lunedì 12 febbraio 2018

Libri, Emanuele Cislaghi a Fattitaliani: la scrittura richiede una forte disciplina, nella forma e nella sostanza. L'intervista

Emanuele Cislaghi, scrittore, ci presenta il suo ultimo romanzo La terza metà del cuoreIntervista di Andrea Giostra.

Ciao Emanuele, benvenuto e grazie per la tua disponibilità. Ai nostri lettori che volessero conoscere qualcosa di più di te quale scrittore, cosa racconteresti?
Ciao Andrea, e grazie, anzitutto. Come scrittore sono nato quasi dieci anni fa, con la pubblicazione del mio primogenito, “Ascolta le mie voci”. Poi, ho pubblicato “Io ho ucciso”, nel 2012, che tu stesso hai recensito su diversi magazine tra i quali Fattitaliani.it e La Repubblica. Ho sempre scritto, sin da bambino, e ancora conservo nel cassetto numerosi scritti, di quando ero adolescente. Un paio di romanzi e un numero indefinito di racconti e poesie. Negli ultimi anni ho dedicato sempre maggiore spazio e tempo alla scrittura, ho avuto il piacere di essere invitato in televisione, ospite dell’emittente calabrese Soverato 1 TV. Per questa esperienza desidero ringraziare, se possibile, la giornalista Rossella Paone per l’intervista che mi ha dedicato.
Ci parli del tuo ultimo romanzo, La terza metà del cuore? Qual è il tema dominante e quale il messaggio che vuoi lanciare ai tuoi lettori?
“La terza metà del cuore” affronta il tema dell’introspezione emotiva e psicologica. Il protagonista, un vedovo di quarantasette anni, vive nel ricordo della moglie, morta tragicamente in un incidente stradale. Intraprende un percorso che lo porterà alla donazione del suo midollo osseo, e contemporaneamente vive un nuovo rapporto sentimentale con una donna che riemerge dal suo lontano passato, una compagna di classe incontrata casualmente dopo moltissimi anni. Con questo romanzo ho desiderato raccontare l’importanza della donazione di sé, come duplice strumento di conoscenza del proprio vissuto e di opportunità di vita per chi vive la malattia e non ha ancora abbandonato la speranza.
Come nasce questo libro? A cosa hai pensato quando hai cominciato a scriverlo?
Il libro nasce, in verità, da una richiesta del mio editore di scrivere una storia che avesse una forte componente emotiva e psicologica. Non mi ha dato altre indicazioni né fatto pressioni di alcun genere, ho avuto carta bianca riguardo ai contenuti. Quando ho iniziato a scriverlo, ho pensato che sarebbe stata una storia di forti sentimenti, di educazione all’amore, alla donazione di sé.
Come definiresti il tuo stile letterario? C’è qualche scrittore al quale ti ispiri?
Il mio stile si traduce in un lungo flusso di coscienza. I protagonisti parlano di sé, raccontano i fatti, si immergono in se stessi. La lettura è un viaggio interiore, un’indagine profonda, spesso sofferta. Curo in modo particolare il testo e l’analisi psicologica dei personaggi.
Non c’è uno scrittore che sia fonte di ispirazione per la mia scrittura; posso dire che molti lettori hanno ritrovato analogie con alcuni romanzi di Andrea De Carlo, soprattutto quelli agli inizi della sua carriera.
Come è nata la tua passione per lo scrivere, e qual è il tuo proposito, il tuo scopo nel raccontare le tue storie?
La passione per la scrittura è nata inconsapevole, fin dalle scuole elementari. Ho iniziato a scrivere per il puro piacere di farlo, di raccontare storie, pensieri, riflessioni. Alcuni racconti sono apparsi su alcune pubblicazioni fin dal liceo e dall’università.
Il mio scopo principale è quello di conoscermi e di farmi conoscere. La scrittura richiede una forte disciplina, nella forma e nella sostanza, e il risultato è un testo che, attraverso la narrativa, conduce il lettore alla conoscenza dell’autore e ancor più di se stesso, affrontando le emozioni che via via emergono fra le pagine.
Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?
Credo che oggi in modo particolare si senta la necessità di trovare spazi e tempi da condividere con se stessi. Siamo quotidianamente sottoposti a una notevole dose di stimoli, di informazioni, di suggestioni. Abbiamo bisogno di fermarci, di rallentare, di guardare il mondo attraverso noi stessi. La scrittura non è fine a se stessa; la scrittura dà l’opportunità a chi legge di stare in silenzio e di ascoltare, e attraverso l’ascolto di una storia conosce meglio se stesso e chi lo circonda. È possibile raccontare storie in diversi modi, con strumenti differenti. Con i suoni, con le immagini. La scrittura è il modo più introspettivo per farlo, e attraverso il rispetto delle sue regole consente di arrivare meglio a destinazione, al cuore delle persone.
Cosa consiglieresti a chi volesse cimentarsi come scrittore?
Consiglierei anzitutto di leggere in quantità. Di scegliere, di selezionare le proprie letture, in modo da imparare le tecniche della narrazione. Leggendo i grandi romanzi della letteratura classica e contemporanea è possibile acquisire le nozioni fondamentali della scrittura creativa. Poi, consiglierei di cimentarsi con la narrazione di storie personali, di partire da qualcosa che si conosce a fondo, in modo che la scrittura possa essere supportata dall’emotività spontanea, dal bagaglio delle esperienze.
Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti? A cosa stai lavorando? Dove potranno seguirti i tuoi lettori e i tuoi fan?
Il prossimo progetto è un nuovo romanzo, di cui sto curando la traccia, indispensabile per riuscire a portare avanti una storia senza il rischio di perdersi durante il tragitto. Il prossimo appuntamento è una nuova intervista televisiva riguardante il libro appena uscito.
I lettori possono seguirmi su Facebook, su Amazon, in genere sui portali che si occupano di letteratura. Su YouTube sono disponibili i Booktrailer, le interviste. Ho un dialogo piuttosto vivace con i lettori, rispondo sempre e con sollecitudine a chiunque mi scriva, è un piacere a cui non rinuncio mai.

Emanuele Cislaghi

Andrea Giostra