giovedì 19 aprile 2018

Teatro 7, Beatrice Fazi a Fattitaliani: noi donne dobbiamo riscoprire le nostre peculiarità. L'intervista

Dal 17 al 22 aprile, al Teatro 7, Beatrice Fazi in “Cinque donne del Sud” scritto e diretto da Francesca ZanniIl testo ci trasporta in 130 anni di vita, vita di donne in cinque generazioni a confronto che ci fanno rendere conto che in fondo rispetto ad oggi in cui siamo chi più e chi meno iperconnesse, è cambiato poco rispetto a quello che era il mondo della capostipite di queste donne, Crocifissa Gargiulo che aveva messo al mondo 11 figlie, per la disperazione del marito che d ogni parto sperava fosse un maschio, tant’è che all’ultima diede il nome del padre Raimondo. Le aveva nutrite di minestra maritata e pelle di pollo. Ogni figlia era nata in un anno in cui era successo un fatto storico (il furto della Gioconda, la prima guerra mondiale, l’apparizione della Madonna di Fatima ai tre pastorelli). La storia è inframezzata di filastrocche (Mà Ciccio mi tocca, toccami Ciccio ca mamma un mi vida). 
Ognuna di queste donne ci fa conoscere la sua storia ma anche quella dell’Italia e del Nuovo mondo dove si trasferisce il marito di Crocifissa e in seguito la figlia Raimondo mandata nel 1937 a cercare il padre e che decide di viverci.  Ognuna di noi sceglie il personaggio che le è più vicino. Abbiamo attraversato vari scontri generazionali, battaglie per l’emancipazione femminile ma ci accomunano le radici dalle quali tutte scappiamo ma abbiamo sempre voglia di ritornare. Un affresco dell’Italia, delle donne e dei sentimenti che anche se è passato più di un secolo, per fortuna rimangono sempre dei valori da cui non stacchiamo mai.
Beatrice Fazi al suo primo monologo, colpisce nel segno, passando da una donna ad un’altra con grande immedesimazione e passando dalla tristezza alla commozione, ci trasporta da Crocifissa a Nirvana con sottofondo musicale che va da Aquarius ad Elvis Presley fino ad arrivare al Rap.
Attraversiamo grandi cambiamenti epocali,  tradizioni e superstizioni.
In scena solo un baule che funge da armadio per le trasformazione di Beatrice nei vari personaggi.

L’intervista a Beatrice Fazi è stata fatta il giorno prima del debutto romano.
     
Per la prima volta in un monologo. Cosa provi? Sono molto emozionata! 
C’è stata un’anteprima a Salerno, la mia città natale e che è molto citata nel monologo e poi abbiamo fatto una tappa nelle Marche ad Montegranaro. Sono più tranquilla perché mi sono già misurata ma l’ansia del debutto al teatro 7 non mi ha del tutto abbandonata perché in sala ci saranno giornalisti, critici, i colleghi. La performance deve essere all’altezza. Il monologo dura un’ora e mezzo, interpreto cinque personaggi caratterizzati da costumi, modi di parlare ed epoche diverse, L’arco di tempo in cui si svolgono i fatti va dal 1887 al 2017 e queste donne sono tutte madri e figlie. Quindi è lo stesso sangue che si tramanda e si evolve nel corso del tempo.
Cinque generazioni, com’è cambiata la vita ai giorni nostri? 
E’ cambiata molto ma in fondo noi donne siamo sempre le stesse e dobbiamo riscoprire quelle che sono le nostre peculiarità, le nostre caratteristiche, la nostra grandissima ricchezza. Certamente tutte le lotte che abbiamo condotto per raggiungere l’emancipazione sono sacrosante, abbiamo conquistato grandi diritti anche se oggi la parità si è risolta annullando le differenze e nell’appiattire i ruoli. L’uguaglianza invece deve essere intesa come una parità dei diritti e questo lo sappiamo benissimo, In realtà noi siamo arrivate anche a soffrire di più, ci sono tanti casi di femminicidio, di violenza sulle donne e questo è quello che non siamo riusciti a combattere nel modo giusto. 
Cinque personaggi, cinque donne, in quale di queste ti ritrovi? 
Mi piace tantissimo la capostipite, Crocifissa Gargiulo fu Gaetano e di Scognamiglio Caterina, nata a Rocca d’Aspide, un piccolo paesino del Cilento, parla un dialetto molto stretto ed è una mamma di tantissimi figli, è una donna piena di vita che combatte fin dall’inizio e capiamo che le sue giornate vengono scandite più o meno dagli stessi doveri che abbiamo noi oggi. Tutto sommato, alla fine tutte le sue figlie, le nipoti si renderanno conto che per essere veramente felici, per non perdere la nostra identità, bisogna comunque recuperare qualcosa che viene dal nostro passato e dalla nostra storia. Forse proprio la forza interiore che ha avuto questa donna di mettere al mondo tante vite, di averne cura e di stare nella sua storia con quel poco che aveva. Tutte le donne ma anche gli uomini troveranno qualcosa che gli appartiene nelle varie storie. Nella nostra storia è rappresentata la Storia con la S maiuscola. Sarà tutto molto contestualizzato nell’epoca in cui ogni personaggio vive. Troveremo la Guerra Mondiale, il fascismo, i ragazzi degli anni 80, gli adolescenti di oggi che rappresentano lo sguardo positivo che noi vogliamo volgere verso il futuro. Questa ragazzina, alla fine dirà molte cose che faranno pensare noi adulti e ci farà ricredere sul fatto che spesso crediamo che i giovani di oggi siano immaturi, incapaci, superficiali e invece ci daranno elle diritte se noi punteremo su di loro, gli staremo accanto e li sapremo accompagnare. In fondo, a volte hanno ereditato dei modelli sbalestrati. Una di loro, Libertà è sempre andata alla ricerca dell’amore con delle grandi oscillazioni d’umore ma perché si è portata dietro un senso di abbandono e delle ferite. La Storia quando la vedi sotto una lente d’ingrandimento, guardandola da lontano ti rendi conto di tante cose e noi speriamo di raggiungere lo scopo con questo spettacolo.
Lo scorrere del tempo è rappresentato con delle proiezioni che rappresentano le varie epoche. In che modo? 
Sono ambientazioni, balleremo sulle note di Acquarius guardando tutti i ragazzi che andavano a Woodstock, ci saranno manifesti delle prime suffragette che negli anni 30 e 40 portavano avanti le prime idee femministe, ci saranno tante cose epocali.


Elisabetta Ruffolo