venerdì 13 luglio 2018

Gustavo Zagrebelsky con tre saggi ci spiega la democrazia contemporanea e i rischi di perderla

Recensione di Andrea Giostra.


Ci sono alcuni temi di cultura politica, nell’accezione più nobile del termine, che tutti noi cittadini diamo per scontati. Qualche volta, invece, non li diamo per scontati, ma temiamo semplicemente di apparire “ignoranti” agli altri e talvolta a noi stessi, per cui evitiamo di dare o darci delle spiegazioni, delle risposte, e procediamo nei ragionamenti e nelle bonarie o accese discussioni politiche al bar o nel salotto di casa con amici e conoscenti schifati dalla politica e dai politici contemporanei, e proponiamo le nostre avventate risposte che più che nei contenuti riusciamo a sostenere nei toni e negli atteggiamenti saccenti e di chi la sa lunga.
Ma se, per un attimo, volessimo con sincera umiltà porre a noi stessi, più che ai nostri interlocutori, alcune semplici domande, allora scopriremmo che i nostri ragionamenti poco prima sostenuti con supponenza e arroganza, crollerebbero impietosamente e noi, ragionando con noi stessi, ci ritroveremmo a precipitare metaforicamente in un vorticoso precipizio di fragili idee di cultura politica senza riuscire a trovare un appiglio al quale aggrapparci fortunosamente per non rovinare miseramente sulla dura “terra” che al contempo rappresenta quella cruda realtà politica che non avevamo saputo vedere.
La questione è allora quella delle giuste domande da porsi.
E quali sono queste domande alle quali potremmo trovare risposte sensate e ragionevoli tanto da farci vedere dove non avevamo visto, tanto da farci capire dove non avevamo capito, tanto da farci ragionare dove non eravamo riusciti a ragionare, tanto da, finalmente e imperiosamente, da farci divenire quei cittadini consapevoli del proprio potere di voto e consapevoli del proprio potere di scelta politica da fare dentro l’urna elettorale per garantire a noi, ma soprattutto ai nostri figli e ai nostri nipoti, un futuro migliore e una vita sociale degna dei nostri tempi e degna dei diritti di cittadini del ventunesimo secolo?

Gustavo Zagrebelsky con “Il diritto mite” edito da Einaudi nel 1992 (revisionato e ripubblicato nel 2013) risponde ad alcune domande fondamentali che, se comprese, ci consentono di capire qual è la cornice giuridica che garantisce e tutela i diritti costituzionali.
Cos’è il diritto costituzionale?
Cos’è lo Stato sovrano?
Cos’è il diritto dello Stato?
Cosa sono veramente i diritti dei cittadini?
Quale dei due diritti in uno Stato è prioritario sull’altro? Il “diritto dello Stato” o il “diritto del cittadino”?
Cos’è il diritto pubblico?
Qual è la differenza fra sovranità dello Stato e sovranità della Costituzione?
Ha più senso, nel ventunesimo secolo, parlare di Stato?
Qual è oggi la sovranità reale di uno Stato concepito in un contesto internazionale, europeo?
Se è vero che lo Stato, all’interno dello scenario internazionale, come modello di unità politica è ormai morto, qual è la prospettiva politica sovranazionale che potrà garantire sicurezza, giustizia, diritti a tutti i cittadini?
Ha più senso parlare di diritti in un contesto internazionale sovra-statale sul quale si affaccia prepotentemente ed imperiosamente il più potente dei poteri, quello dell’“economia globalizzata”, altresì conosciuto come “capitalismo finanziario”?
Quale sarà, allora, il “nuovo diritto” che queste potenti forze economiche sovra-statali imporranno al mondo intero?

Zagrebelsky dà al lettore tutti gli elementi per fargli comprendere come spesso dietro lo “Stato di diritto” si celino gruppi di potere, lobby internazionali, élite, classi politiche per le quali lo Stato, concepito come soggetto unitario astratto – “una persona statale” - capace di volontà e di azioni concrete, non è altro che uno schermo, una maschera, uno strumento per consentire loro – alle lobby di potere e al “capitalismo finanziario” - di fare ciò che non potrebbero altrimenti fare.
Al contempo, Zagrebelsky ci rappresenta tutti i complessi, e spesso astrusi, rivoli normativi a tutela dei diritti e a tutela dell’unità nazionale.
Oggi in Italia la Costituzione rappresenta, per tutti i cittadini e per tutte le forze sociali, la massima e più autorevole garanzia di vita comune, di legittimità di ciascuna delle parti costitutive della società italiana di esistere e di esprimersi liberamente. Forze sociali costitutive dello Stato che oggi in Italia sono garantite e tutelate nei loro diritti e nelle loro libertà dal diritto costituzionale.
O almeno così dovrebbe essere!
Sono questi i temi trattati in questo interessantissimo saggio di Gustavo Zagrebelsky che andrebbero letti e riletti per avere una cornice chiara di quali sono i diritti e i doveri costituzionali previsti dalla nostra Costituzione.
Questo primo saggio, “Il diritto mite”, è un’ottima premessa per approfondire i tema dei diritti costituzionali che Zagrebelsky affronta nei due successivi che abbiamo selezionato: “Fondata sul lavoro. La solitudine dell’articolo 1” del 2013 e “Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini” del 2014.
Ma andiamo in ordine.

