domenica 11 febbraio 2018

Teatro, Natascia Bonacci autrice e regista di "Femme Letale", l'intervista di Fattitaliani

Al Teatro L'Aura, dal 15 al 18 febbraio, sarà in scena lo spettacolo Femme Letale. Scritto e diretto da Natascia Bonacci, si ispira a fatti di cronaca realmente accaduti.  

Con Beatrice Picariello, Martina Di Fazio, Susanna Stefanizzi, Laura Monaco.

Con questo spettacolo, le due società di produzione (Maieutica e MCR Art’s  factory) aderiscono all'iniziativa “Scarpe Rosse” per ricordare le vittime di violenze sessuali, psicologiche e fisiche.

È un’intervista molto particolare perché io sono la zia e Natascia Bonacci, l’intervistata è mia nipote, figlia del mio primo fratello. Ho rinviato a lungo l’intervista ma alla fine sono stata felice di indagare nella sua Arte che lei amministra con grande Maestria e rilevare la Grande Artista che è in Lei.

Uno spettacolo da non perdere. Vi terrà con il fiato sospeso e vi lascerà modo di immedesimarvi nel racconto o nel personaggio che più vi colpisce. È una storia di donne, a volte eroine, a volte vittime, a volte anche carnefici. È una storia di streghe, madri e soprattutto di Assassine… ma che vi farà a lungo riflettere. 

Come nasce "Femme letale"? 
Quasi per caso, come le migliori scoperte, la prima storia scritta è stata “Accettalo”, che racconta la vera storia della mia tata e da lì, l’idea di trovare altre storie da raccontare per poter farne uno spettacolo.

Trovi cambiata la situazione della donna oggi? 
Sarebbe storicamente ingiusto rispondere di no! Sono stati fatti molti passi, molte conquiste in ambito sociale, ma tanto ancora deve essere fatto, soprattutto a livello culturale e tanto ancora possiamo e dobbiamo fare sia come madri che come compagne.
Lo spettacolo si ispira a storie vere: come sono state scelte? 
Dopo il primo racconto, di cui parlavo prima, è partita una ricerca tramite libri di vari autori e su internet per trovare storie da raccontare altrettanto forti, cercando di abbracciare quanti più anni possibili in un excursus spazio temporale dal ‘600 ai giorni nostri.
Si parla molto di femminicidio, pensate ci sia stato un incremento del fenomeno o solo una maggiore diffusione mediatica? 
Purtroppo storicamente e per una concezione culturale distorta, la violenza di genere è sempre esistita, è aumentata la diffusione mediatica, adesso ci sono più testimonianze, più notizie, ma il percorso di crescita culturale e umano è ancora in corso. Prima o poi se ne parlerà sempre meno perché sempre meno casi ci saranno.
Di violenza sugli uomini se ne parla meno, come mai, secondo voi?! 
Secondo me, non perché non ce ne sia, ma per un discorso di vergogna, di imbarazzo, perché l’uomo vuole comunque mantenere inalterato il suo status sociale di “sesso forte”, ma credo sia un fenomeno altrettanto diffuso, con epilogo meno tragico, si arriva raramente all’omicidio ma la violenza credo sia ugualmente presente.
Chi sono le protagoniste dello spettacolo? 
Le nostre "black" protagoniste vi faranno rivivere le vicissitudini di: Denise, donna bellissima ma facilmente manipolabile che arriverà a compiere il più innaturale e crudele dei gesti; Catherine, elegante dama del '600 con un tetro e cupo amore per le tenebre, l'occulto e il satanismo; Pauline e Juliet, due amiche, adolescenti, morbosamente legate, unione che  le porterà a vivere una "follia a due"; Elvira, una dolce e preparata tata, che nasconde tormenti familiari da cui riuscirà energicamente a liberarsi.
Avete trovato difficoltà per far rivivere allo spettatore la storia narrata fino a portarlo ad immedesimarsi nei personaggi? 
Sinceramente e senza peccare di presunzione, assolutamente no. Crediamo nella nostra tecnica e nella bravura delle attrici da noi formate. Lo spettatore vivrà emozioni da cui vorrà prendere le distanze, si confronterà con il buio dell'animo umano, riuscendo magari anche a sorridere in alcuni momenti, rimanendo comunque per un'ora abbondante incollato alla poltrona.
Malesseri sociali, solitudini umane, presentate con coraggio e lealtà da questa produzione, senza mai erigersi a giudici, semplicemente tragedie antiche e cronache moderne raccontate con coscienza e onestà attraverso l'arte, che per noi rimane l'alibi ideale per diventare persone migliori.


Elisabetta Ruffolo
Leggi qui gli articoli di Elisabetta Ruffolo