sabato 9 dicembre 2017

Libri, "L’Ala di Berardi. Storia di un grattacielo mai costruito": un pezzo di storia italiana riletto attraverso un progetto visionario degli anni Sessanta. La recensione di Fattitaliani

Sono gli anni del boom economico e della guerra fredda, gli anni in cui territori di secolare tradizione agricola diventano industriali, gli anni in cui impegnati fogli studenteschi invitano i giovani a manifestare contro gli adulti e contro il modello capitalistico.
Sono anche gli anni in cui una generazione di adulti stava amministrando quella realtà aperta al progresso e allo sviluppo per uscire dalle distruzioni e dalle ferite profonde lasciate della guerra che, nata come guerra mondiale, in Italia si era trasmutata in una tragica combinazione di guerra di liberazione nazionale, di guerra civile e di guerra di classe.

          Nel 1966 l’ingegnere di Lugo (Ravenna) Eugenio Berardi, pioniere del grattacielo balneare in Italia, decise di investire le proprie risorse di imprenditore e progettista in un’opera che per dimensioni, carattere innovativo e potenziale richiamo turistico, avrebbe certamente superato le sue due prime torri di Milano Marittima e Cesenatico. Il libro L’Ala di Berardi. Storia di un grattacielo mai costruito a Lido Adriano (Edizioni del Girasole) ripercorre la cronaca di un edificio visionario che divise la politica ravennate proprio alla vigilia del Sessantotto, anticipando a livello locale le future tensioni nazionali, richiamando l’attenzione sulle conseguenze dello sviluppo economico all’epoca del boom, sul tema dell’urbanizzazione delle coste italiane e sulle trasformazioni dei rapporti tra partiti politici ed ideologie. Quel grattacielo doveva essere l’edificio principale di un complesso edilizio d’avanguardia, concepito con ristorante, negozi, campi da gioco, accesso diretto (ed esclusivo) alla spiaggia: 41 piani, 120 metri di altezza, 4 ascensori, una terrazza belvedere con una fascia perimetrale illuminata di notte e un impianto di risalita per il collegamento tra la cima della torre e il molo della nuova darsena. Un programma funzionale, e un nome – Ala, per l’appunto – di grande respiro che si candidava a diventare l’elemento iconico dominante di una località allora ancora tutta da costruire, Lido Adriano, un nuovo ed elegante quartiere sul mare di Ravenna, che però proprio in quegli anni diventerà invece uno dei tanti esempi del disordine urbanistico italiano, privo tra l’altro di quel grattacielo che non verrà mai costruito.
                 Indagare su qualcosa che poteva e doveva essere realizzata ma che alla fine scomparve dall’agenda di quegli anni è l’obiettivo di questo libro. Per riportare alla luce questa storia paradossale è stato necessario consultare gli archivi, i testimoni diretti, le riviste d’epoca che dettavano le linee del dibattito architettonico e politico, trovando in moltissimi casi dei vuoti dovuti al tempo trascorso e alla mancata conseguenza tra il progetto e quell’opera che non sarà mai compiuta. È stata, pertanto, una ricerca avventurosa che ha messo insieme tre diversissime esperienze: Saturno Carnoli (curatore del volume e protagonista diretto - insieme ad Elios Andreini - della vicenda politica che accompagnò il progetto di Berardi), Cesare Albertano (che ha curato la parte politica) e Domenico Mollura (che ha curato la parte architettonica), entrambi “estranei”, per origini (rispettivamente piemontesi e siciliane) e per dati anagrafici, a quelle vicende.
                  Il libro narra «la storia di una dialettica politica lacerante e distruttiva, la storia degli errori che la lettura ideologica della realtà sempre porta con sé, la dimostrazione – spiega Albertano – che chi vive l'attimo storico contingente non può mai avere la visuale di chi vedrà quegli accadimenti nella loro compiutezza e, pertanto, è destinato a sbagliare e a non capire cosa gli stia succedendo. Proprio in questi aspetti mi ha coinvolto questa narrazione: poter descrivere l’arrivo della temperie del Sessantotto non con enfasi commemorativa ma con uno sguardo che potesse far emergere lo scontro generazionale, la fatica del vivere, le illusioni e le delusioni, le inadeguatezze, gli errori, la casualità degli accadimenti, l'improvvisa impennata dei destini».
         L’affaire Lido Adriano mise in fibrillazione i già difficili rapporti tra i partiti di governo di quegli anni (in particolare l’asse DC, PSI, PRI, PSDI, PLI) e l’opposizione del Partito Comunista in un territorio che manteneva ancora viva nella propria memoria storica i fatti degli ultimi decenni, segnati dall’esperienza fascista e da quella resistenziale. In quel biennio 1966-67 la rottura causata dalle diverse posizioni assunte nel PCI ravennate, sia sul tema delle speculazioni edilizie sia sul progetto di Berardi, determinò rilevanti conseguenze: «Ha anticipato - racconta Carnoli, all’epoca un giovane universitario contrario alla cementificazione della costa - un diverso modo di fare politica che diventerà prassi normale l’anno dopo (1968), ha introdotto un più agguerrito spirito critico per vivere la lotta politica come forma collettiva di creatività e progettualità sociale. Non credo - prosegue - che la nostra lotta contro il grattacielo di Berardi sia stata determinante a impedirne la realizzazione, né penso che la sua realizzazione avrebbe veramente cambiato il destino di Lido Adriano. Sicuramente ritengo che allora non valutammo per nulla il valore complessivo dell’opera soprattutto dal punto di vista tecnico ed estetico, prigionieri forse del pregiudizio antiborghese in materia di sviluppo capitalistico e infastiditi dalla doppiezza del partito a difesa degli interessi delle cooperative».
      Per non ridurre la ricerca alla sola ricostruzione storico-politica dei fatti, il libro offre nella sua seconda parte anche un’ampia ricostruzione del progetto, entrando nei dettagli tecnici e nello stile inconfondibile della creatività e della visionarietà di Berardi: «Vale sempre  la pena affrontare uno studio sulla tipologia del grattacielo - ribadisce Mollura - inteso come sfida ingegneristica e richiamo alla modernità, ancor di più se si inserisce questo studio nell’ottica dei progetti che attendevano le città italiane negli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo di fronte allo scenario della ricostruzione sociale, politica, economica e urbana dell’Italia repubblicana. La volontà di ripensare la città italiana secondo criteri estensivi, finalizzati alla distribuzione dell’urbanizzazione sul territorio sia in senso orizzontale che verticale, rappresentò un’esigenza allora inderogabile, ma non sempre i piani urbanistici e le volontà politiche seppero sorreggerla e guidarla con lungimiranza». 