Gustavo Zagrebelsky, “Fondata sul lavoro. La solitudine dell’articolo 1”, Ed. Einaudi, Torino, 2013

Il 5 dicembre 2016, il risultato popolare del Referendum Costituzionale voluto dal Governo Renzi è stato chiaro. Il Referendum costituzionale era quello del 4 dicembre 2016, che portava un titolo impegnativo ed altisonante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”.
Alla luce di questi fatti di cronaca politica italiana di appena due anni fa, che ha segnato una imprevedibile (allora!) inversione di rotta delle scelte politiche degli italiani, è opportuno rileggere un piccolo saggio del Grande Costituzionalista italiano Gustavo Zagrebelsky, che non ha certo bisogno di presentazioni, né di pubblici elogi perché ampiamente riconosciuto e apprezzato da tutti – nessuna parte politica o intellettuale esclusa- per la sua rettezza morale e per la sua grande onestà intellettuale: sia da suoi amici che dai suoi nemici, sia da chi la pensa come lui che da chi non la pensa come lui.
Zagrebelsky in Italia, più che un affermato, stimato e apprezzato giurista e costituzionalista, rappresenta agli occhi di molti italiani, un “monumento vivente” della cultura giuridica del nostro paese e un indiscutibile punto di riferimento intellettuale per chi ha sete di conoscenza, di sapere, di cultura non contaminata dagli interessi di parte, di lobby, di “aggregazioni”, di “club-intercontinentali-di-potere-economico”. Insomma, la storia professionale ed umana di Zagrebelsky è unanimemente riconosciuta come quella di un uomo che ha tracciato ed ha segnato la Cultura giuridica italiana come pochi dei giuristi viventi del nostro Paese.

Se proprio vogliamo scrivere qualcosa per i lettori che lo conoscono poco, essendo Zagrebelsky un uomo assai riservato e discreto, possiamo certamente dire che è un grande intellettuale italiano, uomo di grandissima cultura giuridica, otre che giurista e professore emerito in diverse università italiane e straniere; assai noto in Italia per la sua immensa cultura giuridica, per l’onestà intellettuale che ha sempre saputo dimostrare in qualsiasi importantissimo ruolo istituzionale che ha ricoperto, per la sobrietà che malgrado le altissime cariche istituzionali rivestite ha sempre mantenuto.

Il saggio al quale facciamo riferimento qui, ci parla del fondamento della vita democratica di un Paese, che oggi sembra essersi smarrito e sta venendo meno in quasi tutti i paesi occidentali che si definiscono democratici. Il saggio di Gustavo Zagrebelsky, non a caso, ha come sottotitolo “la solitudine dell’art. 1” della Costituzione Italiana.

La democrazia, sopra ogni cosa, ha come ideale la libertà che ceduta al bene comune, ossia ai sani principi della società democratica, produce libertà per tutti.
La libertà è la possibilità di ogni cittadino di partecipare alla vita politica attiva.
Se non c’è libertà, non c’è democrazia.
Ma cos’è la libertà? Cos’è la democrazia? Cos’è la partecipazione alla politica attiva? Cosa c’entra la libertà con il lavoro? Perché la nostra Costituzione è fondata sul lavoro?
Sono queste le domande alle quali Zagrebelsky cerca di rispondere prendendo spunto dall’articolo 1 della nostra Costituzione.
Il fondamento della vita politica di una degna democrazia è il lavoro. La politica di uno stato democratico che vuole definirsi tale, deve essere necessariamente e prioritariamente finalizzata alla creazione di lavoro. L’economia di un paese democratico, pertanto, è quell’economia che nasce da una politica economica che ha quale unico e irrinunciabile obiettivo il lavoro per i suoi cittadini.
Se invece, come accade in quasi tutti i paesi occidentali che pretendono di definirsi democratici, l’economia diviene una forza che influenza negativamente le scelte della politica economica riducendo le opportunità di lavoro per i propri cittadini, allora vuol dire che quel Paese non è un paese democratico, bensì un paese casta-cratico, ovvero, un paese oligarchico.
La nostra Costituzione pone a suo fondamento il lavoro. Se la politica del nostro paese non è stata in grado di creare lavoro per tutti i suoi cittadini, vuol dire che quella politica ha tradito la Costituzione italiana.
È quello che in questo breve ma intenso ed incisivo saggio Zagrebelsky vuole dire al lettore: senza lavoro non c’è libertà. Senza lavoro non c’è democrazia. Senza lavoro c’è oligarchia, ovvero, un governo imposto da un gruppo ristretto di persone: la cosiddetta “Casta”.
L’articolo 1 della nostra costituzione è stato e continua ad essere calpestato dalla politica dominante del nostro Paese, l'Italia, e da tutti i paesi occidentali che, da questa prospettiva, “impropriamente” si definiscono democratici.
Politica divenuta oggi succube e sottomessa alla politica economia delle oligarchie internazionali che non hanno certamente come obiettivo prioritario il lavoro, ma l’arricchimento delle lobby di appartenenza e il potere di controllo delle masse.
Leggere il saggio di Zagrebelsky di cui stiamo discutendo con questo scritto, ci fa capire tante cose che sembrerebbero scontate, vivendo la nostra quotidianità ed essendo presi e imbrigliati nelle nostre frenetiche e stressanti preoccupazioni che non ci lasciano più il tempo di riflettere e di pensare al senso della vita di comunità, al senso della vita sociale, al senso dell'appartenenza ad un popolo, al senso dello Stato, o se vogliamo rispolverare un termine oramai considerato obsoleto, ma che è denso e pregnante di valori forti, positivi e di storia vissuta sul sangue e sulla pelle dei nostri nonni e dei nostri avi, al senso della Patria come lo definiva il grande presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini.

