lunedì 4 giugno 2018

Palermo, da mercoledì 13 giugno "SENSO", LA MOSTRA DI ANCILOTTO E PACANOWSKI A VILLA MALFITANA E AL MUSEO RISO

Un intero mercoledì dedicato all’arte contemporanea nel cuore di Palermo. L’ha ideato Miliza Rodic, curatrice di un prezioso progetto artistico dislocato su due splendide sedi del capoluogo siciliano per rendere omaggio a Camilla Ancilotto e Andrea Pacanowski, protagonisti della scena artistica contemporanea internazionale da diversi anni.
Il programma di Mercoledì 13 Giugno 2018 prevede alle ore 11.00, l’apertura della prima esposizione presso l’elegante Sala SACS di Palazzo Riso in Corso Vittorio Emanuele 365 (fino al 13 Luglio), sede del Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia. L’apertura è anche l’occasione per presentare gli artisti al pubblico nel corso di un dibattito condotto dalla direttrice del museo, Valeria Li Vigni. Gli artisti illustreranno il loro lavoro.
Nel tardo pomeriggio – alle ore 18.00 - gli artisti e la curatrice si sposteranno a Villa Malfitano, sede della Fondazione Whitaker, in Via Dante 167 per l’apertura dell’esposizione che ha dato il nome al progetto; Senso sarà aperta al pubblico fino al 31 Luglio.  
L’esclusivo e vasto ambiente sotterraneo archivoltato della neoclassica Villa Malfitano è stato appositamente scelto per invitare lo spettatore a calarsi in un’atmosfera più raccolta e intrigante, dark underground; l’esposizione si articola in un percorso dell’ampia galleria ponendo in silente conversazione le opere dei due artisti legate dal sottile fil-rougedell’eterno femminino nelle sue declinazioni erotiche e identitarie. 
Le pitto-sculture interattive della Ancilotto” – spiega la curatrice – “fanno da contrappunto alle immagini fotografiche di Pacanowski in una installazione pensata per offrire allo spettatore, coinvolto in un rimando di sensibili corrispondenze, un percorso visivo-tattile connotato da suggestioni oniriche, sovrapposizioni, riflessi e ibridazioni: figure muliebri assumono sembianze animalesche, talora floreali e l’apparente non-sense dei lavori ritrova la sua ragion d’essere nella profonda sensualità sollecitata dalle opere stesse; il corpo diviene qui luogo metaforico della conoscenza - di sé e dell’altro da sé - esperita attraverso i sensi“. L’esposizione si sviluppa sul doppio binario dell’interazione e della contemplazione: il codice mobile del lavoro della Ancilotto, che dà forma a figurazioni plurime e proteiformi, trova un suo suggestivo completamento nelle pure e “sincretiche” fotografie di Pacanowski; figure in potenza offerte alla manipolazione del fruitore, quelle della Ancilotto, e immagini già determinate dal processo creativo anteriore - e giammai posteriore! - quelle di Pacanowski che le presenta allo “spectator” come sue intime, sedimentate rivelazioni psico-oniriche. Le forme si aprono, i contorni si dissolvono: il leitmotiv del corpo femminile, usato, abusato, sognato, goduto, si affianca al tema di una ricerca identitaria che si scopre ancora in fieri: fisicità mutanti, corpi sovrapposti, fisionomie liquide, volti doppi raccontano una indeterminatezza che è specchio di una delicata, talvolta drammatica, condizione sociale in trasformazione. 
Dalla luce degli sfavillanti sfondi argentati e dorati da cui emergono corpi nudi immobilizzati nella legatura del Kinbaku - sacre icone contemporanee pervase da un raffinato misticismo erotico - e con la luce della scrittura luminosa del medium fotografico - che restituisce visioni materico-cromatiche con sorprendenti esiti pittorici, quasi impressionisti - le figure si liberano, rinascono, traggono forza della loro essenza metamorfica. “Entrambi gli artisti” – prosegue Rodic – “parlano un linguaggio “tra le arti” e abitano con naturalezza gli spazi liminali tra sogno, fantasia e realtà: le iconografie risultanti da tale processo (felice compendio di pittura, scultura e fotografia) sono epifanie spiazzanti, destabilizzanti, mai certe, rappresentazioni di un mondo in cui il common sense si sublima in meraviglia. Rivelato in composizioni dall’armonia perfetta, esiti lenti di tecniche estetiche e mentali che presuppongono una rigorosa progettualità ed una puntigliosa esecuzione, l’universo femminile in mostra palesa un’interiorità segreta, impenetrabile, non rivelata: “muse inquietanti” e inquiete, immortalate nella loro solitudine elitaria, in una sorta di sospensione metafisica.  L’intera installazione è concepita come un “invitation au voyage” che prende l’avvio da un ‘animalesco’ quanto sensuale abbandono estatico (“Ékstasis”) e termina con un’opera che di per sé è un nuovo, conturbante inizio (“Quando apri gli occhi”). E nel gioco di sguardi è il senso ritrovato”.
Il percorso ideato da Miliza Rodic è anche un’importante opportunità per visitare due preziosi palazzi incastonati nel cuore della città: il settecentesco Palazzo Riso, dove sono ospitate le collezioni del Museo - noto anche come RISO e Villa Malfitano, opera dell’architetto Ignazio Greco, dove è custodita la ricca collezione Whitaker.

