lunedì 11 dicembre 2017

MAFIE del mio STIVALE, Enzo Ciconte a Fattitaliani: oggi comanda la ‘Ndrangheta calabrese. L'intervista

La data precisa della nascita della Mafia non si conosce e addirittura anche gli storici non sono concordi su quale sia. C’è chi la colloca all’Unità d’Italia e altri addirittura nel Cinquecento.

Enzo Ciconte, Docente di Storia delle Mafie italiane presso le Università di Pavia e Roma tre, nel libro MAFIE del mio STIVALE. Storia delle organizzazioni criminali e straniere nel nostro Paese. Manni Editore, un saggio storico ma con una scrittura semplice e coinvolgente, studia il fenomeno mafioso in tutte le sue articolazioni e che forniscono risposte esaustive a vari interrogativi che si sono posti sulla Mafia non solo del nostro stivale ma anche quella europea e quella proveniente da atre parti del mondo come la Cina, l’Albania, la Romania e tante altre. 
Colloca la sua nascita tra il 700 e l’800 quando un’organizzazione criminale, la Camorra, nasce a Napoli e che dopo si chiamerà mafia e si svilupperà in Sicilia e in Calabria. Del resto nel suo precedente libro, Ciconte aveva già fatto un excursus tra Borbonici, patrioti e criminali accomunati dall’uso della violenza che amministravano in maniera diversa ma servendosi di “Homini novi” violenti al soldo della borghesia e paragonabili ai bravi di Don Rodrigo. 
In seguito in Calabria la mafia si trasformò in ‘ndrangheta ed è l’unica presente in tutti e cinque i continenti del Mondo. Con la caduta dei Corleonesi in Sicilia, ci rendiamo conto dei mutamenti che ha avuto la mafia. Mafia, Camorra e ‘ndrangheta hanno molti elementi comuni. In primis i Codici e i rituali che compaiono sin dall’Ottocento. Favole e leggende sono state le basi di un immaginario per i nuovi arrivati che avevano bisogno di sentirsi dire che entravano a far parte di un’Organizzazione rispettata con nobili e prestigiosi Antenati come i Beati Paoli siciliani una sorta di giustizieri che punivano i forti a favore dei deboli. Nobili erano Osso, Matrosso e Carcagnosso, nobili spagnoli. Si entrava nell’organizzazione con un vero e proprio Battesimo ed un giuramento e si diveniva picciotti, una volta entrati non era più possibile uscirne, altrimenti si diveniva infami. Ciconte fa un meraviglioso excursus nelle varie mafie, con linguaggio leggiadro, senza appesantire, quasi come se fosse un romanzo storico e non un saggio. Scrive dei primi processi, di Cosa Nostra Americana, di Salvatore Giuliano e Portella della Ginestra, della Mafia negli anni cinquanta, sessanta e settanta, delle donne nell’Organizzazione Criminale, delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio fino ad arrivare ai giorni nostri con il connubio di Mafia, Potere e Politica. Il lettore è vorace, divora il libro perché è catturato dalla storia e vuole arrivare all’ultima pagina in men che non si dica, quasi come se volesse sconfiggere la Mafia e mettere per sempre la parola Fine a questo triste capitolo della Storia.     

In che periodo è nata la Mafia visto che anche gli storici non sono concordi sulla data? 
Secondo me è il periodo che va dalla fine del settecento agli inizi dell’ottocento in cui viene fuori un’organizzazione che non si chiama ancora Mafia ma Camorra che nasce a Napoli nella città più grande d’Italia in quel momento, anzi la terza città per numero di abitanti dell’Europa. Una grande città urbana del Mezzogiorno d’Italia. Dopo si svilupperà la Mafia il cui nome prenderà il largo al momento dell’Unità d’Italia. Fenomeni che poi avremmo chiamato Mafiosi ci sono sia in Sicilia che in Calabria. So benissimo che il grosso degli studi degli storici collocano al momento dell’Unità d’Italia, la nascita della Mafia. Credo che sia anche un fenomeno del periodo borbonico ed è giusto metterlo n rilievo. 

Com’è possibile che la Mafia faccia Cultura e conquisti accoliti? 

Perché la Mafia contrariamente a quello che si pensa non è solo un fenomeno criminale di banditi, di assassini, di stragisti ma propone una propria Filosofia ed una propria “Cultura”. La chiamo cultura e non una sottocultura per una ragione molto semplice perché la Mafia ha avuto la capacità di mettere insieme gli elementi della cultura nobile e quelli della cultura popolare. Insieme mescolando questi aspetti ha prodotto un originale cultura. 

Quanto è cambiata la Mafia dalle origini ai giorni nostri? 
È cambiata moltissimo, non c’è dubbio alcuno, non è possibile fare un paragone. All’epoca era nel latifondo oggi è nelle città, nelle grandi Capitali europee. All’epoca comandava la Mafia siciliana oggi comanda la ‘Ndrangheta calabrese. La Camorra ha avuto elementi alternanti, forti nell’Ottocento e meno forti nel Novecento quando risorge dopo il terremoto dell’Irpinia quindi abbiamo una grande trasformazione delle Mafie italiane. Se noi pensiamo che solo venticinque anni fa la Mafia siciliana era all’apice con le stragi di Falcone e Borsellino ed oggi i Corleonesi sono una Mafia che non esiste più, ci rendiamo conto dei mutamenti che ha avuto la Mafia nel corso del tempo. 
Hai parlato della Mafia europea ci spieghi come hanno preso piede in Italia le altre Mafie straniere?  

La Mafia straniera è frutto dell’evoluzione degli ultimi anni che ha investito non solo l’Italia ma anche il mondo. Loro vengono qui in Italia perché si trovano bene, possono fare attività economiche e gestiscono le donne nella prostituzione o meglio nella vendita del proprio corpo, cosa che gli italiani non fanno ma convivono con gli italiani con i quali scambiano merci, cioè armi e droga. 

È più storia criminale o storia del Potere? 

È storia del Potere. La storia del Potere è sempre stata del Potere, naturalmente declinato nel modo più selvaggio e possibile che è quello della violenza. 

Riusciremo mai a sconfiggerla? 
Penso di sì. Basta guardare il fatto che venticinque anni fa, Cosa nostra era all’apice e adesso non c’è più e quindi ci sono buone speranze.
Elisabetta Ruffolo
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