mercoledì 23 maggio 2018

Roberta Arnone a Fattitaliani: la scrittura serve a conciliarsi con sé stessi ma anche con gli altri. L'intervista

Intervista di Andrea Giostra. 

Benvenuta Roberta, e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscere qualcosa di più di te quale scrittrice e attrice, cosa racconteresti?
Grazie a te Andrea. Sono una persona che ha sempre amato l’arte in tutte le sue forme. Nel passato ho fatto parte, per circa 5 anni, di un gruppo di musica popolare siciliana, I Ciarmacantu, in cui oltre che essere l’unica voce femminile ero anche uno degli autori di alcuni dei testi delle canzoni. Ho anche ballato, per altrettanti anni, danza del ventre frequentando l’accademia di danze orientali di Palermo. Ai tempi dell’università, sempre a Palermo, ho frequentato il teatro di Michele Perriera, cosa che poi ho dovuto abbandonare perché comportava troppo impegno in termini di tempo. In tutto questo, però, non ho mai smesso di coltivare il mio amore per la lettura dei romanzi gialli, tanto che ne avevo scritto uno, “Cadaveri allo specchio”, all’età di ventidue anni. Solo da poco ho deciso di pubblicarlo. Visto l’interesse suscitato con quel libro ho deciso di scriverne un secondo, “La maledizione dell’ultimo regista”, che come puoi ben capire è ambientato nel mondo del cinema, mia attuale ulteriore passione. Ho creato, così, un connubio tra due interessi che coltivo nella vita: la scrittura di gialli e la scrittura di sceneggiature per film, oltre che l’attività di attrice. Il romanzo giallo è un genere che come ti dicevo mi è sempre piaciuto. Mi piace cercare di costruire trame intrigate e ricche di suspense e misteri ed ho voluto, in questo ultimo libro, esagerare con il mistero. Per quanto riguarda il cinema, ho appena finito di girare un corto a Torino scritto da me e da un mio collega e amico, Tony Morgan, che si intitola “Michael la voce della notte” che parla di un giornalista che non vuole sottostare alle regole del potere, parla della libertà dell’informazione, tema molto attuale, ed ho già altri film in cantiere.
Ci parli del tuo ultimo romanzo pubblicato recentemente, “La maledizione dell’ultimo regista”? Qual è il tema dominante e quale il messaggio che vuoi lanciare ai tuoi lettori? 
Beh, sai, quando si parla di thriller o noir o romanzi gialli, difficilmente ci sono “messaggi” che si vogliono inviare ai lettori. Ho voluto, però, parlare di alcuni luoghi della Sicilia cogliendone sia aspetti positivi che negativi. In particolare, il romanzo si svolge nel castello di Falconara che si trova nella mia provincia, Caltanissetta, ed ho voluto porre una lente d’ingrandimento anche su Ragusa, a mio avviso una delle più belle città che abbiamo in Sicilia. Il racconto narra di due registi di fama internazionale che vogliono girare un film sulla vita di Cagliostro e decidono di farlo proprio a Falconara. Il castello è la locazione perfetta per un film su questo personaggio, amante dell’esoterismo, dell’alchimia, della magia. Durante le riprese, però, iniziano a manifestarsi fatti un po’ strani, difficilmente spiegabili, fino ad un omicidio apparentemente senza alcun movente. Ma come in tutti i gialli che si rispettino il movente c’è e mi piace coinvolgere i lettori nella soluzione del mistero. Cosa non molto semplice.
Come è nata la tua passione per lo scrivere, e qual è il tuo proposito, il tuo scopo nel raccontare le tue storie? 
Quando ho scritto il primo romanzo, a ventidue anni, ho voluto mettermi alla prova. Leggevo molto ma non avevo mai pensato di scrivere qualcosa. Non sapevo neanche da dove cominciare. Poi, man mano che scrivevo, mi rendevo conto che era una cosa che mi appassionava moltissimo. Il fatto di creare qualcosa dal nulla, di partorire un’idea e renderla coinvolgente, unica, appassionante, mi dava adrenalina ed un senso di realizzazione e di libertà. Non pensavo però, minimamente, di pubblicarlo. Lo scrivevo per me stessa. Fino a che qualche tempo fa lo lesse mia madre, anche lei una giallista incallita, e mi disse che secondo lei era molto bello. Ho voluto crederle, anche perché mia madre non è il tipo da dirmi cose che non pensa solo per compiacermi. E così lo pubblicai e lo dedicai a lei. Tante persone che lo hanno letto mi hanno invogliato, con i loro commenti lusinghieri, a scrivere e pubblicare il secondo. 
Come definiresti il tuo stile letterario? C’è qualche scrittore al quale ti ispiri? 
Sono un’amante di Agatha Christie e credo che il mio genere sia un po’ quello. Lungi da me volermi minimamente avvicinare alla bravura di questa grande scrittrice ma, avendo letto tutti i suoi romanzi, anche più di una volta, credo che mi venga naturale e che mi piaccia seguire un po’ il suo genere. Alcuni amici ormai mi chiamano Agata. Posso esserne solo lusingata. 
Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura? 
È stato sempre importante ma forse, oggi, con l’avvento di tutte queste tecnologie, che ci allontanano un po’ dalle cose importanti della vita, lo è ancora di più. Serve a conciliarsi con sé stessi ma anche con gli altri, perché si scrive per gli altri. Invece di stare ore su Facebook o su internet, i ragazzi dovrebbero capire che si può impegnare il tempo in cose molto più proficue, come la scrittura, oltre che la lettura ovviamente. Si può raccontare quello che si vuole e come si vuole. Io ho scelto questo genere perché mi è congeniale ma si può raccontare con una poesia, con una canzone, con qualunque cosa possa scaturire dalla nostra creatività per dare qualcosa di bello a sé stessi ed agli altri. Condividere pensieri, sentimenti, opinioni. Oggi, purtroppo, abbiamo perso questi valori e sarebbe importante riuscire a conquistarli nuovamente.

