lunedì 12 marzo 2018

Opera, Josè Maria Lo Monaco "cresciuta col mito di Carmen". L'intervista di Fattitaliani

All'opera di Bruxelles "La Monnaie" fino al 22 marzo è possibile assistere alla magnifica rappresentazione di "Cavalleria Rusticana/Pagliacci" (recensione di Fattitaliani). Nella parte di Lola la catanese José Maria Lo Monaco, che Fattitaliani ha intervistato.

Com'è la tua Lola?
La mia Lola è una donna che "gioca" con Turiddo perché sa di piacergli e quindi è una vera tentatrice, anche un po' perfida nei riguardi di Santuzza che è un po' debole mentre lei è consapevole di essere la più bella, ben vestita amata da Turiddu. 

Quando un personaggio ha delle connotazioni negative, è facile tenerne le distanze?
Sì, perché è un ruolo dove mi calo: durante l'opera ci credo ma poi ne esco fuori subito.

Dal punto vista vocale com'è il personaggio di Lola?
Non è molto difficile da cantare, soprattutto perché non è una parte molto lunga. Ma proprio per questo se non la fai bene, si nota se non lasci il segno. 
Il tuo nome Josè da dove trae origine?
Io sono siciliana e quindi nella nostra Sicilia si tende a tramandare il nome: mia nonna si chiamava Giuseppina e per questo motivo ho quattro cugine che si chiamano così. Io ero l'ultima nipote: mio papà ci teneva tanto a mettere il nome della nonna e allora hanno trovato una maniera un po' originale con José, Giuseppe in spagnolo, e Maria, perché nata di sabato, giorno consacrato alla Madonna e nella mia famiglia chi nasce di sabato ha il nome Maria, come mio fratello che si chiama Luigi Maria. È un mix particolare che mi sento benissimo addosso.
Che cosa ti porti sempre dietro del tuo essere siciliana?
Tutto. Gli affetti sono sempre con me, gli "in bocca al lupo" del papà non mancano mai, mio marito è siciliano, sono insomma attorniata da affetti siciliani e quando posso torno volentieri a Catania, anche se vivo da tanto tempo a Milano.
Potresti riassumere alcune tappe importanti della tua carriera?
Ho fatto una bella carriera e sto continuando a farla. Ho iniziato con il Rossini Opera Festival di Pesaro, poi ho debuttato in Cenerentola con il Maestro Pidò al quale sono molto legata: ha un modo di laorare molto minuzioso che parte dalla partitura, non lascia nulla al caso e soprattutto non vuole i vizi di tradizione che si prendono nel rifare l'opera. Lui mi ha fatto debuttare e da allora ho lavorato alla Scala, ch'era un altro mio sogno, ho fatto Carmen a Lione e di recente a Sydney.
Quando hai cominciato a pensare all'opera come professione, quale personaggio hai immediatamente riconosciuto come quello che avresti voluto interpretare?
In realtà, è stata la mia professoressa di pianoforte a scoprire che avevo una bella voce e mi ha spinta a studiare canto, e mi ha regalato delle nacchere dicendomi "La tua prima Carmen arriverà e voglio esserci anch'io" e quindi è stato un presagio, sono cresciuta col mito di Carmen che credo sia il ruolo dei ruoli dei mezzosoprani.
E la professoressa è riuscita a vederti?
Sì, sì, è venuta. Si è dunqua chiuso il cerchio: anche a lei devo la mia formazione musicale, la mia base che è veramente solida visto che sono pianista. Giovanni Zambito.
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