venerdì 9 marzo 2018

Teatro, Gennaro Cannavacciuolo racconta Milly, diva tra guerre, Principi, pop e varieté. L'intervista di Fattitaliani

Gennaro Cannavacciuolo è in scena al Teatro della Cometa fino all’11 marzo con “IL MIO NOME È MILLY”. Una diva tra guerre, Principi, pop e varieté. Recital in due tempi. Al Pianoforte: Dario Pierini; Sax- contralto: Andrea Tardioli; Violoncello: Francesco Marquez.

Ancora una volta Cannavacciuolo non ci delude, da grande narratore racconta Milly attraverso le canzoni più rappresentative della cantante-attrice nativa di Alessandria, a sottolineare i momenti più significativi sia della sua vita che della sua carriera.

In una scenografia elegante con luccichii da sera in cui predomina il nero, si parte dal Varietà degli anni 20. Si narra del flirt con il Principe Umberto e dell’amore disperato che Cesare Pavese nutriva per lei ma che non fu mai ricambiato. L’incontro con Vittorio De Sica ha come sottofondo Parlami d’amore Mariù. Il periodo francese è ricordato con Paris canaille. Il secondo atto si apre con l’incontro con Strehler. Segue un brano recitato di L’Istruttoria (Processo di Auschwitz a Francoforte) che Milly interpreterà per la prima volta in Italia con grande successo. Segue l’incontro con Filippo Crivelli e da sottofondo in crescendo, brani di Sergio Endrigo, Bruno Lauzi, Fabrizio De Andrè, Charles Aznavour  e Astor Piazzolla. L'intervista di Fattitaliani.  
Chi era Milly
Uno dei personaggi più importanti del Novecento e una delle donne più coraggiose del Teatro di Varietà. Coraggiosa perché da bambina, insieme ai suoi fratelli, ha avuto una delle adolescenze più solitarie dato che il padre snaturato abbandona la famiglia quando loro erano piccoli e quindi Milly è una donna non solo coraggiosa ma anche di talento e importante per la formazione di molte altre Artiste, una su tutte, Milva.
In periodi diversi, entrambe hanno condiviso “L’opera da tre soldi”...
Quando l’ha fatta Milly, era la metà degli anni Cinquanta, non c’erano grandi mezzi audiovisivi, di comunicazione. Milva che stimo molto e che ho anche conosciuto, si è trovata il terreno spianato! 
Milly non aveva fatto nessuna scuola di recitazione eppure era bravissima ed ha riscosso un grande successo. Perché? 
Ha fatto la scuola del palcoscenico, la stessa che ho fatto io che ho avuto come Maestro Eduardo De Filippo. Una strana coincidenza perché negli anni trenta Eduardo, Peppino e Titina erano molto amici del Trio Milly, Toto e Mitì, i suoi fratelli. Un’amicizia che è durata fino al 1980, anno in cui si spensero sia Milly che Peppino. 
Aveva avuto grandi amori ma anche una mamma molto rigida che voleva a tutti i costi che la figlia diventasse qualcuno. Si è mai pentita di questa cosa? 
Credo che la mamma non si sia pentita perché la sua rigidità non era dovuta a cattiveria. Loro venivano da una povertà assoluta e la fama di Milly permetteva loro di mangiare. La mamma non gradiva nessun ammiratore e nello spettacolo racconto la storia delle lettere di Cesare Pavese che la mamma strappava senza fargliele leggere. Aveva paura che la figlia si distraesse e smettesse di portare da mangiare a casa. Era una storia di sopravvivenza. 
La frase che più mi ha colpito è stata “Non ho mai chiesto scarpe nuove per la mia povertà”...  
È una canzone che ha usato come bis negli ultimi anni perché lei non ha mai dimenticato la sua povertà. Come faccio anch’io ed ho scelto appositamente quella canzone. Con i personaggi che porto sulla scena, Modugno, Montand e la stessa Milly che ormai affettuosamente chiamo le 3M, ho sempre qualcosa in comune. La povertà ci ha accomunato tutti e quattro. Un’infanzia molto buia dalla quale ne siamo venuti fuori abbastanza bene.
Grandi amori tra i quali il Principe Umberto che fu costretto a lasciarla perché non era gradita al Regime Fascista. Perché? 
Allora era così, oggi invece ci si sposa tra principi e borghesi. Era inconcepibile che un Principe stesse con una cantante. Lei aveva diciannove anni ed era abbastanza ingenua e non poteva lottare contro chi impediva il loro amore. Si sono rivisti una sola volta, negli anni '40. 
Milly nella sua vita ha avuto dei rimpianti? 
Forse qualcuno ma non li ha mai dati a vedere. Era una donna molto orgogliosa e come si usava all’epoca non faceva trapelare niente. Aveva le sue ansie, i suoi dispiaceri ma andava avanti a testa alta.
Qual è la reazione del pubblico?  
Buona, nonostante sia uno spettacolo difficile. Ho il mio pubblico che mi segue con grande affetto. Sono molto orgoglioso di questo ma anche di molti giovani che stanno venendo a Teatro. I giovani di trent’anni non sanno assolutamente niente di Milly, vengono per vedere chi è e poi pian piano lo scoprono. Un po’ come è avvenuto per Montand e Modugno. 


Lo spettacolo su Modugno sarà in scena il 17 marzo a Monterotondo ed il 18 a Velletri.
Elisabetta Ruffolo
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