martedì 19 giugno 2018

Valentina Faraone, giovane pittrice e designer siciliana, a Fattitaliani: l’Arte ha un potere immenso. L'intervista


Valentina Faraone, giovane pittrice e designer siciliana, ci racconta della sua arte. Intervista di Andrea Giostra.

Ciao Valentina, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista, cosa racconteresti? 
Racconterei della forte esigenza di comunicare e approfondire i linguaggi artistici che dall’età di 16 anni accompagna la mia vita; la Medusa di Caravaggio, celebre opera rappresentata su uno scudo ha acceso e mai spento la mia sete di Arte. Ho sempre avuto tanta curiosità nello studiare ed apprendere i codici delle diverse discipline riguardanti le Arti Visive: Pittura, Disegno, Fotografia, Grafica e Cinema, la mia tesi di laurea “L’immagine sospesa”, attraverso un’attenta analisi mette in luce i legami che la pittura da sempre ha avuto con il cinema come ad esempio Ultimo tango a Parigi, celebre film di Bertolucci che, non solo a mio parere, è l’esatta analisi della poetica del grande pittore Bacon, e nella pose dell’attore Marlon Brando come nell’utilizzo della cinepresa, che offusca e annebbia alcune immagini e nel gioco di specchi; anche La ricotta, film di Pasolini va oltre la citazione di grandi maestri della Pittura come Pontormo e Rosso Fiorentino. Questo per dire che oggi l’Arte Contemporanea si ciba anche di un incessante transito di linguaggi e metalinguaggi, ne è una dimostrazione anche l’Artista Contemporaneo Cattelan che con alcune sue opere rimanda ad altre opere. In questi casi il ruolo della citazione entra nelle strutture proprie dell’opera trovandone una chiave ulteriore di lettura.
Tutte queste riflessioni confluiscono nella mia ricerca artistica specie nella Pittura, dove a mio avviso convergono più elementi rintracciabili nella mia idea di base di Arte, ovvero il binomio indissolubile tra Arte e Vita. Sento l’estremo bisogno di esprimere ciò che mi circonda e di rappresentarlo come un rigurgito, di rappresentare l’Arte come qualcosa di inafferrabile e forte come un proiettile. Ho trovato la maniera iniziale di far emergere tutto ciò attraverso una tecnica specifica di Pittura che parte dalla monotipia e si arricchisce di gesti personali servendosi di macchie e colori brillanti (terre magre) resi come un fluido vitale, da qui nasce l’idea del titolo della mia ultima mostra personale a Sciacca Drops, goccia in quanto elemento primordiale. 
Ci parli della tua ultima mostra personale, “Drops”, che hai realizzato proprio qualche giorno fa, dal 9 al 17 giugno 2018, a Sciacca, tuo paese di nascita? 
Le opere che realizzo sono quasi sempre cicli, o dittici o trittici come il ciclo di opere Formamenti di cui fa parte l’opera in mostra “Corpo unico”: una serie di corpi resi come un fluido incessante che “urlano” il loro bisogno di uscire dallo spazio bidimensionale per arrivare dritti allo stomaco; e ancora il dittico “Palingenesi” rappresentante due figure in cui la posa e i gesti si ripetono, una mano copre l’organo genitale, l’altra invita lo spettatore con un gesto di apertura. Entrambe le figure si ripetono anche nella scelta cromatica dei rossi accesi, ma al loro interno differiscono nella modalità di realizzazione. Una pittura introspettiva che rappresenta l’esistenza oggi dell’uomo. In questa mia riflessione ho trovato, successivamente, diverse analogie con gli scritti del celebre filosofo e sociologo Zygmunt Bauman, che scrisse “Modernità liquida” come nel concetto d’identità e di percezione del mondo circostante. Una “Realtà liquida”, mutevole, inafferrabile, oggi più che mai in cui gli individui appaiono come entità disorientate, vaganti in un presente senza nome. 
Qual è secondo te lo stato di salute dell’arte moderna e contemporanea in Sicilia? A cosa servono eventi internazionali, come per esempio Manifesta12 a Palermo? 
Sull’Arte moderna in Sicilia non sento di pronunciarmi ma so che esistono abili collezionisti e ampie collezioni, mi basta questo. Per quanto riguarda l’Arte Contemporanea ho sempre riposto piena fiducia negli artisti siciliani, molti di loro e alcuni gruppi riescono ad operare all’interno di un panorama nazionale ed internazionale, difficile che le loro ricerche risultino banali. Credo che manifestazioni importanti come Manifesta12 a Palermo siano un bene per la Sicilia per il turismo e per l’Arte in generale, ma quello che veramente vorrei e che esse risultino utili soprattutto per il futuro, servano cioè da motore reale per l’arte quindi sarebbe opportuno che le possibilità organizzative e di promozione fossero date a quelle strutture e spazi espositivi che promuovono l’Arte sempre, non solo in specifiche occasioni. 
Quali sono le ultime mostre alle quali hai partecipato? Cosa ti hanno lasciato che ci vuoi raccontare? 
