venerdì 9 febbraio 2018

Lo scrittore e poeta Giuseppe Vultaggio a Fattitaliani: oggi la scrittura è l'unica arma per poter comunicare. L'intervista

Giuseppe Vultaggio, scrittore, poeta, attore e regista, ci presenta il suo ultimo libro e ci parla della sua arte. Intervista di Andrea Giostra. 

Ciao Giuseppe, benvenuto e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscere qualcosa di più di te quale scrittore e artista, cosa racconteresti?
Salve Andrea. Innanzitutto, grazie a voi per volermi proporre all’attenzione dei vostri lettori. Se dovessi parlare di me, cosa che faccio sempre con grande difficoltà, direi subito che sono un uomo che ama l’arte in genere, con particolare attenzione alla poesia e alla musica. L’arte dello scrivere la vivo come un dono di Dio sentendomi solo un tramite che, con grande responsabilità, spera di trasmettere, con i suoi versi, messaggi, sentimenti e riflessioni, che ognuno può fare propri. Del resto, condivido fortemente quanto ci ha detto Massimo Troisi e cioè che “la poesia non è di chi la scrive ma di chi se ne appropria”.  Come artista, più in generale, potrei raccontarvi che amo il teatro e la musica, per le quali lavoro con altrettanta passione, come regista e sceneggiatore nel primo caso e tramite attività bandistica nel secondo. Poi sono anche abbastanza impegnato nella direzione e conduzione di spettacoli di vario genere, con attenzione maggiore al campo musicale e letterario. In ognuno di questi campi sono molto esigente, direi un perfezionista.
Ci parli della tua ultima raccolta di poesie, Al di là dell’orizzonte? Qual è il tema dominante e quale il messaggio che vuoi lanciare ai tuoi lettori?
“Al di là…dell’orizzonte” è una raccolta il cui tema (celato) è la Poesia stessa quindi il mio rapporto conflittuale con la “Musa”. Discutendo, infatti, con stati d’animo diversi, l’affronto, chiedendole da un lato di lasciarmi stare e di non perdere il suo tempo con me che sono un semplice mortale ricolmo, distratto e condizionato dalle pochezze terrene, mentre dall'altro, speranzoso, La stuzzico a non abbandonarmi perché solo tramite la poesia, provocata dal suo benevolo intervento, io possa rifugiarmi, almeno per un istante, in un mondo che vorrei fosse solo mio. Insomma, un po’, un gioco d’amore! Il messaggio, invece, che spero appaia inequivocabilmente chiaro, è l'importanza di uscire fuori da questa società fondata sull’apparire, di tenersi distanti da questo ambiente ovattato da false illusioni, obiettivi irraggiungibili, chiassosi silenzi mediatici, immergendosi e lasciandosi condurre dalla poesia che ritengo una delle poche realtà in grado di combattere il corso disordinato e disastroso del mondo, in quanto attingendo energia dalla propria interiorità, si possa riaffiorare rigenerati.
Come nasce questo libro? A cosa hai pensato quando hai cominciato a scriverlo?
“Al di là…dell’orizzonte” è una raccolta di poesia scritta col metro dell’endecasillabo classico e in rima che va quasi contro corrente a quello che è il parere dei “critici” che vede questo tipo di poesia ormai abusato e logoro. È, inoltre, l’insieme di versi che tende a trasmettere la difficoltà di essere “poeta”, il conflitto, la sofferenza, l’entusiasmo, la rabbia, la speranza…l’esigenza: è proprio da lì che sono partito! Non voglio certo risolvere, da solo, il problema della poesia in metrica, ma sento il dovere di tutelarla e dimostrare che una poesia, quando tale è, non abbisogna di uno stile specifico, basta la sua valenza lirica e sentimentale, il resto è la scelta di chi scrive di porgerla nel modo a lui/lei più consono. Più in generale, credo che la Poesia stia vivendo un momento di assoluto declino dovuto, a mio parere, alla mediocrità intellettiva, didattica e sociale della società che ci circonda ed è anche per questo che sento il dovere di favorirne la divulgazione. Parlo di una musa abusata, talvolta esaltata quanto bistrattata; parlo di una musa violentata, a volte soggiogata quanto dominata e trionfante; scrivo di una musa “usata” a secondo della propria esigenza. Risultato: la non poesia! Non so se sono riuscito nel mio intento ma ho cercato di manifestare che, nello specifico, la poesia in metrica e rima non ha nessun tipo di costrizione, non ha forzature e non ingabbia il poeta: certo, deve esserci una buona valenza poetica ma questo… aspetto, e spero, che siano gli altri a dirlo! Ho voluto, invece e per concludere, che questo lavoro avesse anche la possibilità di avere un respiro più ampio ed è per questo che ho voluto, seppur rischiando, anche la traduzione dei versi in inglese.
Come definiresti il tuo stile letterario? C’è qualche poeta o scrittore al quale ti ispiri?
