lunedì 11 giugno 2018

A proposito di “Melamangiai” (RP libri ed.) di Daniela Matronola: “Poesia contagiosa” (Renzo Paris)

Del poeta deve restare solo la voce, la voce che urla sommessamente nella poesia.
Il corpo del poeta, la sua identità anagrafica, la sua figura mitologica, l’idolatria del poeta, sono tutte negazioni della poesia, impedimenti non solo al passaggio limpido del testo al lettore o all’ascoltatore ma della stessa limpidezza del suo dettato, che è compito del poeta trovare. L’interferenza dell’io è fatale. Io me la pongo come problema. Personale e anche universale, perché vorrei che la poesia si potesse sottrarla a un tragico destino pubblicitario, in cui i versi diventano slogan, frasi buone da esibire nei salotti, o trovare nei foglietti che avvolgono i Baci Perugina. La persona del poeta è plausibile solo come voce, ecco: lotto col corpo.
Il libro è nato perché a un certo punto avevo un bel po’ di materiale poetico e ho capito che potevo organizzarlo in raccolta. Il titolo invece ha doppia pista di nascita e significato. Per cominciare, il materiale finito in questo libro è stato scritto a mano in un quaderno la cui copertina è stata realizzata lavorando le bucce di mela (ApPeel), e poi il rimando a questo dettaglio concreto mi ha fatto riaffiorare nella memoria una cantilena che ripeteva sempre mio padre, Melamangiai: peccai o non peccai?, che era anche un giochino di parole. Racconto più compiutamente tutto il giro di coincidenze tra titolo e libro e scrittura nella Nota d’Autore che i lettori trovano in fondo. La raccolta nel suo insieme prova a fare due cose, mi pare: indicare una condizione e tracciare la relazione tra l’io e l’umano, cioè tra individuo e genere, nei punti di condivisione di questa condizione. Dopotutto quella cantilena, in modo disarmato e ingenuo, allude alla condizione umana, però centrandone subito il nodo, la base, seppure col tono della favola, o dell’allusione biblica: ripetendola mi pare di risentire la voce di mio padre. 
Ecco, ho deciso di pubblicare questo libro perché non è solo un assemblaggio di testi: circola dentro a questo mosaico di testo una voce che comunica un pensiero, ho sentito la voce -non mia, una voce neutra- dire ciò che va detto.
Daniela Matronola.