Tra le ultime mostre quella che amo ricordare è senz’altro la mostra personale all’Ambasciata Americana di Roma. La vivo ancora adesso come una forte gioia e come un risultato sofferto anche nel tema affrontato il titolo della mostra era “Antinomie contemporanee” la riflessione era infatti rivolta a tutta una serie di paradossi d’oggi, come quello che spesso a capo di istituzioni culturali non ci si trovano personalità idonee allo svolgimento di questo compito. Ricordo la felicità e soddisfazione per l’immenso lavoro e la sentita collaborazione di tutti. C’erano molti ospiti ed io, come sempre amavo spendermi per poter dar voce alle mie opere anche se per fortuna si trattava di accorgimenti tecnici in quando cerco sempre che siano esse stesse a parlare o come amo dire a “ruggire”. 
Come definiresti il tuo stile pittorico? C’è qualche artista al quale ti ispiri? 
Lo definirei astratto figurativo, anche se non so se si tratta della giusta definizione. Di artisti a cui mi ispiro ve ne sono diversi: Bacon, Caravaggio, Goya, Gaudì, Bill Viola, Genny Saville, Cattelan, Schiele, Lucian Freud, Duchamp.
Chi sono stati i tuoi maestri? 
Sono stati Lino Tardia, Ennio Calabria, Simonetta Gagliano, Alfio Mongelli, Franco Zeri e Raffaele Simongini.  
A cose serve un critico d’arte secondo te? E perché è importante per un artista il suo giudizio, la sua opinione artistica? 
Il ruolo che secondo me deve avere un critico d’Arte è quello di dare voce alla ricerca artistica di un Artista, ma affinché questo avvenga realmente bisogna che tra i due ci sia un intimo rapporto anche legato alla vita quotidiana. Quanto sia importante il suo giudizio dipende dal rapporto e varia da critico a critico, inutile non dire che la sua fama di riflesso diventa quella dell’Artista. I propositi di entrambi questi sì, sono importanti. Ma più che in questa figura è nella figura del collezionista che trovo oggi un punto fermo e fondamentale della mia ricerca, come con il mio preferito, Vittorio, un musicista compositore romano che ha la maggior parte dei miei quadri. Con lui ho un rapporto unico, conosce e capisce tutto di me e della mia pittura, in più ha un intuito che io stessa non ho. Lunghe discussioni e telefonate notturne, scambi accesi di idee su tutto, spesso collaboriamo anche nella realizzazione di qualcosa di nuovo. Ci consultiamo ed apriamo di continuo.
Come è nata la tua passione per la pittura e per l’arte? Quale il tuo percorso artistico? 
La mia passione per l’Arte nasce dalla scoperta dei grandi capolavori, dalla curiosità e dalla sete infinita di sapere e provare. Dal lavoro stesso. Il mio percorso artistico nasce a Sciacca presso l’Istituto d’Arte, dove docenti come il Prof. Cucchiara, la prof.ssa Agostini, la prof.ssa Cantone, il prof. Mazzotta hanno saputo trasmettermi la passione e la serietà per l’Arte; prosegue poi a Roma presso la Libera Accademia di Belle Arti Rufa, che ho frequentato per cinque anni, diplomandomi prima in Pittura e successivamente in Grafica e dove altri professionisti e operatori dell’Arte mi hanno insegnato come avvicinarmi ed operare nell’infinito mondo dell’Arte. Tra i già citati maestri non voglio dimenticare Piero D’Orazio, docente di teoria e percezione del colore e della forma.
Perché secondo te oggi l’arte, la pittura, la scultura, sono importanti e vanno promossi e seguiti dalle persone? 
Ci sono tanti motivi… il primo tra tutti la cultura, l’Italia e non solo, deve ritrovare la sua dimensione ed importanza che un tempo ricopriva, come esempio di arte, civiltà e conoscenza. Il motivo più personale invece si lega a ciò che per me è oggi l’Arte, e non qualcosa di inutile, ma piuttosto un esempio sempre nuovo e tangibile di nuova sensibilità. L’Arte ha un potere immenso: di dire l’indicibile, di sollevare il mistero, di fare domante, di legare i popoli, di essere esempio del presente, una traccia viva.
Cosa consiglieresti a giovani donne che volessero cimentarsi nella tua professione? Quali i tre consigli più importanti che ti senti di dare? 
Il primo è quello di conoscere per poter formulare nuovi modi personali e autentici di dire, di ricordare che l’Artista è un intellettuale che ha la capacità di parlare a tutti ma non svelando tutto, e il terzo di essere imprenditrici di loro stesse, perché oggi conta molto quello che sei a parità delle opere realizzate. 
Dove potranno seguirti i tuoi fan? 
Nel mio studio, nelle mie mostre in giro per il mondo ma anche naturalmente tramite i social, come Facebook dove darò sempre comunicazione del mio lavoro. 
Un’ultima domanda Valentina, immaginiamo che hai di fronte una numerosa platea di adolescenti di una scuola media superiore della tua città. Il tema del simposio è l’arte figurativa e la pittura in particolare. Cosa diresti loro per catturare l’attenzione? Quali i tre temi principali che secondo te che andrebbero affrontati per appassionare giovani menti all’arte, alla bellezza e alla cultura?
Parlerei dei grandi maestri dell’Arte figurativa e delle loro opere, racconterei loro dell’importanza di comunicare attraverso canali odierni, porterei degli esempi affascinanti d’oggi sul tema dell’universalità dell’uomo e delle potenzialità dell’Arte.


Valentina Faraone

Andrea Giostra