lunedì 12 marzo 2018

Museo Pitrè di Palermo, spariti 253 pezzi

Ad essere trafugati documenti e oggetti della tradizione popolare. È stata presentata denuncia ai carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico.

di Joey Borruso
Duecentocinquantatrè pezzi in meno, un grave danno a una delle collezioni più importanti della Sicilia.
Ospitato nei locali attigui alla palazzina Cinese, in viale Duca degli Abruzzi 1, il museo fu fondato dall’etnologo palermitano Giuseppe Pitrè nel 1909, e ad oggi è uno dei più interessanti del genere in Europa. 
La ricca collezione permanente di oggetti documenta la vita, gli usi e i costumi del popolo siciliano. Diverse le attività tradizionali presentate: caccia, pesca, filatura e tessitura (manufatti di biancheria e ricami eseguiti da donne del rione Kalsa, abbigliamento dei contadini siculi, tappeti di Èrice, costumi delle donne siculo-albanesi), pastorizia e agricoltura, ceramiche artigianali, giochi e strumenti musicali. Sono esposti, inoltre, carrozze e portantine, carretti siciliani, presepi, vari ex voto e un teatro di pupi tuttora funzionante. 
Il Museo Pitrè mette in mostra anche pitture su vetro, si tratta di 34 esemplari, che vanno dal XVIII ai primi del XX secolo. 
Il Museo espone anche il busto in gesso della cosiddetta Vecchia dell’aceto, cioè di Giovanna Bonanno, una vecchia mendicante vissuta a Palermo nel XVIII secolo, considerata da tutti una “magara”, cioè una strega, che viveva girovagando nel quartiere della Zisa. 
La donna, grazie a un veleno che poteva essere somministrato senza lasciare alcuna traccia, cominciò ad aiutare le “malmaritate” a sbarazzarsi dei mariti, dietro corresponsione di un adeguato compenso. La "strega" (cui Giuseppe Natoli dedicò un celebre romanzo) fu presa e rinchiusa nel carcere dell’Inquisizione dello Steri e condannata all’impiccagione, avvenuta il 30 luglio 1789 ai Quattro Canti.
 Inoltre al Museo Pitrè è possibile vedere il percorso espositivo relativo ai “vecchi mestieri” ci sono il tavolo da lavoro del falegname, dei primi dei XIX secolo, corredato di pialle di tutti i tipi, e una serie di foto storiche a tema. Un ricco e variegato quadro della cultura siciliana che ora risulta mutilato.