Il prossimo saggio di Zagrebelsky del quale scriviamo a seguire, si pone il problema del rischio di “dittatura”, ovvero, della “dittatura” celata dietro la debole democrazia del nostro tempo.


Viviamo ancora in democrazia oppure siamo immersi in un sistema post-democratico del quale non riusciamo a capirne il significato ed i veri fini?
Possiamo oggi parlare di sovranità dello Stato democratico oppure sono le oligarchie, le multinazionali e i centri di potere finanziario a governare le democrazie?
Come può uno Stato fortemente gravato dai debiti definirsi uno Stato libero e veramente democratico?
Cos’è diventata oggi la democrazia?
Sono questi gli interrogativi ai quali Zagrebelsky, con semplicità disarmante, risponde consapevole che oggi, tutti i potenti, tutti i politici, tutti noi indistintamente, “parliamo di democrazia sapendo che usiamo una parola mentitrice, che si presta alla menzogna. In questo si distingue dalle parole che indicano altre forme di governo come dittatura, oligarchia, ecc. Queste poterono presentarsi per quello che erano. La democrazia no. La ragione è che, dal secondo dopoguerra, democrazia è diventata parola che usiamo per tutto ciò che di buono, di giusto, di degno c’è nella vita collettiva, nelle relazioni internazionali, politiche, sociali, fino alla dimensione più piccola, quello dei rapporti interpersonali di coppia. Ai giorni nostri la democrazia, alla luce dei risultati ottenuti, dovrebbe semplicemente essere rivisitata nella sua accezione condivisa acriticamente dalle masse, dal popolo, dalla gente comune, ed assumere, invece, il significato che le spetta per diritto acquisito per tutte” le promesse non mantenute a causa dei fattori corruttivi che ha generato: le corporazioni, le oligarchie, l’insufficiente diffusione nella società, il potere invisibile, la diseducazione civile, il predominio dei tecnici, il peso degli apparati burocratici, l’inefficienza”, come direbbe e come ha già scritto nel lontano 1984 Norberto Bobbio ne “Il futuro della democrazia”.
Se è vero che la democrazia si è rivelato un sistema di governo e di rappresentanza che ha prodotto disuguaglianze, corruzione e ingiustizie, qual è la forma di governo che dovrebbe darsi il popolo?
Quale il futuro della società civile del XXI secolo?
Perché diventa necessario un discorso sui fini?
“La crisi provocata dalla finanza ci ha rubato il futuro. Lo ha letteralmente seppellito sotto le paure del presente. Tocca a noi riprendercelo”. È questa l’unica alternativa che suggerisce Marc Augé nel suo saggio “Futuro” (2012).
Se vogliamo veramente guardare al nostro futuro e al futuro dei nostri figli, è a queste domande che dovremmo dare una risposta per trovare un’alternativa al sistema democratico attuale; domande alle quali con questo saggio cerca di dare delle risposte Gustavo Zagrebelsky.
Il rischio, altrimenti, è lo stesso vissuto dagli abitanti dell’isola di Pasqua la cui autodistruzione rappresenta un grandioso e minaccioso apologo su come le società possano distruggere da sé il proprio futuro per gigantismo e imprevidenza.

Link:
http://www.einaudi.it/libri/libro/zagrebelsky-gustavo/il-diritto-mite/978880613081
http://www.einaudi.it/libri/libro/gustavo-zagrebelsky/fondata-sul-lavoro/978880621736

ANDREA GIOSTRA