            Ricostruire le vicende del progetto Ala, inedito e irrealizzato,  non è stato semplice, ma i protagonisti di quegli anni, l’edifico e soprattutto il suo geniale progettista, meritavano che quella storia fosse riscoperta e raccontata. Con questo volume, pubblicato a cinquant’anni dall’inizio della edificazione di Lido Adriano e a quarant’anni dalla morte di Eugenio Berardi, gli autori hanno tentato di far un luce su un caso dai risvolti oscuri. Un’unica certezza: il grattacielo Ala non è stato mai costruito, la sua forza simbolica non ha mai preso il volo: è rimasta nella nebbia, la stessa nebbia nella quale doveva essere avvolto quel gigante in inverno, come lo aveva immaginato Berardi, al servizio del tempo libero, per la felicità dei turisti estivi e dei residenti, proteso verso l’Europa e verso il futuro.
Scheda
L'ala di Berardi. Storia di un grattacielo mai costruito a Lido Adriano
Domenico Mollura - Cesare Albertano - Saturno Carnoli
Edizioni del Girasole
Ravenna, 2017; br., pp. 224, ill. b/n e col., cm 17x24.
(Girasole Storia).
collana: Girasole Storia
Lunedì 11 dicembre 2017 alle ore 17.30 presso la Libreria Feltrinelli di Ravenna in via Diaz 14, l'Onorevole Elios ANDREINI presenta il libro "L'Ala di Berardi. Storia di un grattacielo mai nato a Lido Adriano", curato dal Professor Saturno CARNOLI con testi del Professor Cesare ALBERTANO per la parte storica e dell'Architetto Domenico MOLLURA per la parte urbanistica.