venerdì 20 aprile 2018

Raccolta differenziata, la Cina non vuole più i rifiuti italiani

Non si può attuare un'economia circolare senza un'adeguata politica industriale e una struttura impiantistica: l’Italia penalizzata dalla superpotenza asiatica

di Joey Borruso - Crisi della filiera post-consumo italiana: ci si  trova a gestire più rifiuti da raccolta differenziata del previsto, e soprattutto di una qualità peggiore rispetto al passato. L'argomento è stato trattato nel corso della riunione settimanale dell'Associazione Comitati Civici di Palermo. Presente all'incontro la responsabile per le politiche del mezzogiorno dei Verdi, Claudia Mannino.
I punti deboli del sistema sono prima di tutto la mancanza di una progettazione sostenibile degli imballaggi, di un sistema di incentivazione fiscale al riciclo e di una presa di coscienza da parte della pubblica amministrazione che orienti alla qualità, al successivo riciclo e infine al ri-acquisto dei prodotti riciclati.
La crisi della filiera post-consumo dipende principalmente dalla Cina. Infatti, il governo cinese dallo scorso anno ha iniziato a ridurre le importazioni di certi rifiuti da diversi paesi che per anni se ne sono approfittati, mandando materiali di cattiva qualità.
Per un po’ la situazione si è mantenuta stabile: ci siamo appoggiati a paesi da cui venivano fatti transitare i rifiuti, ma alla fine anche queste sponde sono venute meno e nel frattempo i cinesi si sono costruiti gli impianti. 
“La differenziata – dice Mannino – è sempre al palo, gli impianti quasi non esistono e le discariche continuano ad essere il centro dell’immonda gestione dei rifiuti, nonostante si continui ad andare in deroga a norme nazionali ed europee. Così la differenziata resta ferma a percentuali ridicole e il sistema è nuovamente al collasso".