giovedì 14 giugno 2018

Isabel Russinova: Anna Maria Luisa De Medici per la regia di Rodolfo Martinelli Carraresi

di Riccardo Bramante - Estremamente partecipata è stata l’interpretazione che Isabel Russinova ha dato della vita di Anna Maria Luisa de Medici, ultima rappresentante del ramo principale della illustre casata fiorentina.

In una atmosfera quasi onirica la nobildonna fiorentina racconta, in un sognante monologo idealmente indirizzato al fratello, la sua vita travagliata sia come donna e moglie, sia come partecipe attiva della fine dinastica del Granducato di Toscana.
Nata nel 1667 da Cosimo III de Medici e dalla madre Margherita Luisa d’Orleans, visse una infanzia priva dell’affetto di quest’ultima che non la avrebbe voluta e che, addirittura, abbandonò lei e la Toscana nel 1675 per ritornarsene in Francia.
Allevata dalla nonna paterna, Granduchessa Vittoria della Rovere, Anna Maria Luisa maturò un carattere rigido ed autoritario che certamente non la aiutò ad intrecciare validi rapporti anche di semplice amicizia; il suo matrimonio con Giovanni Carlo Guglielmo I, Principe Elettore del Palatinato, avvenuto nel 1691, fu, invece, una felice parentesi nella sua vita trascorsa a Duesseldorf dove promosse spettacoli teatrali e musicali e dove ebbe modo di coltivare il suo amore per tutte le forme dell’arte. Purtroppo l’unione non fu allietata da figli, per cui alla morte del marito, nel 1716, Anna Maria Luisa dovette tornare a Firenze dove visse direttamente gli ultimi tentativi fatti dal padre Cosimo III di farla succedere al trono del Granducato anche se donna, tentativi che peraltro andarono a vuoto per l’opposizione delle altre grandi potenze europee che miravano ad impossessarsi della Toscana, come, infatti, avvenne, nel 1737, alla morte dell’ultimo Granduca Gian Gastone de Medici a cui successe Francesco III di Lorena.
Da quel momento, Anna Maria Luisa condusse una vita ritirata in cui coltivò esclusivamente la sua passione per l’arte e l’antiquariato; e fu proprio questa passione che la spinse a stipulare con la nuova dinastia regnante il cosiddetto “Patto di Famiglia” per effetto del quale tutte le opere acquisite dai Medici venivano consegnate al nuovo Governo a “condizione espressa che di quello che è per ornamento dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare la curiosità dei forestieri, non ne sarà nulla trasportato e levato fuori dalla Capitale e dallo Stato del Granducato”, evitando, così, a Firenze l’umiliazione che avevano subito altre città come Mantova, Urbino o Ferrara che, all’estinzione delle rispettive casate regnanti, furono svuotate dei loro tesori artistici.
Da quanto sopra brevemente descritto emerge l’estrema complessità del personaggio, che peraltro l’interpretazione di Isabel Russinova , con la sua forte sensibilità di donna e di artista, ha saputo far rivivere in tutte le sue complesse sfaccettature dandone una mirabile immagine di forza e allo stesso tempo di dolcezza in ciò coadiuvata dalla regia sobria ed essenziale di Rodolfo Martinelli Carraresi e con le musiche originali di Francesco Verdinelli.
Riccardo Bramante