Le esposizioni seguiranno i seguenti orari: a Villa Malfitano da Lunedi a Sabato ore 10.00-13.00 / 16.30-19.00; a Palazzo Riso Martedi e Mercoledi ore 10.00-19.30, Giovedi e Domenica 10.00-23.30, Lunedì chiuso.


Press Office – Emilio Sturla Furnò +39 340 4050400 - info@emiliosturlafurno.it

CAMILLA ANCILOTTO 
Il corpus di opere realizzate per la mostra “Senso” consta di quattro sculture interattive ispirate al tema del Kinbaku, l’antica arte della legatura giapponese e sofisticata pratica erotica di XIX secolo. Le opere presentano uno stile assolutamente unico nel panorama artistico contemporaneo: composte da prismi lignei triangolari dipinti sui tre lati e attraversati da un’intelaiatura in acciaio che permette loro di ruotare sul proprio asse, le pitto-sculture si dispiegano allo sguardo del fruitore in una caleidoscopica ibridazione tra essere umano e creature animali. La sospensione immobile della figura affiora quale sacra icona moderna dal prezioso fondo dorato o argentato: innumerevoli immagini in potenza si offrono alla libera interpretazione dello spettatore, unico artefice dell’immagine ultima, mai definitiva. Il corpo è manipolato con grazia e fantasia: l’apparente “brutalità” della legatura - che diventa sinuoso arabesco sulle membra femminili - si sublima nella grazia del viso, in un atteggiamento di devoto e fiducioso abbandono.
Piacere e dolore, libertà e costrizione, sacro e profano, umano e bestiale: l’armonia estetica nell’unione degli opposti.



ANDREA PACANOWSKI
Le 14 fotografie scelte per la mostra “Senso” sono una summa della produzione artistica dell’autore il quale, dal 2008, grazie al suo stile assolutamente originale e innovativo, si è imposto nel contesto delle avanguardie artistiche contemporanee. La libera sperimentazione è alla base della sua poetica: immagini pittoriche tridimensionali sono il risultato di un lento operare anteriore alla ripresa. Donne fiorite, volti liquidi, lineamenti che si disfano, suggestioni erotiche, atmosfere rarefatte, solitudini esposte: la selezione delle “foto-pitture” ha il suo punto di forza nell’indeterminatezza, tratto che connota tutte le immagini. Lo stile compendiario dell’autore è d’altronde, esso stesso, qualcosa di incerto, un’avventura estetica esperita sul crinale che determina, separandole, le espressioni artistiche. Le immagini stampate - quasi tele - suggeriscono una dimensione onirica, l’apparizione unica di una lontananza vagheggiata in cui vanno in scena, sublimati, i moti umani del desiderio. E nella materialità, ribadita e stratificata, della fotografia analogica sta la natura impalpabile dell’immaginario: da qui l’aura di quello scatto irripetibile, meraviglioso esito di un quieto e visionario processo creativo che si alimenta di riflessi, bagliori istantanei, giochi di specchi, impressioni cromatiche; un lungo sogno che si interrompe nel momento dello scatto, Quando apri gli occhi.