mercoledì 2 maggio 2018

La scrittrice Anna Avitabile a Fattitaliani: per me la scrittura è innanzitutto un’esperienza intima. L'intervista

Anna Avitabile, scrittrice, ci parla della sua scrittura e delle sue opere.
Intervista di Andrea Giostra.

Ciao Anna, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscere qualcosa di più di te quale scrittrice, cosa racconteresti?
Grazie a te, innanzitutto, per questa opportunità, che una persona come me, poco pratica nell’uso dei social, apprezza ancor di più.
Di me, direi che amo scrivere fin dalla scuola elementare e che l’ho sempre fatto, ma socializzando raramente quello che scrivevo; in seguito mi sono ritrovata a scrivere anche in ambito professionale, tipo relazioni, articoli scientifici, e pian piano ho capito che scrivere, come parlare, può aiutare a chiarirsi le idee, addirittura può diventare terapeutico.
Nel corso del tempo, però, sempre più mi è piaciuto estrapolare dal mio lavoro luci ed ombre, vicende, emozioni, riflessioni, facendole uscire dagli schemi tecnici dello scrivere scientifico. Mi si è aperto, così, un mondo infinito e intrigante, che sto cercando di condividere.
Ci parli della tua ultima opera che il 14 aprile 2018 ad Erice ha ricevuto un prestigioso premio letterario? Vuoi ricordare qual è stato il premio che la giuria dell’Anfora di Calliope di Erice ti ha assegnato? Qual è il tema dominante e quale il messaggio che vuoi lanciare ai tuoi lettori con questo scritto? 
Con mio grande stupore, il 14 aprile, giorno che casualmente è anche l’anniversario della mia laurea, mi sono classificata al primo posto del premio L’anfora di Calliope con il racconto “Rughe parlanti”. Era la prima volta che partecipavo a questo concorso e, in occasione della premiazione, ho potuto apprezzare lo spessore culturale di tutta la manifestazione e dei giurati, toccando con mano un fermento culturale intenso ed accattivante. Tutto ciò in una fantastica cornice ambientale, quale può essere la Sicilia in generale ed Erice in particolare, dove ho incontrato una “sicilianità” bella ed accogliente.
Ero particolarmente curiosa di conoscere la motivazione del mio premio e devo dire che, nel leggerla, mi sono sentita compresa perfettamente nel mio intento, e questo è stato per me motivo di immenso piacere.
Il mio racconto parla di segni, fossette, macchie, rughe, cicatrici che caratterizzano ogni persona, come se scrivessero la sua storia in maniera indelebile sul corpo, dicendo il “dicibile e l’indicibile”, quindi in maniera estremamente autentica. Secondo me, accettare questi segni è il primo passo per trovare sé stessi, nonché un passaggio fondamentale per affrontare ciò che è all’esterno.
Il tema del racconto è, quindi, la pace interiore, attraverso l’accettazione di sé, presupposto dell’accettazione dell’altro.
In definitiva il racconto parla di una bellezza che può essere non immediatamente visibile, come dire una bellezza tra le …. “rughe”!
Come nasce questo racconto? A cosa hai pensato quando hai cominciato a scriverlo? 
Il racconto nasce dalla consapevolezza del tempo che passa, inesorabilmente, e lascia segni sempre più evidenti, difficili da sentire parte di sé, non tutti legati a vissuti positivi, ma che, secondo me, visti in una prospettiva più ampia, contribuiscono a fare della persona quell’essere unico e irripetibile, la cui bellezza consiste proprio in tutte le sue diverse sfaccettature.
Questo racconto nasce, quindi, di fronte ad uno specchio. L’idea è cresciuta lentamente, dentro di me, permettendomi di mettere insieme tanti pezzi di un tutto, fatto di vicende divertenti, imbarazzanti, curiose e anche tristi, un mondo che in parte mi appartiene e in parte osservo attorno a me. 
Quanto è importante vincere un premio letterario per la carriera di poeta o di scrittore? Perché secondo te bisogna partecipare ai premi letterari, e a quali in particolare? 
Non sono un’habitué dei concorsi letterari, per l’Anfora di Calliope devo ringraziare un’amica che me l’ha segnalato e altre due amiche che mi hanno incoraggiato a partecipare, però devo ammettere che partecipare ad un concorso vuol dire allargare gli orizzonti ed aprirsi agli altri, accogliere la possibilità di essere giudicati e accogliere la possibilità di vincere.
Credo che se una persona partecipa ad un premio ha due alternative: può vincere o perdere, mentre non partecipare vuol dire perdere sicuramente qualsiasi opportunità; questo modo di pensare io lo applico ad ogni campo della vita.
Nella scelta dei premi a cui partecipare, mi affido alle sincronie, al caso, all’intuito, sono già troppo razionale e schematica in tutto il resto di quello che faccio!
Quanto sono importanti le fiere del libro invece? A quali hai partecipato e perché proprio quelle? Che benefici letterari portano secondo te? 
Le fiere del libro sono ventate di sollecitazioni, sicuramente stimolanti e sempre più onnicomprensive. Per mie caratteristiche personali, provo difficoltà nelle situazioni troppo ampie, mi ci perdo, troppi input, magari preferisco situazioni più intime… ma credo che, in tutti i casi, siano un nutrimento indispensabile, da assicurare fin dalla più tenera età. 
