venerdì 6 luglio 2018

Francesca Incudine a Fattitaliani: la Targa Tenco è un nuovo punto di partenza. L'intervista alla cantautrice ennese

La cantautrice ennese Francesca Incudine ha vinto la Targa Tenco 2018: per  la giuria composta da oltre 300 giornalisti musicali “Tarakè”, prodotto dalla giovane etichetta Isola Tobia Label, è il disco in dialetto più bello dell’ultima annata, confermando così i tanti riscontri positivi che la cantautrice ha raccolto con questo lavoro intenso e delicato, tra canzone e world music. La Targa le verrà consegnata nell'ambito della Rassegna della Canzone d'Autore (Premio Tenco) in programma al Teatro Ariston di Sanremo dal 18 al 20 ottobre prossimi (video "No Name"). Fattitaliani l'ha intervistata e a caldo ne ha raccolto commenti e sensazioni.
La prima parola che ho detto è stata: tremo, confessa. Ma quel tremore che ti prende il cuore con il quale te ne andresti per la città ad abbracciare tutti quelli che incontri. Questa la sensazione a caldo su questa splendida notizia.
Perché utilizzare un titolo in greco? Quanto il suo significato traduce e rappresenta il contenuto del disco?
Ho una fissa per l'etimologia delle parole, e ancora di più per il loro suono. Quando mi sono imbattuta sulla denominazione greca del tarassaco (tarakè-akos) ho subito pensato che avrei dovuto scriverci una canzone. E attorno a quella canzone si sono raccolte tutte le altre a comporre questo disco. Scompiglio, inquietudine, cambiamento, questo è quanto racchiuso nella parola Tarakè. Ho volutamente taciuto akos, ciò che è 'rimedio, soluzione' perché lo si potesse ritrovare nella trama di questi 11 brani, che di scompigli e di soluzioni parlano.
Nel disco canti in italiano e siciliano: in base a quale criterio le due lingue si alternano?
Le due lingue si confrontano e dialogano tra loro, si specchiano l'una nell'altra, l'una rafforza l'altra. L'italiano racconta e il siciliano rende visibile, fa immaginare attraverso la sua musicalità e poesia.
Foto Andrea Patrinicola
Il cantare in dialetto limita la trattazione degli argomenti o al contrario ne amplifica lo spettro al di là di confini geografici e lessicali?
Il dialetto, qualunque esso sia, amplifica, arricchisce, completa, divenendo, appunto, lingua, viva, riconosciuta.
A freddo, come giudichi questo disco rispetto al precedente?
Tarakè è un disco che racconta di un cambiamento che è anche il mio. Mantiene fede ad un'essenza che si mantiene tale solo nel momento in cui torna a mettersi in gioco. E con questo nuovo disco io e i miei musicisti ci siamo messi di nuovo in gioco.
Hai delle persone di riferimento cui fai ascoltare in anteprima le tue canzoni e di cui tieni a cuore il giudizio?
Gli amici, quelli che tali sono quando ti fanno anche qualche appunto, sono un grande punto di riferimento, i musicisti che lavorano insieme a me e che riescono a cogliere subito il buono su quelle parole e quella melodia che nelle loro mani diventa poi seta preziosa.
Quanto incide un premio come quello appena vinto sull'umore di un artista che deve farsi strada nell'insidioso mondo discografico? 
Siamo felicissimi, perché questo riconoscimento diventa un nuovo punto di partenza in un cammino dove lo sconforto e le difficoltà sono dietro l'angolo, perché è sempre più difficile riuscire a farsi ascoltare con attenzione, trovare dei contesti adeguati dove potere essere ciò che sei. Giovanni Zambito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

