venerdì 20 aprile 2018

Opera, a Bruxelles "Lohengrin" di Wagner in tutta la sua potenza musicale e visionaria. La recensione di Fattitaliani

Ieri sera ha debuttato - fra lunghi applausi - alla Monnaie di Bruxelles "Lohengrin" la più politica delle opere di Wagner, con la regia di Olivier Py e la direzione musicale del Maestro Alain Altinoglu.
Prima dell'inizio dello spettacolo il regista tiene personalmente a chiarire alcuni aspetti importanti della sua messa in scena, per evitare una lettura ingenua ed erronea, sottolineando come "Lohengrin" non sia un'opera nazionalista, bensì sul nazionalismo. Attraverso questa opera, il compositore aveva immaginato l'architettura politica del futuro Reich imperialista, nazionalista e culturale.
Il punto di riferimento e di partenza è il 1945, l'ora zero, quella di una Germania distrutta, passata attraverso la seconda guerra mondiale e i campi di concentramento: niente più può tornare ad essere come prima, bisogna fare i conti con gli errori terribili commessi e l'annientamento.
Da una parte i desideri di un popolo -rappresentato da Elsa- di una guida culturale e nazionalista, dall'altra appunto l'eroe che attraverso il rifiuto della guerra e il patrocinio di arte e cultura può inaugurare una nuova era di ricostruzione politica.
Tutto è stato a servizio dell'opera. Non è facile per lo spettatore medio seguire e gustare un'opera di Wagner. Py, Altinoglu, il magnifico coro diretto da Martino Faggiani, la scenografia di Pierre-André Weitz, un'imponente "rovina" all'interno della quale si sono svolte delle scene-chiave riescono nell'impresa: il flusso musicale, visivo, interpretativo, cantato ha efficacemente trasmesso al pubblico una drammaturgia intensa che nel suo insieme ha restituito in alternanza e contemporaneamente momenti di amore, maledizione, morte, ferite, bugie, dolcezza, malinconia, invidia.
Grandiosi gli artisti: il tenore americano Eric Cutler ha impersonato perfettamente nella voce, nel fisico, nella postura il personaggio del titolo, rispondendo coerentemente alla sua aura messianica e salvatrice.
Il soprano svedese Ingela Brimberg nei panni di Elsa von Brabant è stata magnifica nella scena del primo atto in cui, esortata da Re Enrico a replicare alle accuse infamanti di Telramund, racconta come in trance il suo sogno e nel duetto/duello con l'altra splendida interprete, il soprano russo Elena Pankratova, perfetta nelle espressioni facciali aiutate da un ottimo trucco che in antitesi a Lohengrin ha mostrato - musicalmente e drammaticamente - un aspetto cromatico e sinistro. Eccezionale quando perfidamente insinua il dubbio nell’animo di Elsa, si rivela la forza trainante della storia.
Riuscita l'intesa con il baritono-basso britannico Andrew Foster-Williams nella parte di Friedrich von Telramund, convincente sia vocalmente che scenicamente.
Trionfo meritato per Altinoglu e Py. Da vedere. Giovanni Zambito.

LA SCHEDA
Direction musicaleALAIN ALTINOGLU
Mise en scèneOLIVIER PY
Décors et costumesPIERRE-ANDRÉ WEITZ
ÉclairagesBERTRAND KILLY
Chef des chœursMARTINO FAGGIANI
Heinrich der VoglerGABOR BRETZ
LohengrinERIC CUTLER
BRYAN REGISTER (20, 24 & 27.04, 02 & 06.05.2017)

Elsa von BrabantINGELA BRIMBERG
MEAGAN MILLER (20, 24 & 27.04, 02 & 06.05.2017)

Friedrich von TelramundANDREW FOSTER-WILLIAMS
THOMAS JESATKO (20, 24 & 27.04, 02 & 06.05.2017)

OrtrudELENA PANKRATOVA
SABINE HOGREFE (20, 24 & 27.04, 02 & 06.05.2017)

HeerruferWERNER VAN MECHELEN
Vier Brabantische EdleZENO POPESCU
WILLEM VAN DER HEYDEN
KURT GYSEN
BERTRAND DUBY

EdelknabenRAPHAËLE GREEN
ISABELLE JACQUES
VIRGINIE LÉONARD
LISA WILLEMS
Orchestre symphonique et chœurs de la Monnaie
ProductionLA MONNAIE / DE MUNT
Co-productionOPERA AUSTRALIA, THÉÂTRE DU CAPITOLE (TOULOUSE)