venerdì 25 maggio 2018

Vittorio De Scalzi a Fattitaliani: bisogna imparare a scegliere e non a farsi scegliere. L'intervista canzonata

Ospite dell'odierna intervista canzonata Vittorio De Scalzi che, dopo 50 anni di carriera sui palchi di tutto il mondo, leader e fondatore dei New Trolls, dal 27 aprile è tornato con “L’ATTESA” (per FermentiVivi/Aerostella), un album di inediti eclettico e multiforme, interamente composto, arrangiato, interpretato e suonato da lui. Fattitaliani ha parlato con lui del progetto e gli ha rivolto delle domande utilizzando i titoli proprio del nuovo cd.

Come vive questo ritorno sul mercato discografico con l'album "L'attesa"?
Con molta soddisfazione.
È stato facile concepire il disco e poi realizzarlo nei diversi passaggi pratici e "burocratici"?
Produrre il disco mi ha richiesto molto impegno, però ero pronto a realizzarlo avendo raccolto diverso materiale che mi ha permesso di creare i brani presenti nell'album. 
Come vede i rapporti fra internet e la musica? Nella rete vede più vantaggi o svantaggi?
Il rapporto fra internet e la musica è molto rischioso poiché la rete offre una grande opportunità per gli ascoltatori con l'elevata quantità di materiale musicale presente, ma al tempo stesso è anche un grande mare nel quale ci si può perdere senza preparazione all'ascolto.
Il pubblico avrà occasione di ascoltare dal vivo i brani de "L'attesa"?
Sì assolutamente, durante i miei prossimi concerti inserirò alcuni brani tratti dall'album.
Foto Studio Stead Photographic
C'è un motivo preciso per cui ha scelto Come acqua chiara come singolo anticipatore del cd? Può in un certo senso rappresentare il manifesto dell'album?
Tutti i brani, ognuno a suo modo, rappresentano l'album. Quello che possiamo considerare come il suo manifesto è sicuramente l'attesa, da cui prende il nome. La scelta di Come acqua chiara come singolo anticipatore è stata dettata dall'essere forse il brano più d'impatto e maggiormente radiofonico.
Quale sentimento in particolare l'ha accompagnata ne "L'attesa" dell'uscita ufficiale del disco?
Il sentimento che mi ha accompagnato è la soddisfazione, perché quando si fa un prodotto nuovo c'è sempre una grande aspettativa.
Nella discografia oggi a suo parere ci sono più "Squali" rispetto a ieri? Come riconoscerli ed evitarli? Qualche consiglio alle giovani leve...
Un consiglio che mi sento di dare è quello di imparare a scegliere e di non farsi scegliere, ad avere idee precise su cosa piace e su cosa ascoltare. Bisogna cercare di non essere superficiali, di non soffermarsi sull'ascolto di un solo singolo, ma di approfondire tutto l'album dell'artista, poiché mettendo insieme i brani che lo compongono si capisce il messaggio.
Per un artista come lei di che cosa "Non si può" assolutamente fare a meno?
Sicuramente non posso fare a meno dei miei strumenti, chitarra e pianoforte, che mi hanno accompagnato fin dall'infanzia, e dell'ascolto di tanta buona musica.
Se dovesse riassumere in "Una parola" lo spirito dell'intero cd quale sceglierebbe e perché?
La parola che riassume l'album è proprio il suo titolo, L'attesa, proprio perché descrive perfettamente lo spirito che ho vissuto nel farlo.
Che approccio ha scelto nell'omaggio a "Pino" Daniele?
L'approccio adottato è stato tecnico, ho utilizzato due chitarre diverse, una acustica e una elettrica tipiche di Pino, per cercare di comunicare le emozioni che ho provato e che continuo a provare nei confronti di questo grande artista, che tanto ci manca.
Facile nel mondo della musica essere e rimanere "Anima senza padroni"?
Rimanere anime senza padroni non è facile. È sicuramente il modo migliore per rimanere se stessi e per cercare attraverso la musica di esprimersi.
Da cosa è stata dettata la scelta di cantare i due brani "Ordinary pain" e in "You were trusting me" in inglese?
La scelta è stata determinata dal non essere riuscito a trovare nella lingua italiana i suoni che si fondessero come avrei voluto. Questi pezzi potevano forse essere canti in dialetto, come Pino Daniele ha fatto. Giovanni Zambito.
©Riproduzione riservata
Qui le altre interviste canzonate
Foto di copertina Luc Van den Avyle


Vittorio De Scalzi nasce a Genova nel novembre del 1949 e da allora la sua vita e la sua carriera si suddividono in due diverse anime artistiche. Quella ribelle e contestatrice della fine degli anni sessanta che lo ha portato a fondare la band dei New Trolls; e l’altra, quella del cantautore che lui ha sempre coltivato dentro di sé aspettando il momento giusto per liberarla.
Durante la sua carriera è passato da alcune esperienze di rock progressive – da non dimenticare il mitico “Concerto Grosso” riuscito esperimento di fusione fra rock e musica barocca– a varie collaborazioni con De André o ancora alla composizione di canzoni per artiste del calibro di Ornella Vanoni, Mina o Anna Oxa.
Nel 2017 ha festeggiato al teatro San Carlo di Napoli i suoi cinquant’anni di carriera in un grande concerto presentato da Fabrizio Frizzi con la partecipazione di grandi nomi della storia della musica italiana.