"Tarakè", il suo secondo album, viene da un’urgenza di cambiamento, dall’inquietudine. Da qui il titolo che deriva dal greco e significa scompiglio, turbamento. Una parola, però, che si trasforma quando incontra il suffisso “akos” (rimedio), diventando “tarassaco”, il nome di un fiore che ha in sé il problema e la sua soluzione. È quel fiore conosciuto anche come soffione, che pare esaudisca i desideri quando, grazie ad un alito, i suoi semi si disperdono nel vento.  “Così, come quei piccolo semi, sono venute fuori – racconta Francesca Incudine – le canzoni di questo disco. Undici piccole guerriere che raccontano di coraggio e di come le cose cambiano solo se veramente vogliamo che cambino. Undici quadri sonori per restituire un po’ di ciò che ero e di ciò che voglio essere, rispondendo ancora una volta ad una promessa fatta a me stessa: quella di essere autentica”.
E, seguendo la traiettoria dei batuffoli di tarassaco, Francesca Incudine è partita alla ricerca di storie e di emozioni da raccontare, per lo più in siciliano, nelle tracce del disco: le operaie della Triangle Waist Company di New York morte in fabbrica avvolte dalla fiamme; i dubbi di Colombo e Gutierrez che, in una immaginaria conversazione, si interrogano sulle ragioni del viaggio; il dramma dell’immigrazione e il coraggio dell’umanità; la voglia di cambiamento; la forza dell’amore quando è appartenenza e non possesso; la capacità di trasformare le “cadute” in danza; il tempo che passa vissuto con la leggerezza dell’infanzia.
È un disco che racconta l’impegno di vivere Tarakè, ma lo racconta con la delicatezza e la levità dei semi nel vento. Si potrebbe dire che è colorato ad acquerelli, come l’immagine di copertina firmata da Stefania Bruno.
L’album contiene un omaggio ad Andrea Parodi, ovvero la versione di “Frore in su Nie” che la Incudine ha presentato nel 2013 al Premio dedicato all’artista sardo dove ha fatto incetta di riconoscimenti: premio della critica, premio per il miglior testo, premio per la migliore musica e premio dei bambini.
  
CREDITI TARAKE'
Produzione artistica: Francesca Incudine, Carmelo Colajanni, Manfredi Tumminello
Direzione artistica, musicale e arrangiamenti: Carmelo Colajanni, Manfredi Tumminello
Pre-produzione e programmazione: Manfredi Tumminello
Label e management: Isola Tobia Label
Registrato e mixato da Andrea Ensabella presso AS Studio Project, Enna
Masterizzato da Giovanni Versari “La Maestà Mastering”
Hanno suonato e cantato: Francesca Incudine, Carmelo Colajanni, Manfredi Tumminello, Raffaele Pullara, Salvo Compagno, Giorgio Rizzo, Valentina Tumminello.
La voce in intro di “No name” è di Lorenza Denaro (I versi sono tratti dal libro “Camicette bianche, oltre l’8 marzo” di Ester Rizzo – Navarra Editore)
La voce di “Na bona parola” è di Giuseppe Incudine
Progetto Grafico: Toto Clemenza
Volto in acquerello in copertina di Stefania Bruno

CHI È FRANCESCA INCUDINE
Francesca Incudine, cantautrice siciliana classe ’87. Si appassiona all’età di 13 anni ai tamburi a cornice. Proprio in quegli anni comincia a studiare le percussioni e il canto per iniziare un percorso di formazione artistica che la porta verso la musica folk di radice popolare che spazia fino alla world music. È proprio su questo campo che da qualche anno ha intrapreso anche la strada della canzone d’autore, scrivendo e componendo in siciliano. Nel 2010 partecipa con la Compagnia Triskele, al premio per la World music Andrea Parodi, dove vince con il brano “Fimmini” di cui è
autrice del testo. Nel 2013 al Premio Parodi ritorna da solista e il suo “Iettavuci” fa incetta di riconoscimenti: premio della critica, premio miglior testo, premio migliore musica e premio dei bambini. E’ ancora del 2013 l’esperienza della 7.luas.mythos.orchestra, progetto artistico della fondazione Sète Sòis Sète Luas di Marco Abbondanza, sotto la direzione del portoghese Andrè Santos, che la vede impegnata in tour nazionale e internazionale, tra il Portogallo, l’Italia, la Francia, la Grecia, il Brasile insieme ad artisti di nazionalità diverse. Da Milano invece arriva un importante riconoscimento nell’ambito del concorso per cantautori “L’artista che non c’era”, dove conquista il Primo Premio e il Premio Speciale Muovi la Musica. Nel 2015 partecipa agli eventi artistici di Expo a Milano con due spettacoli musicali: “Il casellante” di Andrea Cammileri e “DiVentoTerra”.
Nel 2016, al Premio InCanto, contest di uno dei più prestigiosi club Romani, L’Asino che Vola, vince il premio della critica “Piero Calabrese”, premio Migliore performance, premio Indiegeno Fest e l’accesso in finale al premio Musica Controcorrente. Nello stesso anno sbanca anche al Premio Botteghe d’Autore ad Albanella (SA) conquistando, oltre al premio assoluto, anche una menzione come miglior arrangiamento con il brano inedito “Linzolu di Mari”. Ad ottobre, infine, si aggiudica il premio Musica Controcorrente, ricevendo una menzione anche per la rivisitazione del brano “Lazzari felici” di Pino Daniele.