Come definiresti il tuo stile letterario? C’è qualche scrittore, italiano o straniero, al quale ti ispiri? 
Non credo di avere uno stile letterario definito o uno scrittore specifico al quale mi ispiro, per me la scrittura è innanzitutto un’esperienza intima, ma non escludo di essere influenzata dalle letture che mi hanno accompagnato fino ad ora, abbastanza eterogenee (Wilde, Calvino, Pirandello, I. Allende, S. Agnello Hornby, M. De Giovanni, E. Ferrante solo per citarne qualcuna).
Come genere, prediligo racconti che trattino di personaggi comuni, in ambientazioni quotidiane, realistiche, ma amo anche molto le favole.
In genere preferisco uno stile semplice e diretto, che mi piacerebbe riuscire a realizzare nei miei scritti. 
Come è nata la tua passione per lo scrivere, e qual è il tuo proposito, il tuo scopo nello scrivere i tuoi libri, le tue raccolte di racconti? 
La mia passione sarà nata, credo, sotto forma di diario, di brevi rime, d’altronde chi non si è mai cimentato con queste forme, anche, ad esempio, a scuola per prendere in giro compagni e professori. Nel mio caso credo di poter dire oggi, guardandomi indietro, che scrivevo nell’intento di fotografare emozioni che nella realtà cercavo di controllare o nascondere.
Secondo me tutte le arti in genere, la scrittura, il cinema, la pittura danno visibilità a chi o cosa rimarrebbe nell’ombra.
Credo che un libro, che al massimo sa di carta stampata, possa suscitare odori e sapori che il vivere caotico quotidiano tende ad annullare, possa accendere un faro su un dettaglio e solo così farti accorgere che non è solo un dettaglio, possa rendere più comprensibile ciò che facciamo fatica ad accettare, possa salvare la vita, prolungare il tempo, essere magia! 
Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?
Sono una cui piace scrivere ancora lettere, biglietti, frasi per eventi particolari… scrivere è comunicare, condividere, fissare dei pensieri e farli sopravvivere.
Scrivere è emozionarsi e suscitare emozioni e ci consente di riconoscerci tutti come parte di un unico immenso organismo, seppur con infinite differenze individuali.
Credo che un buon libro di carta stampata da sfogliare sia un piacere insostituibile, così come un foglio bianco su cui appuntare un’idea, cancellare, riscrivere, sottolineare.
Sono all’antica!
Cosa consiglieresti a chi volesse cimentarsi come scrittore, narratore? 
Di leggere e di scrivere tutte le volte che ne ha voglia, di non giudicarsi troppo, di non avere pregiudizi, di sbagliare per imparare dagli errori e di esporsi al giudizio degli altri senza timore, insomma tutto ciò che cerco di dire a me stessa. 
Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti? A cosa stai lavorando? Dove potranno seguirti i tuoi lettori e i tuoi fan?
Il premio ha rinvigorito la mia voglia di scrivere, di progetti in cantiere ne ho, ad esempio vorrei pubblicare un libro che si intitola “Il seme dissennato” cui sono particolarmente legata, un po’ onirico, surreale, si tratta della descrizione di un giorno qualsiasi della vita di una donna, mentre si avvia, come sempre, a lavoro. Il suo percorso, però, diventa un tuffo nel suo passato, grazie, indovina un po’, ad uno strano libro, che forse esiste o forse no.
Invece ora sto lavorando ad un racconto in tre parti, intitolato MI.RI.AM, che descrive tre storie di donne, bizzarramente concatenate tra di loro, pur essendo estremamente distanti l’una dall’altra; ognuna di queste storie, a suo modo, contribuisce a definire un aspetto del “maternage”, termine difficile da tradurre in italiano, che indica il modo in cui può essere incarnato il ruolo materno.
Una di queste storie potrebbe diventare anche un film, infatti sono in contatto con un regista napoletano interessato.
Per farmi conoscere e divulgare quello che scrivo, prima o poi dovrò provare a fare un blog, ci sto pensando seriamente, per ora ho un profilo professionale su LinkedIn. 
Un’ultima domanda Anna. Immaginiamo che sei stata inviata in una scuola media superiore a tenere una conferenza sulla scrittura e sulla narrativa in generale, alla quale partecipano tutti gli alunni di quella scuola. Lo scopo è quello di interessare questi ragazzi alla lettura e alla scrittura. Cosa diresti loro per appassionarli all’arte della scrittura, per catturare la loro attenzione? 
Premesso che non mi sentirei perfettamente a mio agio di fronte ad una platea molto ampia, se proprio dovesse capitarmi l’occasione, proporrei innanzitutto la visione di uno spezzone della “Tigre e la neve” di Benigni, in cui lui descrive che cos’è la poesia. Secondo me è fantastico!
Poi cercherei di rendere protagonisti i ragazzi, dando loro un ruolo attivo: si potrebbe giocare con testi e musica di qualche canzone in voga, declamando un testo senza musica o sostituendolo, sulla stessa musica, con uno diverso, creato per l’occasione; in questo modo cercherei di fare qualche dimostrazione di come si può giocare con lettura e scrittura creativa e poi li inviterei a cimentarsi, mettendo alla prova la loro capacità di trasmettere emozioni.
A questo scopo, si potrebbe utilizzare l’occasione della conferenza per presentare un concorso/premio adatto alla loro età.
Leggi qui gli articoli di Andrea Giostra.
Anna Avitabile

Andrea Giostra