martedì 12 dicembre 2017

MARIO FRATTI, FATTITALIANI INTERVISTA IL DRAMMATURGO ITALO-AMERICANO “L’ULTIMO COMUNISTA D’AMERICA”

di Caterina Guttadauro La Brasca. Mario Fratti è un drammaturgo italiano, nato a l’Aquila (Italia) il 5 luglio 1927 (età 90) e vive a New York dal lontano 1963.

Dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere alla Università Ca' Foscari a Venezia, Fratti avvia alla fine degli anni cinquanta una ricca produzione drammatica. È del 1959 il suo primo dramma “Il nastro”, vincitore del premio RAI, che però non fu mai radiotrasmesso. L'autore era arrivato trentenne a scrivere per il teatro, dopo giovanili esperienze poetiche. Scrisse anche un romanzo all'inizio della sua vita letteraria, ambientato nella sua città ed a Venezia nel periodo della dittatura fascista e dopo la Liberazione, mai pubblicato all'epoca, edito nel 2013. Per un incontro a Spoleto con Lee Strasberg appare nella sua vita l’America, la terra in cui è lecito avere un sogno ed è possibile realizzarlo: Rivolge il suo interesse al teatro e la Critica lo accoglie favorevolmente. Inizia così una produzione di lavori, oggi arrivata a più di 100 opere.
Lo aiuta la completa padronanza della lingua inglese e la conoscenza profonda della letteratura americana. Subito insegna a New York nella prestigiosa Columbia University e poi all'Hunter College, dove ha tenuto la docenza fino al 1994.Di Fratti sono state pubblicate nel 2009 due antologie di teatro. Opere sempre teatrali:
Teatro dell'Imprevedibile - 22 Drammi e Satire" (BE@A - enricobernardentertainmentart), in italiano:
"Unpredictable Plays" (edito da New York Theatre Experience, Inc), una raccolta in inglese di 28 opere. Nel settembre 2013 è stato pubblicato l'unico romanzo di Fratti: "Diario proibito", che ha vinto il "Premio Capri Poesia". L'opera, scritta in gioventù, fra il 1948 ed il 1950, quando il drammaturgo era studente all'Università Ca' Foscari di Venezia, è stata da lui fortunosamente ritrovata in una vecchia valigia, le pagine sbiadite e difficilmente leggibili. Una vera scoperta editoriale.
Fratti ha scritto anche commedie e musical. NINE, una sua commedia scritta nel 1981 e liberamente ispirata dal film di Federico Fellini, è diventata un musical d'enorme successo di pubblico e di critica, un vero e proprio fenomeno teatrale con oltre duemila repliche. L'ultima versione, con Antonio Banderas interprete, è rimasta per molti mesi in cartellone al teatro Eugene O' Neil, e poi, a Broadway
Negli USA ci sono state 36 produzioni di Nine; una a Londra, una a Parigi ed una a Tokyo. Molti i riconoscimenti all'autore teatrale, un elenco lunghissimo. Si citano per brevità il premio Selezione O' Neil, il Richard Rodgers, l'Outer Critics, l'Heritage and Culture, l'Otto Drama Desk Awards e ben sette "Tony Award", premio che nel teatro è come l'Oscar per il cinema. Le sue opere, tradotte in 20 lingue, sono state rappresentate in 600 teatri di tutto il mondo; dall'America all'Europa, dalla Russia al Giappone, dal Brasile alla Cina, dal Canada all'Australia. Esse si connotano per l'immediatezza della scrittura teatrale, asciutta e tagliente come la denuncia politica e sociale senza veli che egli vi trasfonde.
Lei è una figura particolare nella Comunità Italiana D’America, è sempre stato molto progressista ed ha una coscienza critica molto radicata. Lei come si definisce?
Scrittore di Sinistra.
A 20 anni scrisse “Diario Proibito” un romanzo con un messaggio letterario feroce che fu respinto per 60 anni, nessuno lo volle pubblicare. Ci dice perché nacque e di cosa parla?
Confessioni intime su crudeltà fasciste.
Il suo sbarco a New York, nel 63 avvenne grazie a Lee Strasberg. Ci racconta come vi siete incontrati?
Al festival di Spoleto dove Diresse “Suicidio”.
Come e perché è avvenuta la sua svolta politica a sinistra? Qualcuno lo definisce l’ultimo comunista d’America.
Sempre stato a sinistra a “Difesa dei diseredati”.
La parola plusvalore, scoperta da lei, suo padre e suo zio, ha improntata tutta la sua vita ad avere certe posizioni.
Importante. Ha influenzato i miei  valori.
Perchè ha deciso di rimanere in America, dove è venuto per una coincidenza?
Molte porte aperte.
Lei ebbe dei grandi Amici. Ha qui in casa sua un pianoforte di Katharine Hepburn che suonava nella sua bella Casa/Museo, è stato amico di Arthur Miller di Lee Strasberg e tanti altri. L’America di oggi è diversa da quella di allora? C’è qualcosa che rimpiange?
No. Futuro positivo come in passato.
Lei in ogni sua opera mette la lotta di classe ed è tra i pochi che lo fanno. Questo ha mai avuto ripercussioni nella sua vita?
Molti mi stimano.
Nine è il suo più grande successo ed ha altre 30 opere che non lo sono: perché secondo lei?
Una opera prevale sempre ed è preferita.
Qual è il suo rapporto con Dio?
Dov’è? Chi è?
In America si passa dalla povertà più aberrante alla ricchezza più sfrenata, perché esiste questo estremismo?
Colpa dell’avidità.
Obama diceva : YOU CAN, TU PUOI . Questa frase ha fatto sognare tanti ragazzi. Lei consiglierebbe ad un giovane di preferire l’America al suo paese? Se sì, perché?
No. Resta nel tuo paese e difendilo.
Perchè parlando dell’America, si parla talvolta di “giungla americana”?
Perché  ci sono sempre conflitti.
Cos’è per lei la Democrazia?
Dovrebbe essere difesa di’ “Demos”, il popolo.
Lei è contento della sua vita, di come ha vissuto? Se tornasse indietro cambierebbe qualcosa?
Non cambierei nulla. Tutto positivo.
Lei dice che è importante accontentarsi di quello che si ha e che si raggiunge col proprio talento. è questa la felicità?
Sì. Sapere di aver fatto il proprio meglio.
Io sostengo che l’America sia una Nazione e non un popolo come tante altre Nazioni perchè non si piange addosso, succede il dramma, come l’11 settembre, si rimbocca le maniche e si riparte. Lei condivide questo mio pensiero?
Sì. Lo condivido.
Sono compiaciuta di averla intervistata, perché Lei è un esempio positivo di un Italiano che ha due Patrie, una rappresenta le sue radici e l’altra il suo vissuto e il suo lavoro, quindi un esempio da divulgare. Lo è perché, come uomo e professionista, è sempre stato coerente, i suoi comportamenti sono stati sempre fedeli a ciò in cui crede, non si è fatto conquistare dal potere del denaro e non ha mai venduto le sue idee a nessun prezzo. Il suo paese d’origine non può non essere fiero di chi lo ha rappresentato con valori così sani e alti. La ringraziamo e le auguriamo di continuare per molti anni ancora a fare quello che lei stesso definisce come “sua attività” e cioè: scrivere, leggere e rappresentare.



Caterina Guttadauro La Brasca