venerdì 1 giugno 2018

Natalia Simonova, attrice di teatro russa naturalizzata italiana, ci racconta la sua storia di artista. L'intervista

Intervista di Andrea Giostra.

Ciao Natalia, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale artista? Qual è stato il tuo percorso artistico per diventare una famosa attrice di teatro?
Innanzitutto, buongiorno, grazie a te carissimo Andrea per questa opportunità. Ad oggi mi definirei un’artista trasformista, che mette tutte le sue qualità acquisite nel tempo, dalla danza alla pantomima, al canto, cercando di arricchire i propri personaggi… Tutto parte dall’infanzia, cominciando come protagonista di balletti classici e proseguendo con gli studi di arte drammatica e le varie esperienze a livello internazionale. Due cose che mi distinguono dai primi passi della mia carriera sono: la scelta di sfide sempre più coraggiose e mai facili e la grande passione che nutro per tutto ciò che faccio e in particolare per l’arte e il teatro. 

Ci parli dei tuoi ultimi lavori realizzati in Italia e all’estero?
Per quanto riguarda l’Italia, lo spettacolo “Mata Hari”, sul testo di A. Iori, per la regia e interpretazione mie, in due teatri romani: Arciliuto e Keiros. La performance mi ha dato molte soddisfazioni considerando che ho interpretato soprattutto una Donna, non tanto una spia. Ho cercato, attraverso la danza, la recitazione e l’ambientazione della Belle Epoque, di arricchire questo complesso personaggio. I cappelli della stilista Francesca Munzi hanno dato il tocco finale.
L’ultimo lavoro interessante è stato lo spettacolo “Good nigth Lilly Marlene” sul testo di Gabriele Napoleone Elbano, per la regia di Eugenio Dura, svolto al Vaso Abashidze Music & Drama State Theatre of the Tbilisi (Georgia). Uno spettacolo intenso, metaforico, pieno di significati profondi, che mi ha lasciato un segno e vorrei poterlo ripetere sui palcoscenici d’Europa. 
A cosa stai lavorando in questo momento?
Vorrei riproporre uno spettacolo che mi sta particolarmente a cuore, ideato e interpretato da me: “lasciando un segno”, dedicato alle grandi donne del secolo dove esprimo tutte le qualità di un’artista trasformista, cercando di rivivere i caratteri femminili attraverso la completa immedesimazione del personaggio. Lo spettacolo è già stato realizzato con grande successo al teatro Arciliuto, con dei musicisti di eccellenza: Luca Ruggero Iacovella e Alessandro Tomei.
Per la prossima stagione siamo in preparazione di uno spettacolo, “Il Gabbiano”, libero adattamento di Giancarlo Moretti de Il gabbiano di Anton Pavlovic Cechov.
Tra i miei impegni è previsto a breve un concerto per la festa nazionale della Francia che si svolgerà il 14 luglio al Le Carré Francaise… E un progetto cinematografico che non vorrei svelare per il momento. 
C’è qualche attrice italiana o straniera alla quale ti ispiri? 
Sicuramente tra le più vicine alla mia sensibilità artistica ci sono: Mariangela Melato, Anna Magnani, Shirley Maclaine e Ingrid Bergman. 
Come è nata la tua passione per la recitazione? 
La mia passione per la recitazione è nata, purtroppo, in un ambiente poco felice per una bambina di 3-4-5 anni spesso ricoverata in ospedale, facendo uscire la voglia di vivere e di far sorridere i piccoli pazienti che stavano peggio di lei... Sorridevo sempre interpretando la parte della bambina felice che vuole trasmettere al sua gioia di vivere al mondo, inventando dei personaggi delle favole…
Perché secondo te oggi il cinema è importante e va seguito?
Personalmente amo il cinema europeo del passato, impregnato dei valori, dei sentimenti, delle passioni travolgenti portate sul grande schermo da Attori e Registi grandiosi come Fellini, Rossellini, François Truffaut, Bertolucci.
In quegli anni il livello interpretativo e delle espressioni artistiche era veramente alto, ha lasciato un segno indelebile per le nuove generazioni.
Immagina una convention all’americana, Natalia, tenuta in un teatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di teatro e cinema. Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti. Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazione, del teatro e della settima arte? Quale secondo te le tre cose più importanti da raccontare loro sulla tua arte?
Io consiglierei di non risparmiarsi, di dare il meglio di sé stessi in ogni cosa che fanno, di non cercare le strade più facili e ispirarsi ai grandi Maestri del cinema e del teatro, e sicuramente studiare e approfondire le proprie qualità artistiche, innamorandosi perdutamente dell’Arte.

Natalia Simonova


Andrea Giostra
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Foto di Francesco Bianchi