giovedì 17 maggio 2018

Michele La Ginestra a Fattitaliani: fare teatro è comunicare qualcosa di sé al prossimo. L'intervista

di Laura Gorini - Sarà in scena fino a domenica al Teatro Sistina di Roma "È cosa buona e giusta", il nuovo spettacolo teatrale scritto (insieme ad Alessandro Bennicelli) e interpretato da Michele La Ginestra. La regia è di Andrea Palotto. In scena Andrea Perrozzi, Ilaria Nestovito, Alessandro La Ginestra, Andrea Palma e Alessandro Buccarella con gli Allievi dell' Accademia del Sistina. Fattitaliani lo ha intervistato.

Michele, perché fare teatro oggi?
Perché è un modo di comunicare qualcosa di sé al prossimo. Io penso che la professione d'attore sia una vera e propria missione quando uno la svolge. In più se si è anche autore sia ha pure possibilità di comunicare in maniera ancora più efficace agli altri tramite un palcoscenico. In tale maniera il raggio d' azione a livello comunicativo è quindi ancora ben più ampio.
I giovani- pare- che lo snobbino... Per quale motivo?
Snobbano il teatro perchè sono stati "bruciati" da alcuni spettacoli ai quali sono stati costretti ad assistere da bambini, soprattutto tramite la scuola. Magari sono stati portati a vedere spettacoli di Plauto o dei classici. È come dare un piatto di amatraciana, che è buonissimo, a un bambino che è stato appena svezzato.
Ma come si può avvicinarli a questo mondo? Un tuo consiglio al riguardo?
Il mio consiglio è quello di avvicinarli al teatro con spettacoli adatti a loro e poi pian piano introdurli in questo mondo. In tale maniera si può far loro comprendere che esistono anche spettacoli teatrali brillanti, come- per esempio- quello che sto portando in scena al Teatro Sistina di Roma. Sto parlando di " E' cosa buona e giusta" nel quale si cerca di trasmettere al pubblico messaggi positivi tramite proprio il teatro. Si ride molto ma in maniera intelligente e ci sono anche momenti di commozione. La vita è -del resto- anche questo e se in un momento difficile e duro doni anche speranza il pianto può trasformarsi in un bellissimo sorriso.
Tu come li vedi i giovani oggi?
I giovani oggi li vedo in maniera positiva. Il problema è che non riusciamo a comunicarci e a parlarci perchè sono distratti da "una finestra virtuale" che sia un televisiore acceso, un tablet, un telefonino o un computer. E' insomma difficile parlare con loro faccia a faccia. Questo è- magari- possibile a cena quando si riesce a instaurare un certo feeling con loro, parlando e rivelando qualcosa di noi. Debolezze incluse. In tale maniera loro non si sentono esclusi quando sbaglieranno perchè nella vita si sbaglia e gli errori servono per crescere e migliorare. In pratica comprendendo che nemmeno noi adulti siamo perfetti si sentono più vicini a noi.

Credi che la famiglia, la scuola e la parrocchia abbiano ancora un ruolo importante nella loro vita?
La famiglia, la scuola e la parrocchia sono sempre punti d' incontro importanti ma anche i gruppi sportivi e ricreativi possono esserlo come possono- del resto esserlo- qualsiasi forme di aggregazione creata per un progetto comune, teatro incluso. Ed è per questo che io spingo i ragazzi a fare teatro.
Ma tu com'eri da ragazzo?
Ero allegro, divertente a volte anche al limite dell'eccessivo. Ecco, forse uno dei miei rimpianti è quello di non aver captato l'eccesso prima ma - come si sa- non si nasce "imparati" e si impara e si cresce con l' esperienza. Sono stato molto fortunato: siamo quattro fratelli e dobbiamo tutti ringraziare i nostri genitori che ci hanno permesso di stare insieme e crescere insieme tramite il confronto.
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