mercoledì 9 maggio 2018

Angelina Spinoni, intervista alla direttrice di Confidenze: Leggendo, mi emoziono con facilità

di Laura GoriniLavora da tanti anni nelle redazione di Confidenze, uno dei settimanali Mondadori più letti dalle donne italiane del quale ora ne è diventata la direttrice. Angelina Spinoni ci parla del suo lavoro e del suo amore per la letteratura in un'intervista a cuore aperto.

Angelina, lavori tanti anni nella redazione di Confidenze. Ora ne sei la direttrice. Che effetto ti fa?
Duplice: da una parte, mi sento "a casa". Dall'altra, avendo una responsabilità diversa, tutto cambia. Quando sei inserita in una struttura, ti relazioni con chi ti legge, ma anche molto con il direttore. Ora, mi sento molto più a contatto con le lettrici e anche ricevere messaggi, osservazioni, domande varie mi fa sentire quanto il giornale sia parte del loro mondo.

Nel corso del tempo quali sono i cambiamenti che ha apportato la rivista?
È in costante aggiornamento. Una frase che mi sono sentita ripetere infinite volte è: Confidenze? Lo leggeva mia nonna… E forse è ancora così, ma le nonne che ci leggono oggi sono le 50-60enni che viaggiano, scoprono talenti, si reinventano, usano i social e vivono le loro emozioni, a 360 gradi. In più, abbiamo una fascia di lettrici decisamente più giovani, quindi cerchiamo di mantenere il nostro punto focale, la condivisione di emozioni, abbinandolo a una continua apertura verso i cambiamenti sociali e di costume.
E' molto legata alla sezione dedicata ai racconti e alle storie vere: con quale criterio scegliete quelli/e da pubblicare?
C'è un criterio semplicissimo: le storie che emozionano hanno più forza delle altre. Chiunque le legga, lo sente. Altro requisito imprescindibile è la verità della storia. Non abbiamo una redazione sufficientemente nutrita da verificare nel dettaglio ogni storia, ma chiediamo di puntualizzare ogni nota stonata o poco verosimile. Poi, certo, facciamo anche altre valutazioni, più "tecniche" e legate alla necessità di mixare, in uno stesso numero, argomenti abbastanza variati.
Immagino che riceviate tanti testi: ci sono- dunque- in Italia più scrittori che lettori?
Riceviamo tantissimi testi, da sempre. Ma, più che l'illusione di diventare scrittori, penso che a muovere le persone sia il bisogno di trovare un ascolto attraverso la scrittura.
Hai mai pensato di scrivere anche tu un racconto o un libro?
Adoro leggere. Perché dovrei complicarmi la vita cercando anche di scrivere?».
Tu che lettrice sei?
Sono un tipico Cancro, umorale e lunatica. Non potendo esserlo troppo sul lavoro, per rispetto degli altri, mi concedo di seguire l'umore del momento almeno nella lettura. Leggo quello che mi attira volta per volta, senza preclusioni, con una predilezione per i romanzi scritti da donne.
Ma quali sono stati i libri che da ragazza ti hanno avvicinato alla lettura e alla scrittura?
Ho gusti superclassici. Piccole donne a 8 anni, Guerra e pace a 15 e i racconti di Katherine Mansfield a 20.
E quali sono - invece- quelli che oggi ti fanno ancora emozionare?
Leggendo, mi emoziono con facilità. Ti cito solo due titoli: “Riparare i viventi”, della scrittrice francese Maylis de Kerangal, storia commoventissima di un trapianto di cuore, raccontato seguendo i fili di tutti i destini che s'intrecciano per realizzarlo; e “Patria” del basco Fernando Aramburu, centrato su due famiglie divise dal terrorismo, anche questo raccontato da punti di vista diversi. In effetti, ho un debole per i romanzi che intrecciano più prospettive.
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