mercoledì 14 febbraio 2018

LE ELEZIONI E LA PINACOTECA DEL COSTUME CIOCIARO

Abbiamo più volte avuto il piacere di informare i lettori su qualche opera d’arte concernente la Ciociaria  -quadri  sul costume ciociaro o opere di artisti ciociari -  apparsa sul mercato antiquario e abbiamo anche informato quando qualcuna di queste opere è tornata  in patria. 
Abbiamo altresì ricordato la totale assenza di musei e di pinacoteche in tutta la Ciociaria frusinate ancora oggi, prova evidente che nelle alte sfere siffatte istituzioni nulla contano e a nulla servono. Di conseguenza, per esempio, si immagini che cosa potrebbe succedere nel caso, ammettiamolo: eccezionale, che qualche collezionista o  amatore volesse donare un’opera d’arte alla comunità per condividerne il godimento:  a chi la darebbe e dove collocata, in tutta sicurezza? È una macchia enorme quella che affligge la Ciociaria in particolare la provincia di FR: è il solo capoluogo italiano  dove nemmeno a livello interlocutorio si parla di una galleria o museo o pinacoteca, possibilmente veri. I paragoni sono sempre sgradevoli  ma al di là delle Alpi è normale in ogni cittadina anche di tremila abitanti rinvenirvi almeno un museo civico che raccolga   e tramandi la storia e le vicende della città. Qui in provincia di FR, e perciò non solo nel capoluogo, zero completo! E stiamo parlando di museo civico:  figurarsi di un museo o di una pinacoteca, vale a dire contenitori prestigiosi di opere d’arte. Gli uomini politici dai quali ci si aspetterebbe interesse e sensibilità nei confronti della comunità, meglio non svegliarli.
Ora siamo in clima elettorale quindi il momento propizio ed opportuno per le promesse gli impegni e i giuramenti: eppure neanche  in tale felice frangente i nostri fortunati  uomini politici conoscono i termini di arte, di museo, di pinacoteca, di galleria ed analoghi: si direbbe che abbiano paura o vergogna a pronunciare queste parole! Le parole di Pasolini si direbbero più che mai veritiere: “L’odio per la cultura è della sottocultura!” Ma non ci vogliamo credere.  E’ certo che il cavallo di  battaglia è sempre: il cemento armato, capannoni e industrializzazione, asfalto e strade, si riparla di tanti progetti e programmi tutti finalizzati alla degradazione dell’ambiente e del paesaggio e a togliere agli italiani ancora un po’ del suolo rimasto.  
Eppure gli uomini politici sono  i soli che possono conferire tono e forma e sostanza alla comunità, cioè essere portatori -e portatrici-  di cultura e di progresso, cioè di libertà e di civiltà. Colgano dunque questa occasione per proporre o almeno promettere una  pinacoteca,  nel capoluogo possibilmente, magari la pinacoteca del costume ciociaro cioè delle opere d’arte dipinte dagli artisti europei tra la fine del 1700 e le prime decadi del 1900 che illustrano  con enorme successo la umanità ciociara dell’epoca a Roma e per le vie del mondo a Parigi, Londra, Berlino, Monaco…La vestitura dei ciociari di quei secoli, cioè il costume ciociaro,  è stato ed è quello più illustrato e più documentato tra tutti i costumi tradizionali europei, il più conosciuto, il più amato  tanto che è quasi impossibile entrare in una pinacoteca  del pianeta e non trovarvi appeso un quadro col costume ciociaro. E perfino i massimi artisti lo hanno illustrato: Manet, Degas, Corot, Cézanne, Van Gogh, Picasso… Nessun soggetto pittorico può vantare queste firme. Eppure nelle istituzioni  specie frusinati di tali opere non se ne vede nemmeno una. Ecco dunque per qualche uomo politico più attento, e anche coraggioso!! un momento favorevole per almeno promettere e impegnarsi e dunque parlare, della pinacoteca del costume ciociaro, se non ne ha  vergogna o paura! A Parigi  dove di musei, e che musei e pinacoteche!, ve ne sono a ventine e cinquantine, solamente in questi ultimi due-tre anni ne sono stati aperti o in via di apertura almeno altri tre, enormi, ricchissimi. E qui in Ciociaria frusinate si ignora, ancora, oggi, perfino la parola: pinacoteca. 
                                                                                               Michele Santulli