sabato 24 febbraio 2018

Teatro, Claudia Campagnola in “Tutte a casa La guerra delle donne": una sfida e una conquista. L'intervista di Fattitaliani

Ultimi due giorni per vedere al Teatro Tor Bella Monaca di Roma “Tutte a casa” La guerra delle donne. Di Giuseppe Badalucco e Franca De Angelis.  Con Paola Gassman, Paola Tiziana Cruciani, Claudia Campagnola, Mirella Mazzeranghi e Giulia Rupi.

Nel primo conflitto mondiale, quando gli uomini vennero chiamati al fronte, in Italia rimasero quasi tutte donne, impegnate non solo nel ruolo di madri ma anche pronte a battaglie peggiori di quelle del fronte. Per molte di loro si aprirono possibilità lavorative e a poco a poco, riuscirono ad ottenere delle piccole conquiste dopo un confronto-scontro.
Il testo narra varie vicissitudini di cinque donne, “la capa” e le sue operaie che devono far ripartire l’attività in cui prima lavoravano i loro mariti, fidanzati, fratelli. Grande interpretazione delle attrici che in scena a volte ci commuovono fino alle lacrime. Claudia Campagnola ha parlato con Fattitaliani.

Una scena tutta al femminile, è un rischio o cosa? 
È una bella sfida ma allo stesso tempo anche una grande conquista. Siamo sei donne, cinque attrici e la Regista. Abbiamo collaborato e ci siamo confrontate, abbiamo origini artistiche diverse, con registri teatrali diversi e c’era il rischio che potessero nascere delle difficoltà, invece grazie al continuo confronto c’è stato un bellissimo risultato che credo sia importante e che mi ha insegnato tantissime cose. Non si smette mai d’imparare. 
Come viene affrontato il tema della Grande Guerra? 
In una maniera molto interessante, dal punto di vista delle donne. Gli uomini che lavorano come operai in una grande azienda vengono richiamati al fronte e la moglie del proprietario, interpretata da Paola Gassman, non sa cosa fare. Con l’aiuto della sua segretaria e con l’intervento di una delle sue operaie, Comunarda (Paola Tiziana Cruciani) che si propone come lavoratrice al posto del marito, alla fine decidono di chiamare tutte le mogli, le fidanzate, le sorelle di chi è partito per il fronte e di ricominciare un’attività tutta al femminile. La scena è divisa in due spazi, l’ufficio dell’azienda in cui c’è la mente e anche l’organizzazione della borghesia e la fabbrica in cui batte il cuore delle operaie. È molto bello il confronto, spesso le operaie vanno a fare rivendicazioni, a chiedere nuovi orari di lavoro, la pausa pranzo. Tante conquiste che le donne hanno ottenuto in quel momento storico. Un confronto- scontro ma costruttivo.
In scena, tra i personaggi, c’è più ostilità o più supporto?  
C’è uno scontro iniziale, una differenza, una diversità di vedute e di bisogni, di necessità che però per l’obiettivo comune di far ripartire questa azienda per fare qualcosa di buono per il Paese, diventano poi una risorsa.

Elisabetta Ruffolo
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