mercoledì 4 luglio 2018

Opera, Loay Srouji a Fattitaliani: "Orfeo & Majnun" fa avvicinare e comprendere culture diverse fra loro. L'intervista

"Majnun et Leila" è una delle storie più conosciute del mondo arabo e racconta la struggente storia di un amore impossibile che conduce alla follia e alla morte. Di recente è stata proposta alla Monnaie di Bruxelles (recensione) ma secondo una particolare rappresentazione in cui è stata narrata insieme a un altro mito occidentale, quello di "Orfeo ed Euridice". Dopo Nai Barghouti (Leila), Fattitaliani ha intervistato Loay Srouji, che interpreta il ruolo dello sfortunato poeta Majnun. "È la prima volta che canto in un'opera,  ammette il giovane artista palestinese: un'esperienza davvero interessante ed emozionante".

Che cosa ci può dire sul suo personaggio?
Per chi non sapesse il significato, Majnun in arabo vuol dire "pazzo": è interessante da interpretare perché ad un certo momento, diventa, appunto, matto. All'inizio il suo nome è Kaïs, una persona normale che s'innamora e impazzisce. E tutto si fa più intrigante. Difficile da prevedere che cosa avrei fatto se fossi stato Majnun nella vita perché lui è pazzo, e qualsiasi cosa potrebbe accadere.
Secondo lei, l'amore può far impazzire le persone?
Oh, sì, certamente.
Qual è la sua personale concezione dell'amore?
L'amore è l'amore, punto e basta. Senza amore non potremmo nemmeno esistere. È fondamentale che sia presente, in ogni dimensione, dappertutto.
Quando è iniziata la sua passione per la musica?
Da giovanissimo e ho cominciato all'età di dieci anni come violinista, suonavo musica classica non musica araba e ad un certo punto della mia carriera ho iniziato a cantare - a sedici anni - per caso. Io non pensavo, infatti, a un percorso come cantante, ma qualche anno fa mi sono scoperto portato per questo genere di musica, ho cominciato a studiare in questa direzione ed eccomi qui, oggi.
Che cosa pensa del significato di un'opera come "Orfeo & Majnun"?
Bella domanda: penso sia la prima volta che si realizza una combinazione fra musica araba e occidentale ed è un'operazione emozionante. Intanto, perché dal punto di vista del canto sono due tipi di esperienza differenti fra loro: questo progetto aiuta a sentire e a comprendere la cultura reciproca e il modo di vivere altrui.
Un'opera del genere, dunque, favorisce l'avvicinamento di culture diverse...
Speriamo, io penso di sì. La musica ha un forte effetto sulle persone, quindi spero proprio di sì. 
Un'ultima domanda: possibile morire per amore come nel caso di Majnun?
Secondo me, sì: certo, non vorrei trovarmi in questa situazione, ma penso sia possibile. Giovanni Zambito.
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Foto di scena: Hugo Segers
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