Cosa consiglieresti a chi volesse cimentarsi a scrivere racconti, romanzi, delle storie?

Di lasciarsi andare, lasciare che l’istinto prenda il sopravvento. C’è sempre tempo per correggere le bozze, per modificare una storia, per correggere l’ortografia. Non c’è tempo, invece, per le idee originali. Bisogna coglierle subito altrimenti si rischia di dimenticarle. Bisogna, quindi, buttare subito giù quello che si pensa, giusto o sbagliato che sia. Poi ognuno trova la sua tecnica, quella che gli viene naturale. Per me, ad esempio, è importante la regola del “gambero”. Io inizio dalla fine e poi cammino a ritroso. Penso a come deve essere il finale, qualcosa che deve stupire, di inimmaginabile. Appena l’ho trovato vado a ritroso camminando come i gamberi o i granchi e costruisco attorno tutta la storia. Non so se la Christie facesse così ma per me funziona benissimo. È un metodo deduttivo che aiuta nella scrittura, anche perché creare trame intrigate in un giallo, senza contraddirsi, scrivendo cose che abbiano un senso logico, ricordandosi di tutti i punti fondamentali senza che poi le cose risultino non veritiere non è affatto semplice. Tutto deve essere coerente. 
Immagina una convention all’americana, tenuta in un teatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di lettura. Tu devi introdurre i lavori del simposio. Cosa racconteresti a tutti questi adolescenti per appassionarli alla lettura e alla scrittura? Quali sono secondo te i tre punti più importanti che un bravo relatore dovrebbe introdurre in una convention di questo tipo? 
Io comincerei con il parlare della “creatura” libro. Creare un libro è come fare un figlio, con la semplice differenza che qui lo fai da sola e te lo scegli come preferisci. Lo vuoi lungo? Corto? Che parli con linguaggio raffinato oppure volgare? Lo vuoi dolce oppure determinato e incorruttibile. Il titolo? Il titolo è il suo nome, è quello che si porterà sempre dietro e ti deve piacere, così come la copertina che rappresenta il suo aspetto fisico, come i capelli, gli occhi. La vuoi rossa? Gialla? Oppure nera, scura. Tutto rispecchia il tuo modo di essere, d’altronde è la tua creatura, tua e di nessun altro, e qui puoi metterci tutta la creatività che vuoi. Nessuno ti potrà mai dire nulla, forse una censura se esagerato nel riportare il racconto, ma non deve passare un esame, non deve essere approvato da nessun altro se non da te stesso. Ed è questa la cosa più bella, scrivere ti mette in relazione, prima di tutto con te stessa, poi con tutti gli altri che potranno imparare a conoscerti attraverso la lettura del tuo libro. Perché quel libro sei tu. E allora li esorterei a scrivere, a realizzare le loro creature, ma anche a leggere, perché è importante anche conoscere gli altri, quello che anche gli altri hanno da dire, le loro piccole o grandi creature. E poi, se si è davvero bravi e magari non lo si sa, ci si può aspettare un colpo di fortuna, come ad esempio è successo alla Rowling di Harry Potter, che aveva iniziato a scrivere per i figli ed è diventata famosissima. Quindi si può anche riuscire a diventare qualcuno, soprattutto se si ha un dono innato. E allora proviamoci, provateci direi ai ragazzi, non state li fermi, provate fin da ora ad inventare una storia e buttarla giù. Sono sicura che qualcuno di voi riuscirà benissimo. E non abbiate paura a fare leggere le vostre opere, anzi, così almeno vi renderete conto del valore intrinseco delle stesse opere. Quindi per me i tre punti più importanti che metterei in evidenza sono: far capire l’importanza dello scrivere in quanto realizzazione di una nostra esclusiva creatura, l’importanza di identificarsi con la propria opera per farsi conoscere e per riuscire a dare qualcosa agli altri, l’importanza di abbandonare la paura e di mettersi in gioco, di osare e fare leggere le proprie opere perché solo così potremo capire se abbiamo talento oppure no. 
Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti? Dove potranno seguirti i tuoi lettori e i tuoi fan? 
Lunedì 28 maggio alle 17,30 a Catania, al Palazzo della Cultura, ci sarà la presentazione de “La maledizione dell’ultimo regista” condotto dal dott. Salvo Di Dio. Verranno letti alcuni brani e ci sarà una sorpresa finale per gli astanti. Per quanto riguarda i film già girati, verranno presentati nei vari festival e siamo pronti a girarne altri. Uno, in particolare, si chiama “Bacio” e verrà ambientato a Taormina. È tratto da un omonimo libretto scritto da me e Tony Morgan.

Roberta Arnone

Andrea Giostra
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