mercoledì 30 maggio 2018

Antonella Bussi, direttore di Marie Claire Italia: non c'è nessuno più critico su di me sul lavoro. L'intervista di Fattitaliani

di Laura Gorini - È da poco tempo arrivata al timone di Marie Claire Antonella Bussi che in questa chiacchierata ci parla sia del suo percorso lavorativo sia della rivista che dirige con tanta passione.
Antonella, qual è stato il percorso che l' ha portata a diventare direttore di Marie Claire Italia?

Ho avuto tre carriere professionali: per 10 anni ho lavorato in una finanziaria inglese, poi ho vissuto e lavorato in Zimbabwe per qualche anno, nell’industria del safari, e infine sono approdata al giornalismo. Ho fatto il praticantato in una rivista di settore beauty, e dopo un breve periodo come freelance sono arrivata a Marie Claire. Ci sono stata 14 anni facendo attualità e poi specializzandomi in beauty e testi moda. Ho lasciato Marie Claire da Condirettore nel 2012 e per cinque anni sono stata vicedirettore a Vanity Fair, il settimanale è un’esperienza intensa ed è stato interessante. Mi ha portato a diventare direttore di Marie Claire con uno sguardo completamente nuovo.

Rispetto alle edizioni degli altri Paesi in che cosa particolarmente diverge?
Tutte le edizioni di Marie Claire condividono gli stessi valori, ma ogni Paese ha una sua peculiarità. Storicamente Marie Claire Italia, che è nato 31 anni fa, ha sempre avuto un posizionamento moda molto forte, anche grazie a un team di stylist, fotografi e collaboratori  tra i migliori in Italia e nel mondo. E anche nelle altre sezioni ci sono sempre state firme eccellenti. Possiamo dire con orgoglio che l’edizione italiana è tra le migliori al mondo!
Nella rivista grande spazio, oltre che alla moda e alla bellezza, è dato all' attualità e alla cultura. Crede che oggi le donne siano più attente anche al benessere interiore e intellettivo rispetto al passato?
Le donne sono sempre state curiose del mondo e del sapere. Ora forse siamo meno legate a certi schemi su argomenti maschili o femminili. È il taglio a fare la differenza è a rendere un pezzo interessante per le donne e/o gli uomini. Le donne vogliono un loro posto al sole nel mondo, nel lavoro e nella vita privata. Vogliono partecipare, essere attive e gestire il potere in modo femminile. Per questo vogliono essere informate e intrattenute. E noi le aiutiamo con uno sguardo laterale, consigli, provocazioni  e storie sorprendenti.
Inoltre sono numerose le rubriche che toccano vari argomenti.  Pensa che l'ecletticismo sia lo strumento migliore per fare un buon giornale?
Assolutamente sì. In questo siamo diverse dagli uomini che tendono alla massima specializzazione. Noi siamo curiose di tutto: dal lavoro all’ultima borsa da avere, da un problema sociale che ci indigna al posto più nuovo da visitare, alle relazioni. Per questo cerchiamo di essere fonte d’ispirazione con le storie, i personaggi, spiegando i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo e che in questo momento sono anche disorientanti.
Ma Marie Claire può- a suo avviso- essere anche letto da uomini? Se non erro sovente scrivono email alla redazione...
Non credo siano gli uomini ad andare in edicola a comprarci, ma sicuramente la qualità visiva e la scelta degli argomenti attraggono uomini che lo trovano in casa. E a volte decidono di scriverci, è vero.
Lo fa leggere anche al suo compagno e alla sua famiglia? E' molto attenta ai commenti e alle critiche altrui?
Amo confrontarmi e sono attenta alle critiche costruttive e ai commenti sulla rivista. Da parte mia conosco bene il Dna del giornale ma il dialogo con lettrici e colleghi è fondamentale. Mio marito è un ottimo consigliere sulla parte visiva. E poi vengo da una famiglia di donne i cui  commenti non si risparmiano.

E quanto sa essere critica con se stessa?

Sono della Vergine, non c’è nessuno più critico di me sul mio lavoro! Chiedo molto agli altri, ma soprattutto a me stessa.
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