sabato 2 giugno 2018

COROT E LE SUE MODELLE: MOSTRA A PARIGI al Museo Marmottan

Qui appresso aggiungiamo  alcune tessere al mosaico offerto dal curatore della mostra attualmente in corso a Parigi sulle modelle di Corot. Le modelle e le loro fattezze  ci sono chiare e familiari  come pure i loro nomi: Agostina Segatori e  Emma Dobigny.
Emma è passata alla storia in special modo grazie alle attenzioni tributatele da Degas e ancora di più per le opere per le quali posò: la chiamava   ‘ma petite Dobigny’.  I lineamenti e il corpo soprattutto li apprendiamo a conoscere in modo convincente  grazie ai dipinti dal titolo ‘Speranza’ di  Puvis de Chavannes  (Louvre e M.d’Orsay)  che raffigurano un’Emma nuda e un’altra avvolta in una veste bianca, all’età di venti anni: e ci avvediamo anche che l’aggettivo ‘petite’ di Degas è oltremodo pertinente. 
Il curatore  della mostra individua  le opere in cui i lineamenti di Emma sono a suo dire  indubitabilmente  distintivi e riscontrabili e ne elenca quattro. Su un’opera  e cioè  ‘La ragazza greca’ del Museo di Shelburne, USA,  non abbiamo dubbi: sulle altre attribuzioni ne abbiamo qualcuno con riferimento a certi  dettagli fisici. Discordiamo invece recisamente  dall’attribuzione  a Emma  di quel capolavoro  ‘La Dame en bleu’ ( cat.51) del Louvre: è a mio parere quasi assurdo volervi vedere  il corpo  adolescenziale di Emma, a parte altre considerazioni!                                                                                                                                           
Agostina modella ciociara,  nella rassegna  di  Parigi viene alquanto diminuita  nella sua individualità e professionalità: la ciociara  alla Galleria Nazionale di Washington, n. 46 ‘Italienne’ del catalogo,  ha in realtà come titolo originario  nella prima monografia di Corot del 1905: ‘La Morieri’. Tale titolo ora è scomparso; in realtà  un conto è ‘La Morieri’, un conto  ‘L’italienne’.  Gli autori  della citata monografia del 1905 hanno italianizzato il termine originario  ‘Morière’  che  in effetti  era il cognome da coniugata di Agostina Segatori! A significare  di aver riconosciuto Agostina nella modella  in costume ciociaro ! Perciò nella mostra di Parigi  venuto a mancare  il titolo originario ‘La Morieri’, viene a mancare un elemento biografico determinante. 
Individuata dunque senza possibilità di dubbi la modella Agostina ‘La Morieri’, ne scaturisce una ulteriore costatazione  già espressa nel libro “MODELLE E MODELLI CIOCIARI  A ROMA, PARIGI E LONDRA 1800-1900”   e che cioè il famoso dipinto pure di Corot intitolato da sempre ‘Agostina’ anche esso alla Galleria Naz. di Washington ed esposto anche in questa mostra col n.11 nel catalogo, in effetti non ha nessuna relazione fisica o di altra natura con ‘La Morière’,  l’Agostina vera, trattandosi di due modelle differenti, aventi in comune solo l’abito ciociaro indossato: parrebbe che i curatori della monografia del 1905 abbiano  dato il medesimo nome (‘La Morieri’ e ‘Agostina’) a due  modelle differenti! quali effettivamente sono.  Agostina, la vera, ‘La Morieri’  la riconosciamo  chiaramente in molte opere di Corot, in particolare  oltre che nella già menzionata ‘Italienne’  a Washington, nella Dame en Bleu al Louvre già ricordata, nella Jeune Femme à la Robe Rose al M.d’Orsay, nella Lecture Interrompue a Chicago, nella Nymphe Couchée al Museo di Ginevra che mi piace ritenere il primo dipinto per il quale ha posato Agostina, nel Repose il nudo già Corcoran oggi alla Gall. Naz. di Washington,   nella Baccante in riva al mare al MET di New York, nella splendida ‘Cicala’ o ‘Grasshopper’ al Museo Norton Simon di Pasadena,USA. 
Agostina posò in abiti ciociari anche per ‘l’Italienne’  di Van Gogh al Museo d’Orsay e anche  per il dipinto di Manet  ‘L’Italienne’, dove indossa il medesimo abito con la medesima tovaglia in testa e i medesimi orecchini della ciociara  ‘La Morieri’ di Corot, a documentare una stretta relazione tra il giovane Manet e il vecchio Corot!  Il curatore della mostra inoltre conferma che la quasi totalità delle vestiture nei dipinti di donne sono chiaramente ‘costumes italiens’, dei quali rileva e sottolinea   la ‘symphonie colorée’  implicita e caratteristica ma purtroppo manca di affrontare e di far conoscere al lettore come si chiamino realmente quelle vestiture, quali ne siano le tipicità, la  loro origine geografica, quanto illustrate ed amate dagli artisti europei: sarebbe stato un fine ed utile contributo, non solamente  a favore del lettore. 
Museo Marmottan, Parigi:  fino a 8.7/2018. 
  Michele Santulli