domenica 25 febbraio 2018

Pelléas et Mélisande, opera/performance a Gent fino al 4 marzo. La recensione di Fattitaliani

L'Opera Vlaanderen presenta "Pelléas et Mélisande" a Gent fino a domenica 4 marzo  nell'anno che segna il centenario della morte di Debussy con la potente scenografia di Marina Abramović  che dal primo istante cattura l'attenzione dello spettatore e lo trasporta nel punto dove le forze primigenie hanno origine e termine.
Un occhio/spazio che osserva, scruta, trasforma, magnetizza lo spettatore/astronave.
La straordinaria forza della scenografia si rivela il limite dell'opera in quanto tutto lo svolgimento viene ad esserne assorbito, catturato, metabolizzato e i quattro atti dell'opera si ritrovano ad essere trasformati in una megaperformance, una gigantesca e accattivante installazione musicale, nella quale l'Abramović inghiotte Debussy e il testo di Maurice Maeterlinck.
Il pubblico segue ipnotizzato e sedato dalla ritmica pulsazione dell'impianto scenografico; azzerati i cambiamenti, il pulsare ritmico più che dare unitarietà trasforma il tutto in un unicum che con la morte di Mélisande chiude un viaggio full immersion.
I costumi di Iris van Herpen con la loro allure polverosa e un po' stantia di qualcosa realizzato anni fa e oggi ripreso ben si amalgamano con i materiali fané della scenografia immergendoci in un passato già visto che ci mostra come la classe è un intero più grande delle sue componenti, annullando la percezione del presente e dandoci la sensazione di un percorso atemporale.
Il vigore creativo dell'idea coreografica di Sidi Larbi Cherkaoui e Damien Jalet canalizza la virile energia dei singoli danzatori (Shawn Ahern, Matt Foley, Jason Kittelberger, Joseph Kudra, Morgan Lugo, Robbie Moore, Oscar Ramos, Jonas Vandekerckhove) restituendola come potenza collettiva primigenia sovrapersonale, facendo percepire nel movimento/groviglio dei corpi un parallelo delle forze magnetiche emanate dalla scenografia.
Le sofisticate note di Debussy fluiscono attraverso la bella direzione musicale del Maestro Alejo Pérez e la bravura degli artisti Jacques Imbrailo (Pelléas), Leigh Melrose (Golaud), Mari Eriksmoen che nel ruolo di Mélisande -nel suo magnifico abito e nelle lunghe chiome- splende in una fioritura di suoni.
Giovanni Chiaramonte