martedì 8 maggio 2018

Palermo, alla Vucciria dipinto con icona della morte sulla loggia dei catalano

"Un modo per richiamare l’attenzione sulla prossima morte cui la piazza sarà sottoposta. La morte più umiliante che prevede la rimozione del mercato e la messa a nuovo della piazza, con un processo di ricostruzione patinata della piazza", commenta il consigliere comunale del M5S Igor Gelarda. 

di Joey Borruso - Ieri è apparso alla Vucciria uno splendido dipinto, figlio di un contest cittadino di artisti. "A mio avviso - dichiara il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle Igor Gelarda - rappresenta, meglio e più di mille parole lo stato di degrado, la morte che vive la piazza, e con essa la città intera. Ma allo stesso tempo nel raccontare lo stato di abbandono di quei luoghi rappresenta anche la scintilla di vitalità della città e la forte vocazione all’arte di questi spazi. 
La Vucciria è storicamente un mercato e negli ultimi venti anni, in piena fase di declino e di abbandono, ha attirato artisti da tutto il mondo, e se è rimasto vivo il suo nome nell’imaginario collettivo è anche in ragione degli interventi artistici che qui hanno avuto luogo. Inclusi quelli del tanto discusso Uwe.
Un progetto di riqualificazione - continua Gelarda - di quest’area dovrebbe comprendere anche interventi d’arte come questi che rappresentano un potenziale anche di promozione e valorizzazione turistica di questi luoghi.
Il dipinto a mio avviso è anche un modo per richiamare l’attenzione sulla prossima morte cui la piazza sarà sottoposta. Forse la morte più umiliante, che prevede la rimozione del mercato,  che ne ha costituito la vita in questi secoli, e la messa a nuovo della piazza, con un processo di ricostruzione patinata della piazza. Non vogliamo che diventi un salottino elegante destinato alla Palermo bene, ma che regolamentato e riqualificato questo diventi un luogo identitario e forte della città. 
Qalunque cosa intendesse dire, conclude Igor Gelarda, complimenti all’artista che ha realizzato questo splendido dipinto".

Foto di Franco Lannino