Lo stile che mi rappresenta, anche se mi pare di azzardare troppo, è sicuramente quello romantico, ma credo invece sia più corretto dire che si tratta di uno stile didascalico e popolareggiante. Una poesia, insomma, che puntando sul sentimento possa, in pochi versi e con parole comuni a tutti, arrivare al cuore e alla mente di chi mi legge. Forse dichiarare i miei poeti preferiti rende più chiara l’idea: Leopardi, per il suo romanticismo letterario; Foscolo, per il suo essere romantico ma razionale e, in capo a tutti, Carlo Maria Salustri, il celebre “Trilussa” che tramite la poesia, con l’arte della metafora, e con un linguaggio semplice e popolare scrisse e raccontò di un periodo storico davvero difficile.
Ancora oggi è considerato un misto tra poeta e dicitore ma lui risponderebbe:
La Luna piena minchionò la Lucciola: / - Sarà l'effetto de l'economia,
ma quel lume che porti è debboluccio... / - Sì, - disse quella - ma la luce è mia!
Come è nata la tua passione per lo scrivere, e qual è il tuo proposito, il tuo scopo nello scrivere le tue poesie?
Scrivo da quando frequentavo la scuola ed è stata sempre un’esigenza che non sono mai riuscito a controllare. Scrivevo e conservavo, quasi vergognandomi, e vivevo la Poesia in forma anonima, dietro i microfoni di una radio dove ho lavorato come speaker per tanto tempo. Poi, da grande, sono stato “scoperto” e rimproverato perché tenevo nascosti degli scritti che “non erano miei” limitando così la possibilità di farle proprie di chi non ha il dono della scrittura. Riguardo lo scopo e il proposito, come forse ho già detto in quest’intervista, sono quelli dettati dalla mia esigenza di comunicare. Sento forte l’esigenza di farlo, credo fermamente che la società, io per primo, possa migliorarsi solo confrontandosi, comunicando e soprattutto ascoltando. Oggi davvero in pochi sanno ascoltare e questa sordità, a mio parere, è una delle principali cause del delirio che ci circonda. Col teatro, con la poesia, con la musica, credo di riuscire più facilmente a comunicare queste esigenze. 
Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?
Credo che sia l’unica arma che resta nella società di oggi per poter comunicare. Viviamo in una società che non ascolta, che corre talmente veloce che non ha il tempo di osservare tutto ciò che capita attorno, lasciando il posto alla superficialità e, purtroppo, alla mediocrità. La poesia, d'altro canto, si pone con garbo, in punta di piedi, come diceva Montale: “sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo, e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà”.
Cosa consiglieresti a chi volesse cimentarsi come scrittore, come poeta?
Gli consiglierei di lasciarsi trasportare ma di documentarsi, leggere, acquisire le giuste conoscenze sulla poesia che non deve essere per forza in metrica e rima oppure obbligatoriamente in versi liberi, può essere entrambi, ma di non tralasciare mai lirismo e sentimento. Gli consiglierei, altresì, di approcciarsi con delicatezza, garbo e di prepararsi a vivere momenti d’intensa lieta emotività a quelli di contrapposta sofferenza. Quella che in genere chiamiamo “Musa” (ma che ognuno può, chiaramente, chiamare come vuole) è molto esigente e quando…si avvicina…pretende ogni attenzione, anche contro la propria volontà! Quello che ho detto posso sinteticamente racchiuderlo in una frase: la Poesia non deve significare ma “essere” soprattutto considerando che, come dice Neruda, “Essa è un atto di pace”
Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti? A cosa stai lavorando? Dove potranno seguirti i tuoi lettori e i tuoi fan?
Mi piace spaziare e trovare sempre nuovi stimoli e per questo vivo artisticamente tra poesia, musica e teatro. Al momento sto lavorando alla rielaborazione di una mia commedia (Renzo e Lucia…però sicunnu mia – Parodia sui Promessi Sposi) riadattandola a un contesto più siciliano, poi ad un lavoro che tratta un argomento molto delicato - le malattie neurodegenerative - cercando di arrivare, tramite il teatro più facilmente al collettivo, parlando in maniera semplice di ciò che può accadere in un contesto oggi, purtroppo, abbastanza diffuso. Ma prima di tutto la cerimonia di premiazione del Premio Letterario Nazionale “L'Anfora di Calliope” che si svolgerà a Erice Borgo il prossimo 14 aprile 2018, alla presenza di professionisti di alta valenza culturale, sociale e artistica, oltre che a tutti i premiati e i componenti la commissione esaminatrice. Ai miei fan (mi fai sentire importante…) do appuntamento al Teatro Gebel Hamed per lo specifico del premio, oppure su internet agli indirizzi che seguono dove potranno documentarsi su ciò che faccio.
Qui gli articoli di Andrea Giostra
Giuseppe Vultaggio

Andrea Giostra