professori (i concorsi sono stati nella maggior parte dei casi delle stabilizzazioni di docenti già in servizio presso le scuole per i quali è cambiata la forma contrattuale). Dovranno invece essere nominati nuovi supplenti almeno per qualche mese in attesa della decisione del Tar a gennaio. Il ministero degli Affari Esteri, dal quale dipende il personale delle scuole all’estero, ha fatto un contro ricorso ma per ora la situazione è bloccata.
Le proteste
Protestano i genitori. A Parigi, dove già lo scorso anno c’è stata una grave carenza di professori, si sono attivati: “siamo sgomenti di fronte a questo meccanismo diabolico - spiega Maria Grazia Buttiglieri, presidente dell’associazione genitori - che rischia di bloccare il percorso educativo dei nostri figli. Proprio in un momento in cui la scuola italiana si stava aprendo anche a studenti francesi””. (aise)