giovedì 17 maggio 2018

Bruxelles, "Intoxiqué": espongono gli artisti Giuseppini, Stenti, Cascone e Santos. L'intervista di Fattitaliani

"Una delle problematiche comuni per chi vorrebbe vendere le proprie creazioni, è di riuscire con difficoltà a sostenere i costi di gestione, oltre alle percentuali che le gallerie d'arte trattengono dalle vendite". L'architetto e artista italiano Fabrizio Stenti è chiaro nel definire quello che accompagna oggi un artista nel suo percorso di crescita e nel tentativo di emergere e far conoscere le proprie opere.

"Un sistema -continua- che seleziona a monte gran parte degli artisti, tra cui gli studenti che usciti dalle accademie non posseggono ancora nessun tipo di risorsa economica che possa sostenerli in una fase iniziale.
In questo processo selettivo, un artista non solo viene tagliato fuori dal sistema ma l'aspetto più grave è che non ha l'occasione di potersi confrontare con la realtà del mercato, e quindi capire che forse non è la strada giusta. 
Rimane con la falsa idea fino ad una età, impropria ormai per mantenere il confronto, sostanzialmente bruciandosi il tempo.
È qui nasce l'idea di creare una occasione che dia l'opportunità immediata e magari brutale ma veritiera. Di poter esporre rapidamente e con costi di gestione vicini ad una realtà studentesca". 
Ecco dunque il progetto "Intoxiquè", forse un po’ provocatorio, per creare un movimento indipendente che vuole promuovere l’arte figurativa al di fuori dalle gallerie ufficiali. Da qui la scelta come sede della mostra la sua abitazione studio che è essa stessa espressione della sua sensibilità artistica e del suo personale stile di vita: un artista libero o un libero artista. L'esposizione avrà luogo a Bruxelles dal 25 al 27 maggio a Chaussée d'Alsemberg.
Ad esporre le proprie opere Alberto Giuseppini, Fabrizio Stenti, Giovanni Cascone ed uno salvadoregno: Ernesto Santos, con approcci all’arte differenti ognuno dagli altri. L'intervista di Fattitaliani ad Alberto Giuseppini.
Che cosa accomuna gli artisti di "Intoxiquè"?
Quello che ci accomuna è ciò che accomuna tutti gli artisti fra loro, cioè l’uso del linguaggio figurativo per esprimersi e per esprimere la propria visione del mondo o almeno degli aspetti di questa. In questa occasione “parliamo” insieme nel contesto di Intoxiqué e raccontiamo le nostre avventure a colori, ciascuno con i propri e con le nostre differenti sensibilità. Come un quartetto eseguito da differenti strumenti musicali e anche, direi, con differenti note… 
Renzo Rossi, 2000, gouache sur toile, cm 60x70
Lei personalmente come definirebbel’arte e la sua in particolare?
Io non credo di saper definire cosa sia l’arte ma so che l’arte racconta sempre qualcosa e a me piacciono i racconti e mi piace raccontare, a modo mio, con le immagini. Il racconto arricchisce la nostra esperienza e soddisfa profonde curiosità. L’arte è poi strettamente connessa con il piacere e con il desiderio. Il desiderio di capire e di conoscere rappresenta una delle strade più importanti per perseguire la conoscenza. Penso che ci siano tre modalità principali per raggiungere la conoscenza, del mondo e dell’essere umano. La scienza, l’arte e l’amore. Gli scienziati teorizzano e sperimentano col metodo scientifico per giungere alla conoscenza nei loro ambiti specifici. Gli artisti vantano di possedere intuizione e sensibilità per indagare i più disparati ambiti dell’esperienza umana. Infine, tutti gli esseri umani innamorati hanno una portentosa energia che scaturisce dalla passione nei confronti della persona amata che permette loro di conoscerla in profondità. Devo dire però che sia gli scienziati, sia gli artisti sono veramente efficaci quando, oltre alla capacità di usare i loro strumenti e le loro tecniche specifiche nelle rispettive discipline, sono innamorati, cioè quando agiscono mossi da un amore profondo per quello che fanno e per l’oggetto delle loro ricerche, altrimenti il loro agire rischia di essere banale e superficiale.
Bianca, 2006, gouache et crayon sur papier, cm 50x70
Ci sono dei soggetti in particolare che predilige?
I miei soggetti preferiti sono il ritratto, in primis e la scenografia teatrale che soddisfano rispettivamente il mio interesse per l’essere umano e per il mondo. Ritrarre una persona è per me un tentativo di “rubarle l’anima”, cioè di cercare di capire almeno un parziale aspetto della persona che ho di fronte. Si instaura quindi, da parte mia, un rapporto profondo con la persona che ritraggo, coinvolgente e passionale. Ho lavorato in teatro come scenografo sempre con grande piacere. Ma la scenografia, al di là del suo ruolo fondamentale nello spettacolo teatrale, rappresenta per me il mondo, cioè lo spazio della vita in cui l’essere umano “recita” il copione della sua esistenza. Ogni elemento spaziale, ogni oggetto è il simbolo di un sentimento o di un desiderio e l’essere umano si muove sempre in virtù di una spinta desiderante. Quindi una scena è la rappresentazione visiva dei sentimenti che abbiamo nei confronti del teatro del mondo. Spero di non essere troppo enigmatico nel parlare di quello che mi piace dipingere e invito le persone che avranno voglia di vedere la mostra a dirmi le loro impressioni e a offrirmi l’occasione di continuare a raccontare.
Giovanni Cascone
Intoxiquè
È un movimento indipendente che vuole promuovere l'arte creando delle opportunità di vendita. 
Non seleziona artisti e non pretende percentuali. 
L'intento è di far creare una clientela privata dove ogni uno si alimenterà delle conoscenze degli altri; ma soprattutto ogni singolo si dovrà occupare della proprie vendite, perchè il processo sarà  individuale.
In questo la pubblicità di ogni artista sarà un gesto di responsabilità e crescita verso di sé e gli altri partecipanti.
Saranno eventi di tre giorni, un'irruenta provocazione che gioca sulla tempistica del momento e dell'impatto emotivo che gli ipotetici compratori dovranno avere con le opere presenti. 
In una casa privata messa a disposizione per l'occasione,  i lavori saranno esposti negli ambiti più comuni. Cucina, soggiorno, piante e sedie faranno da scenario per accogliere quelle che, si spera saranno, delle belle esperienze di condivisione e promulgazione delle nostre emozioni artistiche. 
Fabrizio Stenti (Napoli 1979) 
Dopo aver studiato architettura e laureato in interni, dedica il suo interesse ai materiali di reciclo e in particolare quelli scartati dalla società che contrubuiscono in modo massivo all'inquinamento per  sovrappoduzione. 
Processo legato in gran parte ad una filosofia occidentale basata sul principio di “perfezione” che tende a comprare ed eliminare oggetti, in un breve lasso di tempo.
Dopo esperienze di vita e professionali, nel campo dell'architettura; viaggiando tra Rotterdam, Munich, Bruxelles.
Unendo le sue passioni per la grafica ed il disegno, e guardando all'inquinamento dei materiali come risorsa. Cerca un metodo alternativo che potesse sfruttare  il potenziale della sovrapproduzione, producendo creatività. 
E che nonostante l'uitilizzo di materiali di scarto, possa ottenere un prodotto finale senza perdere qualità e stile.
Nel 2012 inizia la produzione delle sue grafiche.
Stenti, discarded material: s. wood s pannel, paper's - mixed media , 70x70cm

Luogo:
Chaussée d'Alsemberg
Chaussée d'Alsemberg, 1180 Regione di Bruxelles-Capitale